La ripresa economica c'è manca la mobilità sociale - QdS

La ripresa economica c’è manca la mobilità sociale

redazione

La ripresa economica c’è manca la mobilità sociale

sabato 02 Dicembre 2017 - 05:00
La ripresa economica c’è manca la mobilità sociale

Censis: gli italiani hanno paura del declassamento socio-finanziario

ROMA – La ripresa economica si rafforza “e l’industria va, ma cresce l’Italia del rancore”. Lo sostiene il Censis nel 51esimo rapporto sulla situazione sociale del Paese.
“La ripresa c’è – afferma il Censis – come confermano tutti gli indicatori economici. A eccezione degli investimenti pubblici: -32,5% in termini reali nel 2016 rispetto all’ultimo anno prima della crisi. Dal 2008, la perdita di risorse pubbliche destinate a incrementare il capitale fisso cumulata anno dopo anno è di 74 miliardi di euro”.
L’industria “è uno dei baricentri della ripresa. L’aumento del 2,3% della produzione industriale italiana nel primo semestre del 2017 è il migliore tra i principali Paesi europei (Germania e Spagna +2,1%, Regno Unito +1,9%, Francia +1,3%). E cresce al +4,1% nel terzo trimestre dell’anno. Il valore aggiunto per addetto nel manifatturiero è aumentato del 22,1% in sette anni, superando la produttività dei servizi”.
“Nella ripresa – avverte il centro studi – persistono trascinamenti inerziali da maneggiare con cura. Non si è distribuito il dividendo sociale della ripresa economica e il blocco della mobilità sociale crea rancore. L’87,3% degli italiani appartenenti al ceto popolare pensa che sia difficile salire nella scala sociale, come l’83,5% del ceto medio e anche il 71,4% del ceto benestante. Pensano che al contrario sia facile scivolare in basso nella scala sociale il 71,5% del ceto popolare, il 65,4% del ceto medio, il 62,1% dei più abbienti”.
“La paura del declassamento – spiega il Censis – è il nuovo fantasma sociale. Ed è una componente costitutiva della psicologia dei millennials: l’87,3% di loro pensa che sia molto difficile l’ascesa sociale e il 69,3% che al contrario sia molto facile il capitombolo in basso”.
“Allora – sottolinea ancora il centro studi – si rimarcano le distanze dagli altri: il 66,2% dei genitori italiani si dice contrario all’eventualità che la propria figlia sposi una persona di religione islamica, il 48,1% una più anziana di vent’anni, il 42,4% una dello stesso sesso, il 41,4% un immigrato, il 27,2% un asiatico, il 26,8% una persona che ha già figli, il 26% una con un livello di istruzione inferiore, il 25,6% una di origine africana, il 14,1% una con una condizione economica più bassa”.
“E l’immigrazione – aggiunge il Censis – evoca sentimenti negativi nel 59% degli italiani, con valori più alti quando si scende nella scala sociale: il 72% tra le casalinghe, il 71% tra i disoccupati, il 63% tra gli operai”.

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