Una ricetta per il rilancio economico del Mezzogiorno - QdS

Una ricetta per il rilancio economico del Mezzogiorno

Liliana Rosano

Una ricetta per il rilancio economico del Mezzogiorno

venerdì 15 Febbraio 2013 - 09:00
Una ricetta per il rilancio economico del Mezzogiorno

Tra le proposte avanzate: reddito di cittadinanza e aumento della tassazione sui consumi. Il Documento-Agenda per il Sud sottoscritto da 21 istituti meridionalisti

Reddito di cittadinanza, riforma del Patto di stabilità e aumento della tassazione sui consumi con aumento dell’Iva e patrimoniale in cambio dell’abolizione dell’Irap sulle imprese manifatturiere; interventi specifici di politica industriale contro la desertificazione; riqualificazione urbana, logistica, sfruttamento di energie rinnovabili; rinnovamento classi dirigenti e governance multilivello. Sono le ricette alla base del Documento-Agenda per il Sud, indirizzato alle forze politiche e parlamentari in vista delle elezioni redatto e sottoscritto da 21 Istituti meridionalisti tra i quali anche Fondazione Sicilia, Fondazione Ugo la Malfa e Svimez.
Un invito rivolto in piena campagna elettorale a quanti si propongono al governo del Paese per assumere nei programmi elettorali impegni precisi sul tema del Mezzogiorno, grande assente dal dibattito politico di queste settimane.
La proposta per aumentare la competitività del Sud e valorizzare le risorse parte dall’introduzione del reddito di cittadinanza, una sorta di misura universale di integrazione dei redditi. “La spending review si legge nel documento dovrà, da subito, liberare risorse per far fronte all’emergenza welfare particolare grave al Sud, dove i più a rischio sono coloro che devono ancora entrare sul mercato del lavoro, i lavoratori con contratto precario e a termine e gli occupati in micro imprese. Sono urgenti misure volte a favorire l’inclusione sociale, l’ampliamento delle opportunità, e, in particolare, a porre un argine alla povertà estrema”.
Sì all’aumento dell’Iva, alla patrimoniale in cambio dell’abolizione dell’Irap sulle imprese manifatturiere . Gli Istituti meridionalisti chiedono di allentare i vincoli sulla spesa che bloccano gli interventi degli enti locali ed auspicano una redistribuzione del carico fiscale, con uno spostamento dalla tassazione della produzione a quella del consumo, privilegiando meccanismi come l’Iva, le imposte immobiliari e la patrimoniale sulle grandi fortune. Non poteva mancare l’attenzione alla politica industriale contro la desertificazione.
Serve una politica industriale attiva che punti sull’adeguamento strutturale del sistema produttivo meridionale, anche con interventi volti a rilanciare i poli interessati da crisi aziendali o territoriali. Così come una riqualificazione del modello di specializzazione che sostenga lo sviluppo delle attività a più alta produttività, l’innalzamento delle dimensioni medie d’impresa, del grado di apertura verso l’estero e l’attrazione di investimenti. Gli elementi chiave per la ripresa dello sviluppo sono, secondo il documento: riqualificazione urbana, logistica, energia, ambiente.
Le politiche di riqualificazione urbana possono offrire un’immediata opportunità per far ripartire il settore delle costruzioni e il suo indotto. Il piano urbano di primo intervento va condotto sviluppando un’ azione integrata di razionalizzazione edilizia, efficienza energetico e risanamento ambientale coerente con una strategia di lungo periodo.
Il Mezzogiorno può offrire un importante contributo alla diminuzione della dipendenza energetica nazionale e al contenimento della bolletta elettrica, perché ha importanti vantaggi competitivi sia nelle energie rinnovabili già in fase di sfruttamento (solare fotovoltaica, eolica e biomasse), che nel comparto della geotermia, una fonte rinnovabile concentrata nell’area meridionale sostanzialmente non utilizzata.
Per favorire il processo di integrazione del sistema produttivo meridionale nel mercato internazionale, le filiere logistiche territoriali possono unire a sistema interventi di politica industriale e logistica. Interessanti prospettive di sviluppo vengono anche dal Piano di gestione delle acque che interessa tutte le regioni del Mezzogiorno continentale. Nel programma, non poteva mancare anche il rinnovamento delle classi dirigenti e governance multilivello.

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