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Il Sud arranca anche nei consumi, perché?

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Il Sud arranca anche nei consumi, perché?

Salvo Fleres  |
mercoledì 03 Agosto 2022 - 09:08

Tra Nord e Sud, esiste un divario di circa 720 euro nella spesa media per consumi

Secondo le statistiche ufficiali, la spesa media per consumi delle famiglie italiane è stimata in 2.437 euro, vale a dire circa il 4,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2020. Il dato è particolarmente importante, ma non è questo il tema.

Ancora una volta, infatti, tra Nord e Sud, esiste un divario di circa 720 euro, a conferma del differente tenore di vita esistente tra le due aree del Paese.
E neanche questa è la problematica più importante, poiché la vera questione è che nelle famiglie del Nord, ogni mese, si incassano almeno due redditi, talvolta di più, mentre in quelle del Sud è già tanto che ne arrivi uno soltanto, dato che l’indice di disoccupazione nel Mezzogiorno è pari a circa il doppio di quello che si registra al Nord.

Il vero problema del nostro Paese, infatti, è la profonda differenza esistente tra le condizioni occupazionali ed economiche esistenti nelle aree forti e quelle presenti in quelle deboli.
Se non si indaga rispetto a questo elemento non sarà affatto facile comprendere i motivi di una tale differenza che ha ragioni molto antiche e profonde.

Forse i meridionali sono dei fannulloni? Non direi proprio, dato che, solo dalla Sicilia, ogni anno partono circa 25/30 mila persone in cerca di lavoro. Dunque il motivo, anzi, i motivi, sono diversi e risiedono nella mancanza di infrastrutture, quindi di occasioni di crescita economica.

Al Sud sono presenti circa la metà delle infrastrutture presenti al Nord. Pensate che ci possano essere imprenditori disponibili ad investire nel Mezzogiorno sapendo di non trovarvi strade, autostrade, ferrovie, porti ed interporti adeguati, sapendo che le reti idriche, elettriche, informatiche sono inadeguate?
La risposta è scontata, pertanto la vera domanda è un’altra: perché i meridionali, nonostante eleggano importanti parlamentari e ministri, non riescono ad organizzare una loro presenza significativa lì dove “si puote ciò che si vuole?”

A questo punto qualcuno potrebbe parlare di inadeguatezza nelle scelte che vengono compiute dai cittadini, altri potrebbero lamentare un contesto in cui la corruzione si coniuga con l’inefficienza, altri ancora potrebbero sforzarsi di cercare ulteriori ragioni, ma nessuno dirà mai la verità.

Il Sud e la Sicilia possono pure sforzarsi di sconfiggere la corruzione, possono riuscire ad eleggere dei veri geni, ma fino a quando i parlamentari che manderemo a Montecitorio, a Palazzo Madama, a Palazzo dei Normanni e persino nell’aula consiliare dell’ultimo comune del Mezzogiorno risponderanno a partiti nazionali diretti da Milano, da Firenze o da Roma, lo spazio per le ragioni del meridione del Paese saranno sempre subordinate alle ragioni delle sue aree più forti. I tentativi di dare vita ad un soggetto politico capace di interpretare le ragioni del Sud, capace di formare, scegliere e controllare i suoi esponenti, affinché rispettino gli impegni programmatici verso il Mezzogiorno, sono stati tanti ma nessuno, nonostante gli sforzi compiuti, è ancora andato a buon fine. I motivi sono tanti, a cominciare dal fatto che la qualità economica degli imprenditori del Meridione, che dovrebbero essere tra i soggetti più interessati ad un simile progetto, non consente loro simili investimenti e, com’è noto, “senza soldi non si canta messa”.

Insomma è il cane che si morde la coda: il Sud non si sviluppa perché nessuno ci scommette e nessuno ci scommette perché non ci sono le condizioni per uno sviluppo adeguato.

In realtà un sistema ci sarebbe, ma presupporrebbe una forte coscienza civica che in atto non sembra vedersi, mentre è sempre più forte il livello di anestetizzazione della popolazione, ormai assuefatta si ad un sistema assistenziale che, quando vuole, ti offre un bicchiere d’acqua, facendoti schiavo, ma che non ti insegna a scavare un pozzo, cosa che ti renderebbe libero.

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