Trasporti in Sicilia come una sciapa groviera - QdS

Trasporti in Sicilia come una sciapa groviera

redazione

Trasporti in Sicilia come una sciapa groviera

mercoledì 29 Maggio 2019 - 00:05
Trasporti in Sicilia come una sciapa groviera

Illustrato ieri il Libro bianco Cisl sul sistema dei collegamenti. Cappuccio: «Serve una cabina regionale di regia». 12 miliardi di opere da sbloccare, 1900 «punti di criticità» nei viadotti. Gela-Agrigento-Castelvetrano da “incubo”

PALERMO – Sulla rete siciliana dei trasporti pende una spada di Damocle: sono i dodici miliardi di opere da sbloccare che, se non affidate mediante gare nel giro di due anni, svaniranno nel nulla. Con la revoca, per inadempienza o noncuranza, degli stanziamenti di Bruxelles. «Per lo più – segnalano Cisl, Fit e Filca siciliane – buona parte di queste opere sono di competenza di Anas e Rete Ferroviaria Italiana, che hanno fin qui accumulato ritardi che la Sicilia non si può permettere». Anche perché i collegamenti su binario in Sicilia sono lontani anni-luce dallo stato dell’arte del trasporto ferroviario nel nord Europa e all’altro capo del Paese. E quanto al sistema della viabilità, «gran parte delle strade dell’Isola sono state concepite quando i trasporti avvenivano su camion di piccole dimensioni e il traffico era in misura notevolmente inferiore rispetto all’attuale».

Dunque, c’è un problema di manutenzione. Ma ce n’è anche uno, a monte, di «adeguamento e riprogettazione in funzione dei nuovi volumi di traffico». Insomma, la rete delle infrastrutture in Sicilia rimanda all’immagine di una groviera. O anche di una galassia tappezzata di mille buchi neri.

Il tema, è il cuore del libro bianco «Connettere la Sicilia» elaborato dal sindacato guidato nell’Isola da Sebastiano Cappuccio: 234 pagine di dossier che passa ai raggi x lo stato di strade, autostrade, linee ferrate, porti e aeroporti della regione. Mettendo anche in luce, dopo la tragedia del ponte Morandi a Genova, che in Sicilia sono 1900 i «punti di criticità» che pesano sull’incerto stato dei viadotti.

Al riguardo «si è in attesa – si legge nello studio – che l’Anas fornisca l’esito del monitoraggio per gli interventi da eseguire». Così come, afferma Cappuccio, «ci auguriamo che qualcosa prima o poi si muova sul fronte della cosiddetta continuità territoriale tra Sicilia e continente». Il 4 febbraio 2016 il Parlamento europeo, ricordano alla Cisl, votò una risoluzione che riconosceva la condizione di insularità della regione. Una decisione che suscitò entusiasmo. E sembrò aprire la strada all’abbattimento dei costi delle tratte marittime, ferroviarie e aeree e a misure di fiscalità compensativa. Ma «tre anni dopo siamo pressocché dov’eravamo tre anni fa», chiosa il segretario della Cisl Sicilia. «E anche nel Def recentemente approvato dal Parlamento nazionale, sull’insularità non c’è completamente nulla. A dispetto del voto di Bruxelles». È anche per questo, e per avere costantemente il polso della situazione dei trasporti e tenere dritta la barra di un settore che taglia trasversalmente l’economia, che la Cisl Sicilia propone «l’istituzione, a Palazzo d’Orleans, di una cabina di regia interassessoriale, interistituzionale e aperta alle forze sociali». «Pensiamo – rimarca Cappuccio – possa essere uno strumento strategico non solo nella logica della ricognizione. Anche in quella dell’organizzazione. E della programmazione dello sviluppo in rete».

Relativamente ai collegamenti viari, il Libro bianco segnala la «situazione di stallo di molti cantieri, con 268 opere bloccate o in difficoltà a vario titolo, per un valore di 4,7 miliardi». E fa l’elenco di una serie di opere per la cui realizzazione sarebbe «necessario e non più derogabile» un colpo d’acceleratore: dall’anello autostradale Gela-Agrigento-Castelvetrano per il quale «si sta avviando solo ora con colpevole ritardo» la progettazione di fattibilità tecnica ed economica, ad alcuni assi fondamentali come la Agrigento-Caltanissetta e la Palermo-Agrigento «per il cui completamento mancano lavori per 200 milioni complessivi oltre alla ricerca di soluzioni adeguate per pagare fornitori e creditori dell’impresa in crisi».

Ma il dossier fa luce anche sul caso della superstrada Ragusa-Catania che dovrebbe già essere in attività, in teoria, grazie a un project financing tra Sarc srl (55%), Anas (18%) e Regione (27%). La telenovela lunga un paio di decenni e che avrebbe potuto far leva su risorse per più di 800 milioni, non è però ancora arrivata al capolinea. Per il Cipe, se per un verso l’opera ha rilevanza strategica, per un altro poggia su un piano economico-finanziario di dubbia sostenibilità. Così questa interminabuile vicenda, rimarcano alla Cisl, «rischia di scivolare alle calende greche».

Riguardo poi ai collegamenti autostradali, il dossier rileva che l’attuale sistema di autostrade in Sicilia «è gestito da due enti (il Cas e l’Anas) ed è interamente a due corsie».

L’anomalia del Cas. E a proposito di Cas, per Cisl, Fit e Filca regionali, la vicenda del Consorzio per le Autostrade Siciliane è assai singolare, per dirla così. Perché il Cas è un ente pubblico non economico che produce ricchezza grazie agli incassi dei pedaggi che riscuote per i 222 chilometri di autostrade che tiene in portafoglio. Ma chiude da sempre in passivo i propri bilanci né riesce a destinare risorse alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle arterie autostradali che formalmente cura. Così quegli assi «versano in condizione di abbandono con evidente pregiudizio per la sicurezza degli utenti».

Per Cisl, Fit e Filca siciliane, è un’infrastruttura ferroviaria e stradale «la cui realizzazione sarebbe utile e necessaria». Oltretutto, darebbe un senso anche alle politiche di continuità territoriale. «È stato inopportuno e sconsiderato nel 2013 – puntualizza il libro bianco – far decadere il contratto con l’Ati Eurolink aggiudicatrice dell’appalto per la realizzazione dell’opera, a fronte di una ingente penale». Una scelta con strascichi onerosissimi, che arrivano fino a noi. È recente infatti la notizia del ricorso contro la decisione del Tribunale, per un maxi-indennizzo di 700 milioni. Una montagna di soldi che rischiano di finire letteralmente a mare. Buttati via «a dispetto della fame della regione, di collegamenti e sviluppo, che meriterebbe ben altra sorte».

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