Unipa: 7 anni di cambiamenti tra spending review e risorse Ue - QdS

Unipa: 7 anni di cambiamenti tra spending review e risorse Ue

Andrea Uzzo

Unipa: 7 anni di cambiamenti tra spending review e risorse Ue

martedì 03 Novembre 2015 - 15:00
Unipa: 7 anni di cambiamenti tra spending review e risorse Ue

Passaggio di consegne fra rettori: Roberto Lagalla ha lasciato il posto al neo magnifico Fabrizio Micari. Revisione della spesa, contenimento dei costi e utilizzo dei fondi comunitari

PALERMO – “Nel settenato non vi è stato assetto organizzativo e gestionale, né ambito formativo, scientifico o culturale, che non sia stato profondamente modificato rispetto al passato, anche per effetto del cambiamento generale che, nello stesso arco temporale, ha investito il sistema universitario italiano”. Il rettore uscente dell’Ateneo palermitano, Roberto Lagalla, nel cedere il testimone al neo magnifico, Fabrizio Micari, ha tracciato, insieme ai prorettori, un bilancio dei suoi sette anni alla guida dell’Ateneo.
Un settenato caratterizzato, innanzitutto, dall’emergenza finanziaria e dal rischio del commissariamento, a causa, ha raccontato Lagalla, “dall’esaurimento di un antico avanzo di amministrazione e dall’emergere di condizioni di insostenibilità, manifestata in tutta la sua evidenza da un disavanzo di 30 milioni”. A ciò si è aggiunto “il taglio dei trasferimenti da parte del Governo nazionale, per 42 milioni di euro”.
“In questi sette anni – ha spiegato il rettore uscente – abbiamo dovuto fare i conti con una manovra di riequilibrio da 70 milioni di euro, che non ha piegato né piagato questa Università.
La “cura Lagalla” si è basata su due azioni: spending review (“prima ancora che essa venisse praticata dal Governo nazionale”) e utilizzo dei fondi comunitari. Una revisione della spesa che, come evidenziato da Lagalla, non è stata basata su tagli lineari: i Dipartimenti sono passati da 81 a 20; i corsi di laurea da 179 a 124 (“abbiamo eliminato quegli inutili che non davano alcuno sbocco occupazionale”); le vecchie 12 facoltà sono state accorpate in cinque scuole.
Per reperire fondi per la ricerca si è fatto ricorso ai fondi comunitari della programmazione 2007-2014, “per aumentare la ricerca ci stiamo attrezzando per sfruttare la programmazione 2014-20”. Strade, si è detto convinto il rettore uscente, che saranno proseguite e incrementate dal suo successore.
Lagalla ha citato anche i numerosi interventi di manutenzione straordinaria realizzati, tra cui il recupero di Palazzo Steri e l’eliminazione dei fitti passivi: restano soltanto l’Albergo delle povere (l’Università lo lascerà a fine anno) e il San Rocco. Ultimo atto da rettore di Lagalla è stato proprio la firma di due convenzioni: una per proseguire l’accordo con il Comune per la cessione del Collegio; l’altra per alcuni stalli del Parco d’Orleans, da adibire a parcheggio, e la cessione di un’area dove un domani si dovrebbe trasferire il Cnr.
La palla, adesso, passa dunque nelle mani di Fabrizio Micari, che nel corso della cerimonia per il passaggio di consegne si è detto emozionato ma pronto ad affrontare questa nuova, importante, sfida professionale.
“Bisogna creare – ha detto il neo rettore – una classe dirigente con sapere critico”.

Dialogo costante coi rappresentanti degli studenti
PALERMO – Da quando sono stati introdotti i corsi di laurea a numero chiuso, il numero delle nuove immatricolazioni è rimasto pressoché invariato. La percentuale dei laureati che trova lavoro in altre parti d’Italia o all’estero è del 39%. “Riescono ad affermarsi – ha spiegato il rettore uscente Roberto Lagalla – grazie alla preparazione ricevuta”.
Resta il rammarico “di non avere incrementato gli alloggi per studenti”; con questi ultimi, ha sottolineato, “il dialogo non è mai mancato” e molte scelte sono state prese su loro indicazione.
L’ormai ex magnifico ha concluso dicendo di essere riuscito a “rendere normale l’Università di Palermo, in un territorio non normale. Non è normale che le risorse per investimenti siano dirottate alla spesa correnti; gli interventi per la disoccupazione siano rivolti alle fasce con bassa scolarità. Il diritto allo studio è negato: non è stata varata una legge apposita e la Regione finanzia solamente il 36,9% delle borse di studio necessarie”.

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