Un italiano su due conosce nozioni base di finanza. E in Sicilia? - QdS

Un italiano su due conosce nozioni base di finanza. E in Sicilia?

Patrizia Penna

Un italiano su due conosce nozioni base di finanza. E in Sicilia?

mercoledì 12 Gennaio 2022 - 06:30

È quanto emerge dal VII Rapporto 2021 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane. Soprattutto nelle fasce di età più elevate e in quelle di basso reddito o disoccupati

ROMA – L’Italia sconta una carenza atavica in materia di finanza ma il livello di conoscenze finanziarie continua lentamente a crescere: nel 2021 gli indicatori di conoscenza sono aumentati di tre punti percentuali rispetto al 2019. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane.

La quota di risposte corrette rilevate dall’Autorità, con riferimento a cinque nozioni di base (relazione rischio rendimento, tasso di interesse composto, inflazione, mutuo, diversificazione del rischio) si attesta in media attorno al 50%, dato che però scende al 40% se si escludono quelle potenzialmente casuali.

Secondo quanto reso noto dalla Consob, comunque, più della metà dei partecipanti all’indagine, soprattutto giovani e individui con un alto livello di conoscenze finanziarie di base, in occasione di scelte finanziarie importanti approfondirebbe temi potenzialmente utili. Di questi, un terzo si rivolgerebbe al proprio intermediario o consulente finanziario, mentre poco più del 20% preferirebbe documentarsi su siti istituzionali (come quelli di Consob e Banca d’Italia) oppure attraverso media specializzati.

“La difficoltà ad autovalutare correttamente le proprie conoscenze – si legge nel Rapporto – è più frequente tra le fasce di età più elevate, i residenti nel Sud Italia e gli individui a basso reddito o disoccupati”.
La partecipazione ai mercati finanziari degli italiani continua a crescere: nel 2021 la quota di investitori risulta pari al 34% dei decisori finanziari a fronte del 30% nel 2019. Le attività più diffuse rimangono i certificati di deposito e i buoni fruttiferi postali (posseduti dal 43% delle famiglie), seguiti dai titoli di Stato italiani (25%) e dai fondi comuni di investimento (24%).

Gli investitori entrati nel mercato finanziario nel 2020 e nel 2021, spiega il documento, “presentano più di frequente un livello di alfabetizzazione finanziaria e di competenze digitali inferiori rispetto a quelle degli investitori di più lunga data, mentre sono meno propensi alla pianificazione finanziaria e alla gestione del budget e dichiarano più frequentemente condizioni di fragilità finanziaria”.

Nel 2021, inoltre, è aumentata la quota di investitori che si affida a un professionista (28% a fronte del 17% nel 2019), sebbene l’informal advice rimanga lo stile più diffuso (37%). I nuovi assistiti, emerge dal rapporto, “si caratterizzano in media per un livello più basso di alfabetizzazione, sebbene dotati di competenze digitali lievemente superiori a quelle dei panel advisees”.

Nel contesto domestico, spiega poi la Consob, rimane ancora marginale la partecipazione a web communities riferite a finanza e investimenti: solo il 6% degli investitori afferma di essere membro di web communities finanziarie, mentre il 25% non ne fa parte pur avendone sentito parlare e il 69% non le conosce. L’interesse a partecipare una financial community, manifestato dal 16% degli investitori, si associa negativamente al livello di conoscenze finanziarie e viene espresso più frequentemente dagli individui finanziariamente più vulnerabili.

Il 52% degli italiani si dichiara soddisfatto della propria situazione finanziaria attuale, in linea con il 2020 e in alcuni casi perché prevale l’ottimismo (15%). Il 38% percepisce di essere finanziariamente auto-efficace, in calo sul 2019, ma oltre il 70% trova difficile rispettare i propri obiettivi quando sopraggiungono spese inattese.

La crisi sanitaria si è riflessa sulla capacità delle famiglie di accantonare risorse. Circa il 27% degli italiani segnala una riduzione del reddito familiare (temporanea o permanente), il 39% fatica a far fronte alle spese fisse e ricorrenti (cosiddette famiglie fragili) mentre il 28% dichiara di non essere in grado di gestire una spesa imprevista di 1.000 euro. Infine il 32% riferisce di aver sperimentato una diminuzione della propria ricchezza.

A prescindere dall’impatto sulla ricchezza accantonata, a seguito della crisi le scelte di risparmio risultano associate soprattutto alla riduzione delle spese (in particolare tra coloro che hanno registrato un incremento nel livello dei risparmi). Alla luce dell’attuale contesto economico, spiega ancora il rapporto dell’autorità, oltre il 36% degli intervistati non sa come impiegare le proprie disponibilità; tra i restanti, il 19% indica una preferenza verso la liquidità, il 17% verso l’investimento immobiliare e l’11% verso l’investimento finanziario.

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