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P.o. Fse 2007-2013: presentare progetti per avere finanziamenti

Antonio Gallitto

P.o. Fse 2007-2013: presentare progetti per avere finanziamenti

mercoledì 19 Agosto 2009 - 00:00

Il bando per interventi formativi finalizzati allo sviluppo dei saperi e delle competenze aziendali. Gli aiuti concessi alla singola realtà non possono superare 200 mila € in tre esercizi

PALERMO – A due anni dall’approvazione del P.o. Fse 2007-2013, il Programma operativo mediante il quale la Regione Siciliana gestisce le risorse del Fondo sociale europeo assegnatele per il periodo 2007-2013, è finalmente iniziata l’emissione dei bandi per la presentazione dei progetti da candidare a finanziamento.
Ci soffermiamo in particolare sull’Avviso n. 8 dell’Assessorato del Lavoro, della Previdenza Sociale, della Formazione Professionale e dell’Emigrazione, per la “formulazione di interventi formativi per lo sviluppo dei saperi e delle competenze” .
Gli interventi proposti sono finalizzati:
– “ad innalzare i tassi di partecipazione al mercato del lavoro delle donne, dei giovani,dei lavoratori in stato di disoccupazione, delle persone prive di saperi e professionalità a rischio di marginalizzazione lavorativa e sociale;
– a sostenere una più rapida transizione dei giovani dagli studi al lavoro;
– a contrastare e prevenire la disoccupazione di lunga durata, con particolare riferimento ai lavoratori espulsi dai processi produttivi e a quelli delle fasce a più alto rischio di esclusione.”
Dunque, il ventaglio di opzioni relative alle tipologie di progetto formativo da presentare è abbastanza ampio e riguarda sia soggetti occupati che non occupati o disoccupati. Vediamo, in rapida sintesi, le sette tipologie di progetto formativo previste dal bando.
1) Interventi formativi monoaziendali, rivolti a dipendenti di una sola impresa, di una durata compresa tra le 24 e le 120 ore, estensibili a 240 se l’intervento formativo è rivolto a dipendenti con età superiore ai 50 anni o con forme contrattuali atipiche. Gli interventi mirano ad accrescere ed innovare il bagaglio di competenze già in possesso dei destinatari favorendo così tanto una loro migliore occupabilità quanto un innalzamento del livello di innovatività delle imprese presso cui essi prestano la loro opera. Le grandi imprese possono accedere esclusivamente a questa tipologia di intervento.
2) Interventi formativi pluriaziendali, rivolti a dipendenti provenienti da più imprese. Le finalità ed destinatari sono i medesimi degli interventi monoaziendali e riguardano ma le imprese beneficiarie sono solo quelle medie, piccole e “micro”: queste ultime possono, peraltro, accedere esclusivamente a tale tipologia di intervento.
3) Interventi formativi, pluriaziendali, di accompagnamento all’outplacement. La durata di questi interventi deve essere compresa tra le 400 e le 600 ore di cui almeno 160 di stage in altre imprese interessate al ricollocamento e 100 finalizzate a sostenere il ri-orientamento e l’outplacement. Gli interventi dovranno essere rivolti a quei lavoratori con i quali l’impresa intenda interrompere il rapporto di lavoro, offrendo ai medesimi la possibilità di ricollocazione in altra impresa. Le imprese devono avere stabilimenti o sedi collocate nel territorio regionale. I proponenti le attività formative di cui alle tipologie appena descritte, devono scegliere, al momento della presentazione della domanda, il regime di aiuto applicabile. In particolare, si può optare per l’applicazione del regime di aiuto alla formazione previsto dagli artt. 38 e 39 del Regolamento di esenzione generale o per l’applicazione del regime previsto dal Regolamento, de minimis. Nel primo caso il contributo potrà essere erogato, per ciascun progetto, secondo le seguenti intensità lorde massime di aiuto, espresse in percentuale dei costi sovvenzionabil e riportate in tabella.
Per la definizione di microimprese, piccole e medie imprese si fa riferimento a quanto stabilito all’allegato 1 al Regolamento di esenzione generale che a sua volta riporta la definizione ai sensi della Raccomandazione della Commissione n.1442 del 6 maggio 2003.
Le intensità di aiuto suddette sono maggiorate di 10 punti percentuali qualora l’operazione sia destinata alla formazione di lavoratori svantaggiati o disabili, quali definiti all’art. 2, paragrafo 1, punti 18), 19) e 20) del Regolamento di esenzione generale ed in ogni caso non possono superare l’80% dei costi ammissibili .
Nel caso della seconda opzione, l’impresa deve con formale assunzione dichiarare che qualsiasi altro aiuto ricevuto a titolo del regime “de minimis” non faccia sì che l’importo complessivo di aiuti concessi a tale titolo al beneficiario stesso ecceda il limite di € 200.000,00 (duecentomila/00) nell’arco di 3 esercizi finanziari.
4) Interventi di acquisizione di competenze rivolte a disoccupati e/o inoccupati della durata di compresa tra un minimo 120 ore e un massimo di 240 ore. L’intervento prevede che gli allievi acquisiscano una dotazione di competenze che integri quelle di cui siano già in possesso oppure riutilizzabili in altri percorsi formativi. Gli interventi dovranno prevalentemente riguardare quelle che vengono definite competenze di base.
5) Interventi formativi di qualifica della durata compreso tra le 400 e le 800 ore di cui almeno il 20% in stage. Gli interventi sono strettamente finalizzati a favorire l’inserimento lavorativo, in particolare dei giovani, anche per coloro che non sono in possesso di un qualifica professionale riconosciuta e spendibile sul mercato del lavoro.
6) Interventi di specializzazione post diploma o post qualifica che prevedano almeno una fase di formazione d’aula di durata non superiore a 300 ore, comprensive della prova finale, ed una fase di tirocinio di massimo 2 mesi per complessive 280 ore. Gli interventi prevedono una acquisizione di competenze specialistiche per i giovani che già possiedono una qualifica professionale.
7) Interventi di formazione permanente iniziale della durata massima di 150 ore finalizzati a sostenere l’acquisizione di saperi e competenze professionali della popolazione siciliana adulta (35 – 64 anni), per rafforzarne i livelli di occupabilità e per sostenerne la “cittadinanza attiva”.

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