Prima si vergognavano ora non si vergognano più - QdS

Prima si vergognavano ora non si vergognano più

Carlo Alberto Tregua

Prima si vergognavano ora non si vergognano più

mercoledì 22 Marzo 2017 - 00:00

Dilaga corruzione senza freni

Il Senato ha disapprovato la decadenza del senatore Augusto Minzolini, che era stato condannato in via definitiva a una pena di due anni e sei mesi, in dispregio della legge Severino (Dlgs 235/2012) . Il grillino Di Maio ha parlato di atto eversivo, una espressione fuori luogo. Tuttavia non si può convenire che questo comportamento della Camera alta sia disdicevole sul piano politico e su quello etico. Nessuno è al di sopra della legge, neanche il Parlamento. Ma questa volta esso si è posto vergognosamente al di sopra della legge.
Sembra di sentire il divino Giulio Andreotti quando sosteneva che: “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”.
Qualcuno sostiene che si sia trattato di merce di scambio, cioè non avere partecipato alla sfiducia nei confronti del ministro Lotti. Non sappiamo, ma è certo che non aver approvato la decadenza di Minzolini è un atto istituzionalmente molto grave. Disdicevole anche perché si comunica ai cittadini un comportamento che proviene da chi dovrebbe dare l’esempio.

Prima si vergognavano, ora non si vergognano più. è un dato di fatto che la corruzione politico-burocratica è diventata dilagante. Nessuno la ferma più perché l’esempio che viene dall’alto contagia chi sta nei livelli inferiori della Comunità.
Questo andazzo segue l’esempio della famosa legge economica di Thomas Gresham, secondo la quale “La moneta cattiva scaccia quella buona”. Tradotta, significa che il cattivo esempio scaccia il buon esempio.
Questo andazzo distrugge le regole di buon comportamento all’interno del Paese, perché tutti si sentono indebitamente autorizzati a fare quello che fanno coloro che si trovano ai vertici istituzionali e burocratici.
Nessuna legge è buona legge se non è rispettosa dei valori etici. Nessuna giustizia è buona giustizia se non è tempestiva e consente ai cittadini che hanno ragione di aver ragione, e a quelli che hanno torto di avere torto. Sembra lapalissiano, ma, soprattuto in campo penale, è ormai vergognoso il ritardo con cui i tribunali stabiliscono che un cittadino sia colpevole o innocente dopo anni e anni di pene, spese e tribolazioni.

Uno slogan della Presidenza del Consiglio, citando la riforma Madia (L. 124/15) parla di una Pubblica amministrazione semplice, facile e trasparente. Ci sembra che sia un messaggio favolistico, perché questa Pubblica amministrazione non è né semplice, né facile, né trasparente.
Legislazione contorta, con procedimenti lunghissimi e Pubblica amministrazione contraria agli interessi generali sono i due capestri del nostro Paese, nel quale aumenta la povertà, vi è una pressione fiscale insopportabile su chi produce ricchezza, la spesa corrente, cioè quella cattiva, è incomprimibile, fatto sottoscritto da ben quattro commissari alla spending review (Bondi, Canzio, Cottarelli, Gutgeld), dimessisi uno dopo l’altro perché a loro sembrava di raccogliere l’acqua del mare con un cucchiaino.
Non sappiamo se questa situazione strutturale sia modificabile, perché il sistema politico istituzionale, in atto, non è in condizione di esprimere governi e maggioranze stabili già la stessa sera delle elezioni. Quelli che propugnano un sistema proporzionale puro continuano nella vecchia strada democristiana, quando gli accordi post elettorali si facevano tra quattro mura e vicino a un caminetto, con i disastri scaturiti negli anni Novanta, quando Mario Chiesa fu sorpreso con le mani nel sacco, il 17 febbraio 1992.

Prima si vergognavano, ora non si vergognano più, quasi che la corruzione sia diventata una medaglia al merito. Questi partiti non hanno il coraggio di fare una legge che selezioni le candidature a qualunque livello di cittadini integerrimi e capaci, perché tanto anche i disonesti e gli ignoranti vengono eletti, col risultato che le leggi approvate non si capiscono e, peggio, nascondono mille trabocchetti dentro cui i corrotti continuano a pescare nel torbido.
Procure delle Repubblica e Forze dell’Ordine stanno compiendo sforzi inauditi per combattere la corruzione. Ma esse sono intasate da un mare di notizie di reato cui non riescono a far fronte. Spesso però seguono i rigagnoli anziché i fiumi, cercando la notizia piuttosto che la verità.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta

Registrazione n. 552 del 18-9-1980 Tribunale di Catania
Iscrizione al R.O.C. n. 6590


Ediservice s.r.l. 95126 Catania - Via Principe Nicola, 22

P.IVA: 01153210875 - Cciaa Catania n. 01153210875


SERVIZIO ABBONAMENTI:
servizioabbonamenti@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/372217

DIREZIONE VENDITE - Pubblicità locale, regionale e nazionale:
direzionevendite@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/388268-095/383691 - Fax 095/7221147

AMMINISTRAZIONE, CLIENTI E FORNITORI
amministrazione@quotidianodisicilia.it
PEC: ediservicesrl@legalmail.it
Tel. 095/7222550- Fax 095/7374001

Direttore responsabile: Carlo Alberto Tregua direttore@quotidianodisicilia.it

Raffaella Tregua (vicedirettore)
vicedirettore@quotidianodisicilia.it

Dario Raffaele (redattore)
draffaele@quotidianodisicilia.it

Carmelo Lazzaro Danzuso (redattore)
clazzaro@quotidianodisicilia.it

Patrizia Penna (redattore)
ppenna@quotidianodisicilia.it

Antonio Leo (redattore)
aleo@quotidianodisicilia.it

redazione@quotidianodisicilia.it

Telefono 095.372684