Capo Peloro: inquinamento difficile da gestire - QdS

Capo Peloro: inquinamento difficile da gestire

Orazio Ragusa Sturniolo

Capo Peloro: inquinamento difficile da gestire

giovedì 16 Aprile 2009 - 00:00

Ambiente. L’inquinamento difficile da contenere.
Gli  interventi. L’ente gestore sta provvedendo a riqualificare la riserva con bonifiche e sanificazioni effettuate anche con la consulenza di aziende specializzate in questo settore.
Le anomalie. La fuoriuscite di acque nere da un canale di scarico destinato alle acque bianche, dovuta a condotte non autorizzate, ha mandato in tilt il sistema, creando numerosi disagi.

MESSINA – Il Regolamento recante le modalità d’uso ed i divieti vigenti nella riserva naturale orientata di Capo Peloro delinea le attività antropiche compatibili con la zona protetta gestita dalla Provincia sulla scorta del Decreto assessoriale 437/44 del 21/06/2001. Nelle scorse inchieste pubblicate sulle pagine del Quotidiano di Sicilia abbiamo documentato i diversi lati oscuri che contraddistinguono l’area, che non riflettono le aspettative emerse attraverso il Regolamento. Nell’ultimo periodo, però, si è verificata un’inversione di tendenza.

L’ente gestore, infatti, ha predisposto importanti interventi di riqualificazione della Riserva, area di interesse etno-antropologico: “In sinergia con le istituzioni competenti – afferma Enrico Ferrara, presidente della VI circoscrizione – stiamo provvedendo alla realizzazione di un piano spiagge, anch’esse parte della riserva, e abbiamo ritenuto opportuno paventare una regolamentazione delle aree destinate alla mitilicultura, per ridurre il numero di pescatori che esercitano abusivamente la loro professione”. Inoltre, per far fronte alle frequenti mareggiate che investono strade ed abitazioni, verranno investiti dalla Regione ben 500 mila euro per collocare dei frangiflutti: “Alcuni abitanti – ha ammesso Ferrara – hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica per denunciare lo stato di pericolosità che riguarda alcune strutture vicine al mare. L’investimento ridurrà i disagi ai residenti”.
Oltre agli interventi di derattizzazione e potatura delle palme, la riqualificazione della riserva prevede una pulitura straordinaria effettuata in collaborazione con Biosphera, azienda che fornisce assistenza e consulenza nel settore della sanificazione ambientale e del controllo degli infestanti.

Per quanto riguarda la nostra denuncia circa la fuoriuscita di acque nere lungo la Riserva, abbiamo ricevuto la testimonianza di un residente, secondo il quale si verificherebbero di tanto in tanto degli sversamenti di liquami lungo il canale Faro: “Già lo scorso anno, avevamo avvertito cattivo odore proveniente dal canale ed abbiamo sollecitato i tecnici del Comune ad intervenire”. Questi avrebbero accertato che la fuoriuscita di acque nere da un canale di scarico delle acque bianche sarebbe determinata da alcuni allacci abusivi alla fognatura che avrebbero mandato in tilt il sistema, creando disagi soprattutto durante il periodo estivo, con l’arrivo delle zanzare.

Lo sversamento di acque nere, dunque, non sarebbe legato al cattivo funzionamento delle pompe di sollevamento.
Questa tesi viene confermata dall’ing. Giacomo D’Arrigo, responsabile telecontrollo dell’Amam: “Il sistema di controllo delle acque e delle pompe di sollevamento è computerizzato e ci permette di rilevare in tempo reale eventuali sversamenti di acque nere”. “Ogni singolo impianto – prosegue il funzionario dell’Amam – è provvisto di un rilevatore di livello, tarato 15-20 cm sotto lo sfioro. Qualora le acque superassero questa soglia, avremmo il tempo per far fronte allo sversamento di liquami”. D’Arrigo, oltre a confermare l’esistenza di allacci abusivi alla rete fognaria, ha ammesso che il cattivo funzionamento delle pompe potrebbe concretizzarsi in un solo caso: qualora si verificassero piogge di una certa intensità, infatti, l’impianto potrebbe andare in tilt.

L’art. 10, co. 3, del Regolamento della Riserva “Capo Peloro” prevede che l’accertamento e la contestazione delle violazioni comportino la cessazione dell’attività vietata e, soprattutto, il ripristino delle condizioni originarie. Gli allacci abusivi, secondo i residenti intervistati, rappresentano una violazione alle norme dirette alla tutela della riserva e del suo habitat naturale.

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