Cartelle di pagamento non valide se allegate in pdf alla Pec - QdS

Cartelle di pagamento non valide se allegate in pdf alla Pec

Pierangelo Bonanno

Cartelle di pagamento non valide se allegate in pdf alla Pec

martedì 17 Aprile 2018 - 03:00
Cartelle di pagamento non valide se allegate in pdf alla Pec

Senza la firma digitale del pubblico ufficiale l’atto notificato al contribuente risulterà nullo. Lo stabilisce la sentenza 881/2018 della Commissione tributaria provinciale di Siracusa 

ROMA – Non è valida la cartella di pagamento notificata tramite Pec, se allegata in formato “pdf”.
Il principio è stato affermato dalla Commissione Tributaria Provinciale di Siracusa con la sentenza n. 881 pubblicata il 13 febbraio 2018, nella quale si stabilisce che giuridicamente è inesistente l’intimazione di pagamento notificata tramite Pec, in formato pdf senza la firma digitale.
L’atto spedito in formato pdf, infatti, non è un atto originale ma solamente una copia informatica dell’originale o, al limite, della copia informatica di un documento analogico, cioè non è un atto idoneo a garantire con certezza né l’autore né la sua integrità.
A tal fine è necessario che l’atto sia munito di firma digitale ai sensi dell’articolo 24 del Decreto Legislativo n. 82/2005.
La prova che la notifica, a mezzo Pec, sia avvenuta correttamente, inoltre, prevede che le copie cartacee delle ricevute di accettazione e di avvenuta consegna siano munite di idonea attestazione di conformità, apposta da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato; in caso contrario le cartelle potranno essere disconosciute dal contribuente, così rimanendo prive di valenza probatoria.
Appare opportuno ricordare che il disconoscimento formale delle ricevute è parte integrante del processo, in mancanza del quale le copie cartacee varranno al pari degli originali informatici.
La giurisprudenza prevalente sottolinea che la notifica a mezzo Pec di un mero pdf senza firma digitale dovrà considerarsi inesistente, e non semplicemente nulla; la differenza è importante in quanto la nullità potrebbe ritenersi sanata dalla tempestiva proposizione del ricorso, mentre l’inesistenza è insanabile.
Lo stesso orientamento giurisprudenziale è presente nella sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Liguria, 7 dicembre 2017 la n. 1745, oltre che nella sentenza del 9 novembre 2017, n. 9515 della Commissione Tributaria Regionale per la Campania, nella quale si precisa che: “la notifica a mezzo Pec non è valida se effettuata tramite messaggio di posta certificata contenente il file della cartella con estensione diversa da “.p7m”, l’unica idonea a garantire non solo l’integrità e l’immodificabil’tà del documento informatico, ma anche la firma digitale e l’identificabilità del suo autore e pertanto la paternità dell’atto.
Contrariamente, con la notifica in formato “.pdf”o in formato “.doc”, come nella specie, non viene prodotto l’originale del documento notificato, ma solo una copia elettronica senza valore perché priva di attestato di conformità da parte di un pubblico ufficiale. Va quindi ribadito che la certificazione della firma può essere attestata solo dall’estensione “.p7m” del file notificato, estensione che rappresenta la cosiddetta “busta crittografata” contenente al suo interno il documento originale, l’evidenza informatica del mezzo adoperato e la chiave per la verifica, il che non è dato riscontrare nel caso in oggetto”.
Lo stesso principio viene infine ribadito dalla Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia, che nella sentenza del 31 luglio 2017, la n. 204/1.
La sentenza dei giudici aretusei è consultabile sul sito Https://www.giustiziatributaria.gov.it/gt/archivio-sentenze-2018.

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