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Caso Maniaci: la parola ora passa alla difesa

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Caso Maniaci: la parola ora passa alla difesa

sabato 07 Maggio 2016 - 04:00
Caso Maniaci: la parola ora passa alla difesa

Il direttore di Telejato: “Contro di me accuse ridicole”

PALERMO – “È andata bene. Ho risposto a tutte le domande del gip”. Con queste parole Pino Maniaci, il direttore di Telejato accusato di estorsione, si è rivolto ai giornalisti che gli chiedevano come fosse andato l’interrogatorio di garanzia reso davanti al gip al cospetto del procuratore aggiunto Vittorio Teresi e del pm Amelia Luise.
“Pago – ha affermato Maniaci in una conferenza stampa successiva all’interrogatorio – le mie denunce contro Silvana Saguto e la sua gestione della Sezione Misure di prevenzione del Tribunale. Basta leggere le intercettazioni per capirlo: era lei a sollecitare che si indagasse su di me. Assistiamo a una giustizia a due velocità: c’è gente libera, indagata per corruzioni milionarie, mentre io sono stato massacrato e mi trovo un divieto di dimora per accuse ridicole”.
Maniaci ha poi criticato la scelta di inserire la sua posizione nell’indagine sul clan di Partinico. “Per notificarmi il divieto di dimora – ha affermato – hanno aspettato un blitz antimafia che con me non c’entrava niente. Io accanto a boss pezzi di m…, che ho sempre accusato”.
Maniaci ha fatto battute, ironizzato, e sostenuto che da oggi l’emittente televisiva che dirige e che avrebbe sfruttato, secondo i pm, per fare estorsioni ad amministratori locali, chiuderà i battenti. “Vi do una notizia – ha aggiunto nel corso dell’incontro con la stampa – domani (oggi, ndr) Telejato chiude, perché, avendo altri pensieri non ho potuto raccogliere i soldi, anzi il pizzo, per pagare la bolletta della luce”.
La parola, poi, è passata agli avvocati Bartolo Parrino e Antonio Ingroia, che hanno parlato di “gossip”, di un “processo mediatico e alla vita privata di Maniaci”. Un tentativo molto sofisticato, a detta dei legali, per imbavagliarlo. Secondo i due difensori, l’inserimento, nel provvedimento che dispone il divieto di dimora per il cronista, di cenni a sue vicende private, sarebbe inopportuno.

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