Antichi mestieri rivivono nelle statuette per una tradizione molto radicata in Sicilia - QdS

Antichi mestieri rivivono nelle statuette per una tradizione molto radicata in Sicilia

Giulia Cosentino

Antichi mestieri rivivono nelle statuette per una tradizione molto radicata in Sicilia

venerdì 16 Dicembre 2011 - 00:00

Tanti e particolari i presepi che si possono ammirare in giro per la nostra regione da quelli fatti in casa a quelli viventi. Il più antico è quello di Custonaci, in provincia di Trapani, all’interno della grotta di Mangiapane

PALERMO – Mancano oramai pochi giorni al Natale e le città si vestono a festa: canti, colori, mercatini, dolci tipici, scambi di auguri e doni, sono solo alcuni dei tanti simboli che fanno rivivere l’atmosfera più bella dell’anno. Diverse le tradizioni, sociali e religiose che in questo periodo si possono riscontrare da paese a paese.
Tra i costumi, le pratiche e i simboli familiari del Natale, i più caratteristici sono: il presepe, l’albero natalizio, la figura di babbo natale, il calendario dell’avvento. Il presepe in particolare, derivato da rappresentazioni medievali che la tradizione fa risalire a San Francesco d’Assisi, è una ricostruzione figurativa della natività di Gesù particolarmente radicata nel nostro Paese.
Se in Italia è più conosciuto il presepe “napoletano” tipico con i suoi pastori in terracotta, non meno significativo è quello siciliano, realizzato con l’aggiunta di prodotti tipici siciliani come rami d’arancio e di mandarino sul quale si utilizzano diversi materiali altrettanto tipici, come la ceramica, il corallo, la madreperla e l’alabastro. C’è chi poi ama dare un tocco di originalità sfruttando la rappresentazione dell’Etna fatta di cartapesta o semplice “carta roccia” che erge tra casette, grotte e capanne.
Tanti e particolari quindi i presepi che si possono ammirare nella nostra regione: da quelli tradizionali e “fatti in casa” che si tramandano da generazione in generazione a quelli “viventi”, dove gli abitanti accompagnati da canti e suono di zampogne, inscenano antichi mestieri. Il più antico di questi è quello di Custonaci, in provincia di Trapani, all’interno della grotta di Mangiapane. A Longi, in provincia di Messina, i presepi sono accompagnati da canti dialettali natalizi o da suoni di strumenti antichi come la zampogna “a chiave” utilizzata a Monreale, o quella “a paio” suonata a Licata.
è ad Erice invece che l’antica arte dei suonatori coinvolge zampognari di tutta Italia nel corso della manifestazione “la Zampogna d’Oro”. Nel paese della ceramica, Caltagirone, i presepi vengono realizzati tenendo conto dell’attività artigianale locale. Diverse le rappresentazioni di “bambinelli”, modellati da antichi “santari” e “pasturari”, costituiti da cera e scafferate (riproduzioni sulla natività) esposti tutto l’anno sui vetri di chiese o cripte. Pregiati quelli di Noto nella cripta dei Cappuccini e sulla scala di Santa Maria del Monte e quello di Ispica nella Chiesa della Santissima Annunziata.
A Catania esiste un presepe i cui personaggi sono realizzati con una “pastiglia” particolare e rivestiti di pittura resinosa; mentre ad Acireale, suggestivo è il presepe settecentesco costituito da una trentina di personaggi di grandezza naturale posti dentro una grotta lavica.
Alla classicità a volte si accosta anche la modernità. È il caso della mostra dei presepi artistici e delle sculture di Santo Paolo Guccione di Recalmuto, in provincia di Agrigento, in cui la natività si lega ai classici greci e ai materiali di riciclo, un modo per fondere sacro e profano.
In Sicilia è possibile ammirare la tradizione locale dei presepi fino al 6 gennaio quando le feste si chiudono con la celebrazione dell’Epifania.


Il significato. Il passato di una terra rurale e contadina
PALERMO – In Sicilia, il presepe non sta a simboleggiare la sola rappresentazione della Natività, ma anche il passato di una terra rurale e contadina colma di tradizioni tra antichi mestieri, figure tipiche e luoghi caratteristici. Tra i più suggestivi ricordiamo i presepi di Ispica e Noto che sfruttano l’ambiente rupestre delle cave iblee; quelli cittadini, in quartieri antichi come nel caso di Caltagirone, di Monterosso Almo, di Agira e quelli che sorgono in borghi medievali come a Montalbano Elicona o a Forza D’Agrò. Tra gli antichi personaggi rievocati nei presepi (soprattutto in quelli viventi), oltre al tipico “campagnolu” (contadino), non manca Jnnaru (il vecchietto che si scalda nel fuoco), u “ricuttaru” (il ricottaio), “u firraru” (il fabbro), “u putiaru” (l’oste) e ancora massaie e lavandaie che richiamano gli antichi mestieri dell’artigianato e dei prodotti locali pronti ad offrire al visitatore un piacevole viaggio a ritroso nel tempo, fatto di canti, sapori, gesti e usanze.

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