"Cosa nostra è ancora ricca e strutturata" - QdS

“Cosa nostra è ancora ricca e strutturata”

Serena Giovanna Grasso

“Cosa nostra è ancora ricca e strutturata”

venerdì 23 Giugno 2017 - 06:00
“Cosa nostra è ancora ricca e strutturata”

Il focus della Direzione nazionale antimafia: le mafie sfruttano la corruzione all’interno della Pa per ottenere autorità. In Veneto, Friuli e Toscana l’organizzazione criminale reinveste i cospicui proventi della propria attività

PALERMO – “Cosa Nostra si presenta tuttora come un’organizzazione solida, fortemente strutturata nel territorio, riconosciuta per autorevolezza da vasti strati della popolazione, dotata ancora di risorse economiche sconfinate ed intatte e dunque più che mai in grado di esercitare un forte controllo sociale ed una presenza diffusa e pervasiva”. È quanto si legge nella Relazione 2016 della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (Dna) presentata ieri. Nonostante i casi di collaborazione da parte delle vittime, inoltre, risulta ancora estremamente diffusa l’imposizione del “pizzo” alle attività commerciali e alle imprese, cui si accompagna la riconquista del monopolio sul traffico di sostanze stupefacenti, altamente ed immediatamente remunerativo.
Ma il dato più significativo, secondo la Direzione investigativa antimafia, è rappresentato “dalla permanente e molto attiva opera di infiltrazione, da parte di Cosa Nostra, in ogni settore dell’attività economica e finanziaria, che consenta il fruttuoso reinvestimento dei proventi illeciti, oltre che nei meccanismi di funzionamento della Pubblica amministrazione, in particolare nell’ambito degli Enti locali”. Soprattutto a Palermo l’organizzazione criminale “esprime al massimo la propria vitalità sia sul piano decisionale che su quello operativo, dando concreta attuazione alle linee strategiche adottate in relazione alle mutevoli esigenze imposte dall’attività di repressione continuamente svolta”.
Il fenomeno mafioso non è circoscritto alla nostra regione, ma si estende al Settentrione. In particolare, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Toscana sono territori in cui l’organizzazione criminale reinveste i cospicui proventi della propria variegata attività criminosa, nel settore immobiliare o attraverso operatori economici, talvolta veri e propri prestanome di esponenti apicali delle diverse famiglie calabresi, altre volte in stretti rapporti con esse, al punto da mettere la propria impresa al servizio delle stesse.
Mentre Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna ed Umbria “sono le regioni in cui i vari sodalizi hanno ormai realizzato una presenza stabile e preponderante, talvolta soppiantando altre organizzazioni criminali – così come avvenuto, per esempio, in Piemonte con le famiglie catanesi di Cosa Nostra – ma spesso in sinergia o, comunque, con accordi di non belligeranza, con le stesse, fenomeno riscontrato in Lombardia ed Emilia Romagna, ove sono attivi anche gruppi riconducibili alla Camorra o a Cosa Nostra”.
“Il nuovo trend di infiltrazione mafiosa è il settore del traffico di rifiuti, di quasi tutte le organizzazioni mafiose”, ha dichiarato il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti. Con l’utilizzazione del metodo collusivo-corruttivo, le mafie si avvalgono sempre della forza d’intimidazione e dell’assoggettamento ma per ottenere il risultato, non usano direttamente la propria forza, ma quella dei Pubblici ufficiali a busta paga. L’uso stabile e continuo del metodo corruttivo-collusivo determina di fatto l’acquisizione in capo alle mafie stesse, dei poteri dell’Autorità Pubblica che governa il settore amministrativo ed economico che viene infiltrato.
In questo momento, rappresenta una priorità assoluta la ricerca e la cattura dello storico latitante Matteo Messina Denaro, capo indiscusso delle famiglie mafiose del trapanese, che estende la propria influenza in tutta la Sicilia. Il venir meno di questo punto di riferimento costituirebbe anche in termini simbolici un danno enorme per l’organizzazione.
Una capillare diffusione riguarda anche il fenomeno della ‘ndrangheta. Si legge all’interno della relazione: “È presente in quasi tutte le regioni italiane nonché in vari Stati, non solo europei, ma anche in America – negli Stati Uniti e in Canada – ed in Australia. Continuano, poi, ad essere sempre solidi, i rapporti con le organizzazioni criminali del centro/sud America con riferimento alla gestione del traffico internazionale degli stupefacenti, in primis la cocaina, affare criminale in cui la ndrangheta continua mantenere una posizione di assoluta supremazia in tutta Europa”.

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