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Trent’anni dopo

Giovanni Pizzo  |
domenica 22 Maggio 2022 - 10:26

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno combattuto l’organizzazione criminale Cosa Nostra. L’hanno combattuta con il senso dello Stato. Loro, e ribadisco Loro, erano uomini di Stato

Erano in quattro Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Antonino Caponnetto come nel romanzo di Alexandre Dumas, quattro moschettieri al servizio dello Stato. Ora non ci sono più. Solo uno di loro è morto di morte naturale, gli altri sono stati ammazzati in maniera efferata, distruttiva, eclatante. Vennero compiute delle stragi innescando esplosivi che dilaniarono le loro carni e quelle di chi li proteggeva.

Dilaniarono anche le nostre coscienze? Cosa rimane in noi trent’anni dopo?

Un sondaggio della Ipsos per la Fondazione Falcone ci rivela alcune cose. Intanto che la percezione degli italiani è che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano soli, abbandonati da colleghi e politici. Sulla società civile gli italiani tentano di autoassolversi, ma questo è un classico italiano. È più facile attaccare una casta meno se stessi. La cosa sorprendente dopo trent’anni, dopo la sconfitta dell’ala militare di Cosa Nostra, è che per 4 italiani su dieci i giovani continuino ad essere influenzati dal fenomeno mafioso. La mafia è di “moda”, di tendenza, come fosse la Ferragni o un’altra influencer. Lo pensano più i giovani che gli anziani. Questo forse perché cercano un archetipo ritenuto da loro forte, simbologico, circondati da archetipi più deboli o distratti.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno combattuto l’organizzazione criminale Cosa Nostra. L’hanno combattuta con il senso dello Stato. Loro, e ribadisco Loro, erano uomini di Stato.

In particolare Giovanni Falcone era non solo un Uomo, in tutti i sensi avrebbe detto Sciascia, di Stato ma era un grande professionista del diritto applicato nella società. Sapeva cosa e come cercare, aveva degli obbiettivi precisi, ed era profondamente analitico e dotato di una forza ed un carisma travolgente. Uomini così attirano, affascinano ma sono destinati a vivere una profonda solitudine interiore. Poi c’era una pelosa solitudine indotta e prodotta dal mondo palermitano esterno. Da chi era infastidito e da chi lo invidiava, e l’invidia è la prima tragedia dell’isola, forse più pervasiva della Mafia. Falcone comunque era concentrato a battere l’organizzazione criminale. Doveva sconfiggerla, doveva impoverirla, strozzarla, togliergli il respiro. E lo ha fatto.

E lo Stato in questi trent’anni ha fatto la sua parte amministrativa, sociale, culturale, pedagogica? Quello che c’è scritto nero su bianco sulla Costituzione su cui aveva giurato Falcone.

Il sondaggio non ci restituisce questa sensazione. Palermo dopo Giovanni Falcone, che ha innescato la reazione dello Stato è migliorata? I diritti dei cittadini sono aumentati? I privilegi sono diminuiti, i soprusi sono scomparsi, la coscienza civile è aumentata? La comunità palermitana è meno assistenziale, più autonoma, più consapevole? Perché sono queste le cose che fanno prosperare la mentalità mafiosa. Cosa Nostra si è spenta in molte sue capacità. La prima quella militare. Mai così pochi morti per mafia forse da quando è nata. La seconda la capacità economica. È indubbio che avendo sbagliato prodotto, l’eroina si vende pochissimo, è stata soppiantata da prodotti gestiti da altre organizzazioni. E la droga era nettamente il suo introito maggiore. Quello che permetteva di mantenere un esercito di affiliati.

Ma sul piano culturale, sociale, economico, lo Stato ha raggiunto i risultati che non erano compito di Giovanni Falcone, ma delle altri parti dello Stato?

Io non so se quando ero ragazzo, e Falcone, rientrato a Palermo da Trapani, operava con forza il suo lavoro, i giovani, i miei compagni di scuola fossero in parte affascinati o influenzati dalla mafia. Io ritengo, almeno per quanto ho vissuto io di no. Ma c’era meno percezione, erano gli anni 70, c’era il fenomeno eclatante del terrorismo, c’era una coscienza politica e civile differente. O forse c’era solo più silenzio e meno capacità di esprimersi. Poi arrivarono gli anni di piombo palermitani, gli anni 80 e 90, arrivò il tritolo, e me lo ricordo bene, personalmente, abitando nel palazzo di Rocco Chinnici, amico di famiglia. Una persona Integra disintegrata.

Oggi invece i ragazzi, abituati a comunicare molto, soprattutto in termini quantitativi, non hanno remore a dichiarare quello che è emerso dal sondaggio. Questo ci fa capire che Giovanni Falcone ha vinto la sua battaglia ma la società italiana, lo Stato non ha ancora vinto la sua. A Palermo qualcosa è cambiato ma non troppo.

Così è se vi pare.

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