Gianfranco Micciché: "Cambiare la macchina burocratica" - QdS

Gianfranco Micciché: “Cambiare la macchina burocratica”

Luca Salici

Gianfranco Micciché: “Cambiare la macchina burocratica”

venerdì 01 Novembre 2013 - 06:00

Forum con Gianfranco Micciché, Sottosegretario di Stato alla Pa e semplificazione

Cosa è cambiato nel sottogoverno di Letta rispetto a quello di Berlusconi?
“Questo è un governo che purtroppo si confronta poco. Quasi non si parla. È sempre più difficile far passare decreti e progetti di legge. C’è poca condivisione. La legge sulla semplificazione, ad esempio, era una buona legge di riordino, ma è stata massicciamente modificata ed adesso è molto diversa da come l’avevamo concepita. Io credo che il ministero della Pa e della Semplificazione abbia la capacità e la forza di poter intervenire su tutto, cambiando in meglio la macchina burocratica. Serve una guida forte e condivisa da questo Governo. Finora abbiamo lavorato su alcune emergenze, come il precariato, con attenzione alla Sicilia”.
Sono più di 50 mila i precari In Sicilia, tra comunali e regionali…
“Il precariato pubblico è un vero problema: non bisognerebbe ricorrere mai alla precarietà. Tante leggi e tante norme finora hanno rappresentato degli ammortizzatori sociali piuttosto che strumenti di sviluppo. Con il governo Berlusconi avevamo tentato di iniziare una strada virtuosa per dare un aiuto alle amministrazioni per far in modo che il numero di precari si riducesse negli anni. Purtroppo questo disegno di legge non andò avanti. Ma era profondamente giusto: bisogna accompagnare i precari nel loro percorso, fino alla fine. E soprattutto vigilare affinché non ne vengano assunti di nuovi”.
Sarebbe utile una cassa integrazione pubblica?
“Può darsi. Ma bisogna tenere conto che ogni precario ha delle specificità particolari che nascono da un Dl, da un articolo di legge. La maggior parte dei precari è costituita da bravi ragazzi, che hanno accettato il precariato in mancanza d’altro. Però ci sono anche importanti masse di nullafacenti, che non lavorano e credono che lo stipendio spetti loro di diritto. Bisogna sottolineare che il precario spesso vuole rimanere tale solo per avere la possibilità di avere un secondo lavoro. Questo atteggiamento fa male al sistema dell’economia e del lavoro. Poi ci sono anche i prepotenti e gli arroganti, che pretendono di esseri pagati perché ex detenuti”.
Quale può essere la soluzione?
“Sicuramente fare un unico sistema di precariato, un unico contenitore, analizzando il lavoro finora svolto, cercando di conoscere le specificità di ogni lavoratore. Purtroppo non c’è questo coraggio. È doveroso capire chi ha un doppio lavoro; e in questo gli ispettori e le forze dell’ordine devono aiutarci facendo uno screening completo dei precari”.
Se non sbaglio era in discussione un Dl per fare un concorso con il 50% dei posti riservato ai precari…
“Sì, ma è vietato dall’Europa. Non è possibile riservare dei posti. Un concorso del genere sarebbe in conflitto con la legislazione europea”.
State affrontando i temi delle procedure e dei costi standard della Pubblica amministrazione?
“Assolutamente. Ma è una materia complicatissima. Non esiste un luogo in cui possano oggi confluire tutti i costi: ogni amministrazione è diversa dalle altre, ed ha delle specificità territoriali. Ad esempio per legge il 118 deve avere un punto ogni 20 minuti di strada. In Piemonte, con le autostrade, in 20 minuti si fanno 50 km; nelle Madonie invece nello stesso tempo si percorrono solo quattro tornanti. Per questo penso che sia normale che il costo del 118 siciliano sia alto. Ci sarà sicuramente uno spreco, ma è normale che sia elevato per specificità infrastrutturali e geografiche.
Tornando ai costi standard. Tutte le Asl fanno gare per l’acquisto di ogni singolo prodotto. Se in Sicilia una Asl compra una siringa a 10 centesimi, a mio avviso non è possibile che un’altra Asl del territorio la compri a 12. La mia proposta: bisogna fare un adeguamento della gara al costo migliore ottenuto all’interno della Regione. La Consip in questo ha il ruolo di calmierare i costi, dicendo solo il massimale possibile d’acquisto. Ma non basta, perché spesso non indaga: fa dei calcoli che non sempre individuano il prezzo base migliore. Quindi sui costi standard dobbiamo essere più chiari e stabilire un prezzo unico per tutti. Oggi c’è solo uno spreco della Pubblica Amministrazione: se si è buona fede c’è un errore, se è fatto in malafede c’è una truffa”.

