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Messina – Casse vuote e indagini giudiziarie. Messinambiente tra le polemiche

Francesco Torre

Messina – Casse vuote e indagini giudiziarie. Messinambiente tra le polemiche

venerdì 21 Febbraio 2014 - 03:00
Messina – Casse vuote e indagini giudiziarie. Messinambiente tra le polemiche

Accorinti e Zuccarello hanno spiegato in Tribunale il motivo della bocciatura dei bilanci della partecipata. Si dimette il collegio sindacale della società per contestare le decisioni della Giunta

MESSINA -. Persone informate sui fatti. In queste vesti sono stati ascoltati in Procura nei giorni scorsi il sindaco Renato Accorinti e il consigliere dei Progressisti democratici Santi Daniele Zuccarello. Tre ore di colloquio il primo, quattro ore il secondo, per raccontare al procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e al sostituto Roberta La Speme le motivazioni che hanno indotto la Giunta a bocciare i bilanci 2011 e 2012 di Messinambiente, e le informazioni in possesso del consigliere – con tanto di documenti aziendali – sulle presunte illegittimità che hanno contraddistinto la gestione della società di via Dogali negli ultimi 5-10 anni.
L’indagine giudiziaria andrà ancora avanti per molto, e probabilmente sarà necessario avvalersi della competenza di un consulente per analizzare nel dettaglio i bilanci, ma la bomba è stata sganciata e difficilmente stavolta si potrà tornare indietro e ripristinare le antiche gerarchie. Lo sa anche il commissario liquidatore di Messinambiente, Armando Di Maria, che a seguito delle decisioni della Giunta e delle accuse di Zuccarello ha presentato un proprio memorandum e chiesto di essere ascoltato anch’egli dai magistrati. “Nessuno spreco o sperpero”, è naturalmente la sua versione dei fatti, la versione di chi difende la scelta di totalizzare migliaia di ore di straordinario, di affidare appalti senza evidenza pubblica e di aver permesso alla Seap (la società che si occupava del trasferimento in discarica dei rifiuti) di aumentare indiscriminatamente i propri introiti caricando oltremodo i propri mezzi mentre quelli di Messinambiente rimanevano costantemente semivuoti. Per queste e altre obiezioni a quanto raffigurato soprattutto da Zuccarello, Di Maria ha già affidato l’incarico di tutelare l’immagine sua e della società all’avvocato Carlo Autru Ryolo.
Intanto, però, la prima vera reazione alla decisione della Giunta è un’altra: le dimissioni del collegio sindacale di Messinambiente, composto da Carmelo Brigandì, Gaetana Patrizia De Luca e Agata Rinciari. Il sindaco, secondo il collegio, era stato da tempo ampiamente informato sulla situazione contabile di Messinambiente ma non ha mai chiesto chiarimenti né correttivi prima di procedere con la bocciatura dei bilanci. Nessuna risposta, in questo senso, è ancora arrivata da Palazzo Zanca, ed è lo stesso preoccupante silenzio che attornia la delibera transattiva con Ato3 che avrebbe sbloccato il fondo di rotazione regionale e garantito nelle casse comunali 27 milioni di euro. Portata in Consiglio a Ferragosto con incredibile urgenza, è poi scomparsa nel nulla. Come probabilmente la speranza dei cittadini di avere il prossimo anno una Tares più leggera.

Costi elevati. Approvato in Giunta il piano finanziario dell’Ato 3
MESSINA – Chi voleva una gestione più oculata del servizio di raccolta rifiuti, e dunque una Tares più “umana”, può abbandonare le speranze. La Giunta ha approvato il piano finanziario dell’Ato 3 per il primo quadrimestre e le spese sono esattamente le stesse del 2013: 14 mln € di cui 9,3 per Messinambiente, 3,8 per la discarica di Motta Sant’Anastasia, 900 mila per Ato 3. E i risparmi promessi? “Ci saranno”, assicura l’assessore Ialacqua, “stiamo aspettando che Messinambiente metta in atto quelle azioni richieste durante l’ultima assemblea dei soci dello scorso 4 febbraio, che prevedono la messa in quiescenza di circa 10 unità di personale e altre voci”. In questo senso sembra ormai assodato come il cambio di discarica – da Mazzarrà a Motta – abbia comportato un aumento di costi di circa 100 mila € al mese. La Giunta tornerà sui propri passi? Probabilmente ci proverà, ma non è detto che Tirrenoambiente accetti, a meno che non vengano azzerati i debiti pregressi. Sì, ma con quali soldi?

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