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Palermo – Duro colpo contro famiglia mafiosa di Carini

redazione

Palermo – Duro colpo contro famiglia mafiosa di Carini

venerdì 26 Settembre 2014 - 14:00
Palermo – Duro colpo contro famiglia mafiosa di Carini

Sei persone arrestate dai Carabinieri al termine di un’indagine avviata nel 2013

CARINI (PA) – I carabinieri hanno eseguito sei ordinanze di custodia in carcere nei confronti della cosca mafiosa locale, arrestando anche il boss Angelo Pipitone, di 71 anni. Gli indagati sono accusati di mafia, estorsione aggravata, incendio aggravato, uccisione di animali, detenzione e porto illegale di arma da fuoco, trasferimento fraudolento di valori. Sono stati sequestrati società e immobili. I carabinieri hanno anche perquisito due studi legali a Palermo e Carini.
Sono stati arrestati, su ordine del gip dopo le indagini della Dda palermitana, anche la moglie del boss, Franca Pellerito, 65 anni, la figlia Epifania, 34 anni e suo marito Benedetto Pipitone, 40 anni, il cugino del boss Francesco Marco Pipitone, 33 anni, e Angela Conigliaro 44 anni, che gli investigatori indicano come fedelissima del capomafia di Carini.
L’indagine è cominciata la notte del Capodanno 2013 dopo l’incendio doloso di una stalla nelle campagne di Carini e l’uccisione, con colpi di arma da fuoco, di due equini e di un suino. Gli investigatori, dopo mesi di lavoro, interrogatori e intercettazioni, sarebbero riusciti a individuare l’autore del gesto, Benedetto Pipitone, che avrebbe agito su mandato del suocero, il boss Angelo, che all’epoca era detenuto in carcere. L’intimidazione doveva servire a indurre il proprietario della stalla a vendere la propria quota alla famiglia mafiosa (già proprietaria al 50% dello stesso terreno sotto la copertura di una società locale).
Nel corso dell’inchiesta i Carabinieri hanno ricostruito una fitta rete di prestanome, con cui l’anziano boss, pur trovandosi recluso dal gennaio 2007, riusciva a gestire e ad accrescere un immenso patrimonio occulto, fatto di ville, terreni, fabbricati industriali e società.
Indagate anche persone “il cui apporto è risultato determinante per consentire a Pipitone di conservare il proprio illecito patrimonio accumulato nel corso di decenni di appartenenza a Cosa nostra”, dicono gli investigatori.

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