Green e Blue economy al centro dello sviluppo del Mediterraneo - QdS

Green e Blue economy al centro dello sviluppo del Mediterraneo

Liliana Rosano

Green e Blue economy al centro dello sviluppo del Mediterraneo

giovedì 05 Ottobre 2017 - 04:00
Green e Blue economy al centro dello sviluppo del Mediterraneo

Giovanni Tumbiolo, presidente del Distretto della Pesca e crescita blu, ha tracciato un bilancio di Blue Sea Land. L’economia circolare, un valore aggiunto insieme al dialogo tra Paesi diversi

MAZARA DEL VALLO (TP) – Si è chiuso da pochi giorni a Mazara del Vallo l’expo della pesca “Blue sea land”, che ha coinvolto operatori commerciali e imprenditori da oltre 50 paesi del Mediterranneo, Africa e Medio Oriente. La manifestazione, giunta alla sesta edizione, quest’anno ha avuto come tema la “Green e Blue Economy: i distretti produttivi nell’economia circolare”.
Abbiamo intervistato a consuntivo della manifestazione Giovanni Tumbiolo, presidente del Distretto della pesca e crescita blu.
Si è appena conclusa la sesta edizione del Blue Sea Land 2017, qual è il bilancio di queste giornate?
“È stato un grande successo premiato dal pubblico con oltre 150 mila visitatori. Sono state 58 le delegazioni dall’ Europa, Mediterraneo, Africa e Medioriente, oltre 600 imprese ed operatori economici più di 1200 fra incontri B2B e C2C.
Circa 600 studenti hanno partecipato attraverso specifici progetti legati alla Green e la Blue Economy nell’Economia Circolare ed è stato raggiunto il Guinness dei Primati della Cassata Siciliana di 1.319 kg.
L’assessore all’agricoltura siciliana, Antonello Cracolici, ha riunito tutti gli assessori regionali italiani insieme al ministro nazionale Martina con l’obiettivo di stilare in futuro la Carta di Mazara legandola ai temi che vengono affrontati da anni”.
Quali sono gli obiettivi raggiunti?
“Quest’anno, le aziende riunite nel Distretto della Pesca e Crescita Blu, hanno firmato un protocollo d’Intesa con la Fondazione Banco Alimentare impegnandosi in uno stop agli sprechi nelle aziende siciliane che trasformano il pesce e nei pescherecci. L’impegno è, insieme ai giovani del Maghreb, quello di esportare il modello del Banco Alimentare, che è nato in Italia e nel nostro paese ha una forte importanza e identità, in Africa, dove abbiamo scoperto si spreca molto di più che in Europa”.
Perchè Blue Sea Land nasce a Mazara?
“Nasce a Mazara del Vallo perchè in questa città c’è già un elemento forte: l’elemento del dialogo, del rispetto dell’altro. E questo lo troviamo nella vita quotidiana della Kasbah. Piazza San Francesco è il simbolo della convivenza religiosa: la moschea e la Chiesa. I bambini che giocano a pallone in quella piazza, escono dalla moschea ed entrano in Chiesa. Sono siciliani di origine diversa, loro non lo sanno ma sono i più grandi portatori sani di un elemento innovativo: il dialogo. Lo esercitano senza pensarci, in maniera naturale, il che vuol dire che si può fare.
Ormai tutte le diplomazie si danno appuntamento a Mazara per parlare di dialogo nel Mediterraneo, coinvolgendo la comunità a livello culturale, emotivo, sociale e proiettando un modello all’esterno. Se questo riesce diventa un fatto di grande valore e abbiamo raggiunto l’obiettivo di aver dato un contributo sostanziale alla comunità internazionale nell’impresa di tessere un dialogo pacifico”.
Di quali valori, idee si fa portatore Blue Sea Land?
“Blue sea land è portatore di elementi innovativi del dialogo attraverso la blue e green economy e quest’anno attraverso l’economia circolare, che è un valore aggiunto. Quest’ultima, rappresenta un elemento ideale per il rispetto dell’ambiente, del mare e della terra, la rigenerazione delle risorse. Blue sea land è un’agorà dove si incontrano molti elementi e il tutto avviene in maniera armonica, informale. I ministri che si incontrano con l’uomo della strada, gli incontri B2B, quelli istituzionali e quelli commerciali. Sullo sfondo un’atmosfera di grande dialogo, informalità. Non si fanno solo affari ma si discute, si fa prova di convivenza di diverse culture. Blue Sea Land rappresenta un laboratorio di diplomazia enogastronomica, un importante strumento di dialogo attraverso i sapori ed i saperi dei territori del Mediterraneo, Africa e Medioriente e riesce nella capacità di mettere insieme valori, opera, innovazione, ricerca”.
Lei è il presidente del Distretto della Pesca. Come si pone oggi il Distretto all’interno del complicato contesto del mediterraneo?
“La difficoltà sta nella mancanza di chiarezza nella delimitazione degli spazi nell’uso del mare. Le problematiche costanti sono legate agli sconfinamenti. Il problema è fare chiarezza su cosa si intende per acque territoriali e internazionali”.
Come bisogna intervenire allora per sviluppare un concetto moderno e sostenibile nel mondo della pesca?
“Programmare meglio tempi e modi di pesca. Il Mediterraneo è ancora troppo sovraffollato di pescatori. Penso all’Egitto che ancora per ragioni sociali lascia fare senza regolamentare perchè è difficile stabilire delle regole mentre Mazara e i suoi pescherecci hanno fatto grandi sacrifici. Un grande sforzo per Mazara è quello di trovare un tavolo comune per ragionare al di là dei tavoli ufficiali istitutiti dall’Unione europea che non ha prodotto risultati sperati. Ci vuole qualcosa che parta dal basso, che parli direttamenti ai produttori con un linguaggio semplice e non burocratico. Ecco perchè Mazara ha un ruolo e una responsabilità molto importante”.

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