Trasferire in Regione l’organizzazione della Gdf - QdS

Trasferire in Regione l’organizzazione della Gdf

Carlo Alberto Tregua

Trasferire in Regione l’organizzazione della Gdf

mercoledì 16 Giugno 2010 - 00:00

Selezionare i precari per le Forze dell’Ordine

Alcuni esempi di inefficienze che creano danno ai cittadini. Le leggi regionali per l’assunzione nelle imprese, rimaste lettera morta. Svariati miliardi dei fondi europei degli anni 2007/08/09 non ancora spesi, cui si aggiungono altre risorse statali e regionali non spese. Procedure informatizzate bloccate, per cui ancora negli assessorati circolano carte anziché files. Carichi di lavoro inesistenti, con la conseguenza che nessuno è responsabile di ciò che deve fare. Dirigenti che prendono i premi anche quando non hanno combinato nulla. Dipendenti che vanno in pensione con 25 anni di attività anziché con la stessa attività dei loro colleghi statali. Opacità di tutte le attività per impedire ai cittadini di guardare dentro il palazzo. Il lungo elenco potrebbe continuare.
Tutto quanto descritto si può riassumere in un’unica parola: disorganizzazione. Questa è il cancro della Sicilia, perché quando la macchina è inceppata qualunque buona legge o qualunque buona iniziativa assessoriale (e ce ne sono tante) si imbuca in un binario morto.

Vi è un gran numero di precari, 22.500 nei Comuni, 10 mila formatori, 6 mila nella Regione, 28 mila forestali, 10 mila di astruse sigle diverse e via contando. La Regione dovrebbe pagare tutti costoro con i nostri soldi, spendendo forse un miliardo di euro, una cifra enorme che non ha e che tiene in ginocchio e prostra l’economia siciliana. Lo sbocco è nelle attività produttive e nella costruzione di infrastrutture, ma di questo abbiamo già scritto e ci torneremo.
Piuttosto, vi sono assunzioni previste nelle Forze dell’Ordine e nell’Esercito. Ai precari siciliani si dovrebbe consigliare di partecipare a quelle selezioni e, se dimostrano di possedere i requisiti, potrebbero trovare una collocazione e una soddisfazione per le loro aspirazioni.
Ci dispiace ricevere decine di email di insulti da parte di molti di loro che si sentono offesi dalla nostra semplice enunciazione dei fatti. Si badi, costoro non argomentano, perché non hanno argomentazioni. Sarebbe invece bene che aprissero gli occhi su una realtà amara e sull’imbroglio causato dal ceto politico.

Come fare acquisire efficienza alla pubblica amministrazione regionale e ai Comuni? Basterebbe che tali istituzioni si appropriassero di modelli organizzativi che già esistono in altre branche della pubblica amministrazione e li facessero propri, perché funzionano.
Ci riferiamo, per esempio, alla Guardia di Finanza e alle diverse Agenzie dello Stato. Dai forum con i vertici, che abbiamo via via pubblicato, e dalle nostre inchieste, abbiamo dedotto come ognuno dei preposti ai servizi abbia un compito specifico e un obiettivo da raggiungere. Compito e obiettivo che vengono controllati puntualmente, per verificare se ciascun addetto fa il proprio dovere e il proprio lavoro. Proprio la comparazione fra il carico di lavoro e il suo effettivo svolgimento è la chiave che spiega l’efficienza degli organismi prima indicati.
Non si vede perché Regione e Comuni non debbano chiedere aiuto a Guardia di Finanza e Agenzie statali per mutuarne l’organizzazione.

Sarà perché qualche decennio di insegnamento di organizzazione ha creato in me una sorta di indicazione costante nel rilevare le inefficienze di qualunque struttura. O forse quelle inefficienze ci sono veramente. In ogni caso c’è un modo inoppugnabile per misurare se un servizio è ben organizzato oppure no: la soddisfazione dei destinatari. Brunetta ha inventato le tre faccette: una che sorride quando il cittadino-cliente è soddisfatto, una che resta seria quando il servizio è sufficiente e un ghigno di pianto quando è totalmente insoddisfatto.
La customer satisfaction è la misura della soddisfazione dei cittadini per i servizi ricevuti, ma questa innovazione non è messa in atto, mentre dirigenti e dipendenti la vedono come il fumo negli occhi, anche perché sanno che le loro valutazioni, anche ai fini dei compensi economici, sarebbero proporzionate al grado di soddisfacimento che essi danno ai loro cittadini-clienti.
è venuto il tempo di ribaltare la situazione. Chi non è capace di lavorare in modo organizzato e con efficienza deve smetterla di rubare i soldi dei contribuenti. E andarsene a casa. Punto.

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