Transizione energetica, le aree industriali siciliane ostacolate dai “no” - QdS

Transizione energetica, le aree industriali siciliane ostacolate dai “no”

redazione

Transizione energetica, le aree industriali siciliane ostacolate dai “no”

Gabriele D'Amico  |
sabato 09 Aprile 2022 - 09:38

Alle Ciminiere di Catania, nell’ambito di “Ecomed-Progetto Comfort”, aziende e istituzioni a confronto sul futuro delle raffinerie

CATANIA – Si è tenuta giovedì scorso a Catania una tavola rotonda per dare voce alle difficoltà delle industrie energetiche siciliane, organizzata nell’ambito di Ecomed-Progetto Comfort, che ha visto come tematica centrale il ruolo delle raffinerie siciliane nella transizione ecologica. A fare gli onori di casa Giuseppe Mancini, professore di Impianti chimici all’Università di Catania, il quale ha subito sottolineato la necessità di un maggior attivismo da parte della comunità scientifica affinché possa dare un suo autorevole contributo al dibattito politico e imprenditoriale.
“Le grandi aree industriali siciliane – ha dichiarato Diego Bivona, presidente Confindustria Siracusa – sono una parte importante dell’economia siciliana: rappresentano oltre il 50% dell’export isolano, il 40% del raffinato italiano e danno lavoro a 15mila famiglie. Numeri che sono in diminuzione anche a causa della mancanza di una politica energetica del nostro Paese”.

Finocchiaro, Confindustria Catania: “Poca attenzione per le industrie siciliane”

A sottolineare questa poca attenzione nei confronti delle industrie siciliane è stato anche Santi Finocchiaro, vicepresidente di Confindustria Catania, secondo cui la colpa della mancanza di sviluppo del settore è tutta del Governo regionale che non ha saputo “trasformare le tante piccole imprese che ci sono in Sicilia in medie imprese e le medie in grandi. I bandi si sono rivelati assurdi: tempi lunghissimi e piccole risorse. I progetti importanti invece sono rimasti quasi tutti fermi”.

Cosa viene chiesto alla politica

Le richieste alla politica sono chiare: “Velocizzare i processi autorizzativi – ha chiosato Bivona – e la revisione del Pnrr per consentire alle aree industriali di essere incentivate a proseguire la fase di decarbonizzazione. Proponiamo di creare un documento da indirizzare al Governo per recuperare il danno arrecato e dare una prospettiva al settore”. La parola è stata data direttamente alle aziende e ai politici ospiti della tavola rotonda che insieme hanno cercato di tracciare la rotta per un cambio di passo, volto alla transizione ecologica, nel settore della raffinazione siciliana.

Ad entrare nel dettaglio dei dati sugli scenari energetici è stato Rosario Pistorio, amministratore delegato di Sonatrach. “Il fabbisogno di energia – ha spiegato – aumenterà e il petrolio costituirà almeno il 25% dell’energia primaria globale, i prodotti petroliferi saranno ancora al 70. In questo scenario i carburanti liquidi rappresentano un’alternativa. Ma se andiamo a guardare il Pnrr, tutta la parte dei combustibili liquidi oggi è fuori. Lo Stato continua a chiedere a un settore in ginocchio 300 milioni di contribuzioni per l’abbassamento delle accise”.

L’allarme lanciato da Pistorio sulla crisi delle raffinerie è stato condiviso da tutti i presenti, tra cui anche Luca Amoruso, direttore generale della Ram. “La crisi delle raffinerie – ha dichiarato – oggi è diventata strutturale. In uno scenario legato ad una competizione con regole diverse all’interno dell’Ue se ne aggiunge un altro: quello delle autorizzazioni ambientali che sono spesso oggetto di ricorsi, i quali portano una serie di problematiche che tolgono energie che andrebbero indirizzate verso la transizione ecologica”.

Entra nel merito delle lungaggini burocratiche e delle opposizioni ideologiche Francesco Farilla, responsabile della centrale A2A di San Filippo del Mela. “Abbiamo presentato diversi progetti tra cui la costruzione di un impianto Forsu per la produzione di biometano, uno per il recupero della plastica e altro. – ha spiegato – A distanza di tre anni abbiamo solo un progetto autorizzato. Occorre una accelerazione”.

Quale futuro per le zone industriali della Sicilia

Per capire quale sia il futuro delle zone industriali della Sicilia, secondo Claudio Geraci, vicedirettore generale della Siab (la più grossa raffineria siciliana), ci si dovrebbe interrogare sul significato della parola transizione: un processo molto confuso che porta da uno stato a un altro. “La capacità che dovremmo avere – chiosa Geraci – è quella di governare questa fase avendo chiara la direzione che vogliamo prendere. Per fare ciò dobbiamo pianificare”. La necessità dell’Italia, secondo Geraci, è quella di avere un mix energetico e non affidarsi solo ad un tipo di energia che sia essa solare o eolica.

“In questi anni – ha aggiunto – si è pensato che la sostenibilità fosse solo ambientale. Ma non è così, la sostenibilità deve essere anche economica e sociale. Con l’attuale approccio alla transizione ecologica le raffinerie non hanno vita”. Fortemente in linea con Geraci è stato anche l’intervento del presidente di Sicindustria Caltanissetta, Gianfranco Caccamo, secondo cui non può esistere una vera transizione ecologica senza i combustibili fossili o il nucleare di ultima generazione.

“La produzione di energia elettrica – ha spiegato – è attualmente di 25 petawat al mondo e il nostro obiettivo è raggiungere equilibrio tra energia rinnovabile e fossile. Ma si trascura il fatto che la richiesta di energia elettrica nel 2030 sarà di 65 petawatt. Se dobbiamo spingere sulla mobilità elettrica questa richiesta si alzerà ancora. Il futuro delle raffinerie è assolutamente florido se riusciamo a chiedere di rivedere il Pnrr in tema energetico”. Un futuro florido che, ha ricordato il segretario regionale della Cisl Cappuccio, deve obbligatoriamente tenere conto dei lavoratori e dell’occupazione. “Il tema dell’industria in Sicilia – ha detto – è un tema che si affronta da vent’anni, ma mai in termini strategici. C’è bisogno di un modello più partecipativo e strutturato che compatti imprese, parti sociali e istituzioni”.

A tutte queste problematiche e incertezze che accomunano il settore delle raffinerie ha cercato di rispondere l’assessore alle Attività produttive della Regione siciliana, Girolamo Turano. “Ci sono delle azioni strategiche – ha detto – che abbiamo portato avanti e oggi vediamo gli impegni che dobbiamo assumerci per farle funzionare. Sei mesi fa, dopo un lavoro di quattro mesi, abbiamo sottoscritto un documento come quello dell’area di crisi complessa di Siracusa e abbiamo alzato la voce. Dopo l’approvazione di quel documento non abbiamo avuto nessuna risposta dal ministero dello Sviluppo economico. Ma quante volte devo essere educato con il ministro Giorgietti? Mercoledì andremo con gli onorevoli Sferra e Cafeo a Roma per chiedere di agire tempestivamente per costruire quella linea che permette un galleggiamento nell’attesa di una ripresa strategica del settore”.
“Il problema di cui parliamo oggi è un problema ampiamente superato: la crisi petrolifera che attraverserà il nostro paese è senza precedenti – ha concluso -. Il presidente Draghi deve dire che le sanzioni alla Russia bloccano il 46% del processo di raffinazione di tutta la Sicilia. E la soluzione è stata individuata prima di agire? Io non voglio fare favori a nessuno, voglio solo garantire una prospettiva”.

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