La Mafia è efficiente, la Burocrazia no - QdS

La Mafia è efficiente, la Burocrazia no

Carlo Alberto Tregua

La Mafia è efficiente, la Burocrazia no

venerdì 15 Gennaio 2016 - 00:00

Urgono meritocrazia e responsabilità

Non sembri irriverente paragonare la Burocrazia (Malabestia) alla Mafia. Entrambi sono cancri che ledono la legge, nel caso della seconda, e l’equità nel caso della prima.
La Mafia è efficiente nel suo ambito delinquenziale perché assicura a tutti i propri adepti una sorta di giustizia, procura lavoro illecito, mantiene le famiglie dei carcerati, rispetta i patti, scellerati ma li rispetta, agisce come una sorta di Stato nello Stato con le proprie regole che ovviamente sono al di fuori delle leggi.
Ecco perché è sopravvissuta per lunghi decenni, ecco perché tanti latitanti non vengono catturati, in quanto protetti da reti omertose di cittadini, i quali sanno ma non parlano.
Le organizzazioni malavitose delle tre regioni meridionali, ma anche quelle di diverse regioni settentrionali e centrali, sono perfettamente a conoscenza delle Forze dell’Ordine, le quali conoscono la struttura ed anche nomi e cognomi.
La difficoltà è quella dei giudici che guidano le inchieste a provare i reati.

Invece, della Burocrazia, a qualunque livello, non si riesce a scoprire quali siano quei soggetti, fra dirigenti e dipendenti, che tradiscono il loro giuramento di fedeltà allo Stato, perché sono imboscati, nascosti fra mille procedure e leggi arcaiche, per cui spesso non si riesce a capire se un comportamento distorsivo di un pubblico dipendente sia illegale o semplicemente inefficiente.
Ed è proprio questo l’elemento che dovrebbe emergere: l’inefficienza. Dietro essa, si nasconde spesso la corruzione, protetta da una opacità voluta che impedisce ai cittadini di controllare.
Su migliaia di siti degli Enti pubblici di qualunque livello, dovrebbero esserci tutti i dati delle attività, le procedure digitali, i curricula di dirigenti e dipendenti, i loro proventi di qualunque genere e natura, gli incarichi spesso doppi e tripli e qualunque informazione che copra l’universo delle attività, niente escluso.
Ma così non è, non solo per la incapacità della burocrazia di rispettare la legge in materia, ma soprattutto per la volontà di quella parte negativa che vuole continuare a nascondere le proprie malefatte.
C’è rimedio per dare soluzione a questo problema fondamentale?

Non ce n’è uno solo, ma tanti. Sta tentando il ministro Marianna Madia di proporne alcuni con i decreti legislativi in attuazione della legge delega (n.124/2015). Ma dalle prime bozze si capisce che tali soluzioni non sono incisive perché non inseriscono a dosi massicce i valori di meritocrazia e responsabilità.
Il primo dovrebbe formare una graduatoria ineccepibile fra i dirigenti e i dipendenti bravi, competenti ed onesti e quelli fannulloni e disonesti. Il secondo dovrebbe inchiodare in modo tassativo quei comportamenti irresponsabili dei primi e dei secondi che recano tanto nocumento ai cittadini e alle imprese.
In altri termini, l’inefficienza e la corruzione nella Pubblica amministrazione si possono combattere solo con leggi e procedure semplici che non consentano diversioni o interpretazioni dubbie e con un controllo di gestione rigoroso che metta a confronto obiettivi e risultati.
All’uopo, lo strumento principe di gestione dell’azienda pubblica è il Piano aziendale.

Ripetiamo che ogni branca amministrativa va gestita come un’azienda senza fine di lucro, ma che abbia le caratteristiche organizzative e di efficienza pari a quelle che vi sono nelle imprese che invece hanno fini di lucro.
Per cui, è indispensabile imporre per legge ad ogni Ente pubblico, di qualunque livello, la formulazione del Piano aziendale con le sue classiche parti: programmazione, organizzazione, gestione e controllo. Per quest’ultima parte, il controllo va affidato ad organi terzi formati da consulenti esterni, i quali dovrebbero verificare momento per momento il progredire dei risultati in conformità agli obiettivi fissati.
Chi dovrebbe fissare tali obiettivi? Ovviamente il ceto politico che ricopre incarichi istituzionali e che, forte del suo primato, ha il dovere di prendere decisioni eque e rapide e far sì che la burocrazia dipendente le esegua senza sbavature e con grande puntualità.
La Burocrazia come la Mafia? Confermiamo l’irriverente paragone, ma la prima deve rientrare nell’alveo della civiltà e la seconda deve essere definitivamente cancellata dal consesso civile.

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