Semplificazione vuol dire anche snellimento della macchina burocratica. A tal proposito come si può migliorare la situazione in Sicilia?
“La macchina burocratica in Sicilia e in Italia è un mastodontico ingranaggio che fa scappare gli investitori e schiaccia il cittadino sotto il peso delle carte. Ciò che serve è una riforma strutturale e un cambio radicale di sistema. Si deve passare dal sistema delle autorizzazioni a quello del controllo. La legge autorizza, la pubblica amministrazione controlla durante e dopo”.

Può esemplificare questo concetto?
“Qualche tempo fa, facevo questo esempio per la Sicilia: solo alla Sovrintendenza di Palermo sono pendenti 15.000 richieste di autorizzazione, non per grandi opere che possono interferire con il patrimonio culturale, ma per piccoli lavori di edilizia privata. Se queste autorizzazioni non esistessero, calcolando 24 ore di lavoro per ciascuna, si avrebbero 30 milioni di ore lavorate in più, che equivalgono a 3 punti di Pil regionale, ossia a circa due miliardi e mezzo di euro. E’ così che si risanano i conti, aiutando la crescita e non tagliando su tutto. Un altro esempio pratico, più comune: per montare un pannello solare sul tetto della mia casa di campagna devo chiedere 24 autorizzazioni, 9 nazionali e le altre regionali. Ma che c’entra tutto questo con un pannello solare sul tetto di casa mia?”.

Il progetto di Grande Sud con la sua nomina a sottosegretario è diventato anche di rilevanza nazionale.
“Grande Sud è nato in Sicilia, e ci siamo candidati fin da subito ad essere protagonisti della politica nazionale. La nostra promessa è stata chiara: non faremo passare nulla che sia contro il Sud. La nostra presenza in Consiglio dei ministri è garanzia di tutela degli interessi del Mezzogiorno.
Oggi più che mai dobbiamo tornare a coinvolgere i giovani, le nuove generazioni, affinché siano partecipi e responsabili di in un progetto politico credibile per il Mezzogiorno. I giovani sono già l’ossatura di questo partito, e in futuro ne sorreggeranno la struttura in prima persona attraverso una folta rappresentanza”.

Quali sono le priorità del vostro gruppo parlamentare?
“Crediamo fortemente che il futuro del Mezzogiorno d’Italia all’interno dello scenario europeo dipenderà soprattutto dalla capacità di sapersi adeguare alle sfide della nuova geografia politica ed economica. A tal scopo l’intera rappresentanza parlamentare di Grande Sud si è impegnata affinché si avvii l’iter per l’istituzione della macroregione del Sud. L’accorpamento delle singole regioni in un’unica realtà macroregionale comporterà notevoli vantaggi soprattutto in termini di risparmi sui costi della pubblica amministrazione”.
E adesso che Berlusconi è appena tornato a Forza Italia, il suo primo amore?
“Sto girando per la Sicilia orientale con l’entusiasmo della prima ora. Ho risposto immediatamente alla chiamata del mio leader, Silvio Berlusconi, per tornare a vincere sotto i vessilli tricolori di Forza Italia. Il 61-0 è indimenticabile, e la nostra Forza Italia è una storia di vittorie e successi”.

Sui “signor No” della Pa, quali sono le novità sul silenzio-assenso alla luce della legge del Fare?
“È un tema a me molto caro. Sono convinto sia una questione di metodo amministrativo. Se ad esempio per fare una finestra devi chiedere venti autorizzazioni a venti dirigenti, non fai altro che mettere dei burocrati nella condizione di dirti di no. Se invece, come nelle altre parti del mondo, si facessero solo i controlli ex post, non elimineremmo il burocrate ma la possibilità di una sua risposta negativa. È difficilissimo cambiare questo sistema, ci sono dei poteri molto forti: la vera padrona dell’Italia è la burocrazia. Inoltre sostengo da tempo che la ragioneria dello Stato sia il vero capo dello Stato: decidono tutto 10 persone chiuse in una stanza. Ogni cosa in Italia passa da loro, da una loro analisi e “bollinatura”. In modo immotivato spesso non fanno passare tante cose importanti.
Il problema principale non è il silenzio-assenso ma il non dover chiedere l’autorizzazione. In tutti i temi della vita pubblica esiste già la legge, per questo credo che le autorizzazioni siano superflue. Tutti sappiamo, ad esempio, che non possiamo costruire a 300 metri dalla battigia; allora perché devo chiedere l’autorizzazione per costruire una casa ad un chilometro dal mare? Per fare un pannello fotovoltaico dobbiamo passare da 28 uffici, con quasi altrettanti funzionari e dirigenti: il pannello che inizialmente mi costa 100 ha un aumento di costo del 40%. Non solo: invece di farlo in due mesi ci sto due anni! Bisogna cambiare tutto nella Pubblica amministrazione. Le autorizzazioni spesso limitano la legge e danno ai funzionari quasi i poteri del Presidente della Repubblica”.

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