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Occupazione: l’Italia resta ai minimi nell’Ue

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Occupazione: l’Italia resta ai minimi nell’Ue

martedì 18 Luglio 2017 - 08:00
Occupazione: l’Italia resta ai minimi nell’Ue

Siamo al primo posto per neet, giovani che non studiano e non lavorano

ROMA – Nuovi lievi miglioramenti del tasso di occupazione nei Paesi avanzati, nel primo trimestre in media nell’area Ocse è salito al 67,4 per cento, due decimali di punto in più rispetto ai tre mesi precedenti e 0,6 punti in più se confrontato con lo stesso periodo di un anno prima.
Peraltro secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico è migliorato anche il generale livello di coinvolgimento sul mercato del lavoro, il tasso di attività infatti (che oltre agli occupati include anche i disoccupati in cerca di lavoro) è salito di un decimale di punto al 71,8 per cento.
In Italia però, sempre nel primo trimestre, il tasso di occupazione è salito al 57,7 per cento, tre decimali in più dai tre mesi precedenti ma sempre quasi 10 punti sotto la media Ocse e inferiore alla media dell’area euro (65,9%).
Persiste il problema della bassissima occupazione giovanile (15-24 anni), al 17,1 per cento nella Penisola sebbene in aumento di 7 decimali dal trimestre precedente è più bassa perfino di quella della Spagna (19,4%). Peggio fa unicamente la Grecia con un 13,9%.
Nell’intera area Ocse l’occupazione giovanile è salita di tre decimali al 41,1 per cento nel primo trimestre.
L’Italia, invece, risulta collocata al primo posto in Europa per percentuale di giovani che non lavorano o non studiano: quasi uno su cinque. La Commissione europea ha pubblicato l’edizione 2017 del suo rapporto annuale sull’occupazione e gli sviluppi sociali in Europa (il cosiddetto Esde: Employment and social developments in Europe review). Se nell’Unione europea a 28 Stati membri la percentuale di Neet (giovani tra i 15 e i 24 anni “not in employment, education or training”) è dell’11,5%, in Italia questo dato raggiunge il 19,9%, superando di gran lunga quelle di tutti gli altri Paesi. Per la prima volta dal 2011, comunque, l’Italia torna a scendere sotto la soglia del 20%. Per quattro anni consecutivi, infatti, oltre un quinto dei giovani italiani non risultavano occupati (il picco nel 2013: 22,2%). Il dato resta comunque piuttosto distante da quelli pre-crisi (16,8 nel 2006, 16,1 nel 2007, 16,6 nel 2008). Quanto agli altri Paesi, sono tredici quelli che riescono a stare sotto il 10%: primeggiano i Paesi Bassi (4,6%) seguiti da Lussemburgo (5,4%), Svezia (6,5%) e Germania (6,6%). Sempre con riferimento al 2016, il tasso di disoccupazione in Italia (calcolato come percentuale sulla forza lavoro) si attesta sull’11,7%, oltre tre punti percentuali al di sopra di quello medio dell’Unione europea (8,5%).

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