Controllare il territorio e frenare gli abusi - QdS

Controllare il territorio e frenare gli abusi

Melania Tanteri

Controllare il territorio e frenare gli abusi

venerdì 07 Agosto 2009 - 00:00

Forum con Sebastiano Rampulla, direttore agenzia del Territorio di Catania

Quali sono le funzioni dell’Agenzia del territorio?
“Le funzioni sono quelle tradizionali quindi la gestione del catasto dei terreni e dei fabbricati, la tenuta della pubblicità immobiliare di tutti gli atti, la funzione estimale ereditata dall’ufficio tecnico erariale, in quanto organo tecnico che non agisce con funzioni ispettive”.
Come vengono rilevati dal vostro ufficio gli abusi edilizi e le irregolarità catastali? Svolgete qualche attività di monitoraggio?
“Attualmente siamo stati in grado di individuare quasi tutti i fabbricati mai dichiarati, grazie alle ortofoto di Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, abbiamo potuto individuare molti abusi, le costruzioni mai dichiarate e gli ampliamenti di superficie. Per quanto riguarda il monitoraggio, lo facciamo continuamente. Stiamo inviando lettere ai proprietari e in base alle risposte che riceviamo indirizziamo il lavoro”.
A che punto si è giunti per quanto riguarda il decentramento, di cui lei ci parlò nel febbraio del 2008? Si è completato il processo?
“Il decentramento è in attesa di evoluzione, dal momento che ci sono state alcune condizioni che ne hanno rallentato il percorso. Oltre ad alcuni problemi di natura giuridica: sono cambiati i presupposti da quando è cambiata la legge”.
Qual è l’organizzazione dell’Agenzia a livello territoriale? Quanti sono i comuni sul territorio etneo ad avere uno sportello? E le file si sono ridotte o rappresentano ancora una criticità?
“Sul territorio vi è un ufficio e gli sportelli decentrati, dove vengono svolte le funzioni di visura di terreni e fabbricati. Nella provincia di Catania 28 comuni hanno uno sportello: in tal modo la copertura è dell’ottanta-novanta per cento, sommata ai portali comunali e alle trasmissioni telematiche degli atti. Per quanto riguarda le code, devo ammettere che queste continuano ad esserci e sembra estremamente difficile riuscire ad eliminarle. Il problema principale, infatti, è la persistenza di una cultura che predilige il “contatto umano”; deve ancora avvenire quel cambio generazionale che spinga le persone ad utilizzare i servizi telematici e quindi ad accedere ai vari servizi da casa. Se negli ultimi anni si è assistito ad una “rivoluzione interna” nell’ufficio, dall’altra parte ci si trova un’utenza meno ricettiva ai cambiamenti”.
Quindi è possibile consultare i dati catastali via internet, accedere ai servizi online?
“Certamente. Dal punto di vista informatico e telematico abbiamo una copertura a 360 gradi. Abbiamo introdotto la firma digitale, i tecnici possono trasmettere gli atti a livello telematico e noi fornire risposte nel giro di 24 ore. Sul sito internet dell’Agenzia esistono diverse tipologie di consultazione telematica per ottenere informazioni sugli immobili presenti nella banca dati catastale: si possono consultare le rendite sulla base degli identificativi del bene; si può effettuare una ricerca dei dati per codice fiscale o utilizzare Certitel, un servizio realizzato dall’Agenzia in collaborazione con Poste Italiane che permette di ricevere, a pagamento, i documenti catastali richiesti. E possibile, poi, prenotarsi online”.
E l’informatizzazione non aiuta a smaltire le lunghe file?
“Innanzitutto, l’ufficio è aperto dalle 8,00 alle 13,30, ininterrottamente. L’informatizzazione ha senz’altro snellito le lunghe file, ma purtroppo ancora i professionisti che si rivolgono al nostro ufficio non hanno ancora ben chiaro che devono discutere tutte le pratiche prima che queste vengano presentate e non all’atto della presentazione. In questo modo si allungano i tempi e, soprattutto, molte delle pratiche vengono sospese. Attualmente, infatti, abbiamo un tasso di sospensione del 50 per cento. Il tutto, inoltre, si traduce in perdita di tempo per noi e il mancato raggiungimento degli obiettivi, dal momento che le pratiche sospese non vengono riconosciute come tempo lavorato”.

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