Migranti: Diciotti, la Sicilia si mobilita - QdS

Migranti: Diciotti, la Sicilia si mobilita

Pietro Crisafulli

Migranti: Diciotti, la Sicilia si mobilita

sabato 25 Agosto 2018 - 09:00

Oggi, tra proteste della Società civile, sciopero della fame sulla nabe e magistratura che interroga dirigenti e funzionari del Viminale, potrebbe essere il giorno clou per la soluzione della vicenda. Da alcuni segnali Salvini sembrerebbe in procinto di attuare una "exit strategy" per uscire dal cul de sac in cui ha cacciato il Governo e l'Italia. Il nostro Paese, secondo il Garante per le persone private della libertà, rischia un'incriminazione per "trattamenti inumani"

La Sicilia si mobilita per la Diciotti e oggi pomeriggio, alle 17, sul molo di Levante del Porto di Catania un cartello di associazioni manifesterà per chiedere la liberazione di "persone stremate e in precarie condizioni di salute".
I manifestanti arriveranno da tutta l’isola e all’iniziativa ha già annunciato il suo sostegno anche il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.
"Nessun obiettivo politico del Governo – spiegano gli organizzatori – può giustificare l’utilizzo di centinaia di vite umane come arma di ricatto, considerate carne da macello, non vite e speranze ma numeri da distribuire o respingere".
PER FAVORE AIUTATECI
Intanto a bordo della Diciotti la tensione continua a salire: al quinto giorno di permanenza nel porto etneo 120 migranti, disperati, hanno intrapreso uno sciopero della fame e hanno chiesto di poter esporre un cartello dal pattugliatore con la scritta in inglese "Please, help us" (per favore aiutateci).
"Se finora l’emergenza sanitaria appare scongiurata, da un momento all’altro la situazione potrebbe precipitare perché le condizioni igieniche sono molto precarie", ha detto ieri il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, salito a bordo della nave della Guardia costiera insieme a una delegazione della commissione Sanità di Palazzo dei Normanni (e dopo aver dato, su Twitter ed Fb, dello "stronzo" a Salvini).

DA DIECI GIORNI ALL’ADDIACCIO
Già cinque i casi gravi di scabbia accertati e una settantina quelli sotto osservazione. Da dieci giorni 130 eritrei, 10 migranti delle Isole Comore, sei bengalesi, due siriani, un egiziano e un somalo dormono all’aperto, sdraiati su cartoni e con un grande telo verde sistemato sul ponte per proteggerli dal caldo e dal freddo. Due bagni chimici per 150 persone con una pompa per l’acqua corrente.
Condizioni che il Garante per i diritti dei detenuti ha denunciato inviando un’informativa alle Procure che indagano sul caso.

L’ITALIA RISCHIA CONDANNA PER TRATTAMENTI INUMANI
"E’ una situazione che mette anche l’Italia a rischio di una condanna in sede internazionale per trattamenti inumani" ha detto Daniela De Robert, capo delegazione dopo la visita alla nave.
E ieri a tarda sera è giunta dal Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo (Mrcc Roma)la notizia di una nuova richiesta da parte della nave Diciotti "di autorizzare lo sbarco dei naufraghi soccorsi per l’estrema criticità della situazione a bordo".
Il documento per informazione è stato inviato non solo al Viminale, al gabinetto dei ministeri di Difesa, Trasporti e degli Esteri, ma anche alla Procura nazionale antimafia e alle Procure di Palermo, Catania e Agrigento.

I MAGISTRATI OGGI AL VIMINALE
Intanto oggi il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, è a Roma per sentire dirigenti e funzionari del Viminale nell’ambito dell’inchiesta per sequestro di persona e arresto illegale a carico di ignoti.
Salvini ieri ha continuato a sfidare la Procura: "Se questo magistrato vuole capire qualcosa gli consiglio di evitare i passaggi intermedi. Siccome c’è questo presunto sequestratore e torturatore, sono disponibile a farmi interrogare anche domani mattina".
Ma si tratta di una mera strategia di comunicazione: Salvini fa finta di non sapere che, in quanto senatore, potrebbe essere ascoltato soltanto da testimone e che, semmai, contro di lui, dovrebbe agire il Tribunale dei Ministri.
Di certo c’è che, nel marzo scorso, è stato introdotto nel codice penale il reato di "Sequestro di persona a scopo di coazione" che sembra scritto apposta per la Diciotti.

RISCHIO DI RECLUSIONE FINO A TRENT’ANNI
L’articolo è il 289 ter e prevede che "chiunque, fuori dei casi indicati negli articoli 289-bis e 630, sequestra una persona o la tiene in suo potere minacciando di ucciderla, di ferirla o di continuare a tenerla sequestrata al fine di costringere un terzo, sia questi uno Stato, una organizzazione internazionale tra più governi, una persona fisica o giuridica o una collettività di persone fisiche, a compiere un qualsiasi atto o ad astenersene, subordinando la liberazione della persona sequestrata a tale azione od omissione, è punito con la reclusione da 25 a 30 anni".
GLI SHERPA NON SONO L’UE
Sul fronte europeo, ieri a Bruxelles nella riunione dei cosiddetti sherpa, ossia funzionari e non politici Ue, come era stato previsto da tutti tranne che dalla triade Salvini-Di Maio-Conte, non è stato detto nulla di significativo sulla questione, dimostrando che l’Italia è all’angolo.
Conte, stretto tra la scelta di Salvini di non cedere sulla questione Diciotti e quella di Di Maio di minacciare l’Europa di un taglio ai contributi all’Ue, se l’è cavata come poteva, ma l’eurodeputata del Pd, Michela Giuffrida, gli ha ricordato che "Se siamo nei guai è colpa sua, del premier, che ha accettato la ricollocazione su base volontaria dei migranti. Per risolvere sul serio risolvere la questione chieda la convocazione straordinaria del Consiglio europeo invece di mostrare i muscoli con quattro dirigenti".
Le cose, insomma, non sono affatto messe bene.
Il ministro dell’Interno, che a prescindere dai proclami ha un grande intuito politico, da alcuni segnali sembrerebbe stia ipotizzando una "strategia d’uscita" valutando, sono parole sue, "la possibilità di fare procedure di identificazione e riconoscimento per individuare profughi veri, che sono la minoranza, dai finti profughi prima ancora che le persone sbarchino".
Questa, insomma, potrebbe essere la giornata in cui il problema comincia a venir risolto.
Intanto, nei confronti di Salvini, è scattata anche una denuncia per istigazione all’odio razziale (legge Mancino), aggravata dalla posizione di responsabile di una pubblica funzione.
A presentarla sono stati alcuni cittadini alla Procura della Repubblica di Treviso.
Per i firmatari il reato si sarebbe consumato attraverso una serie di affermazioni pubbliche rese dal capo della Lega tra giugno e luglio. E tra esse la famosa frase "per gli immigrati clandestini è finita la pacchia, preparatevi a fare le valigie, in maniera educata e tranquilla, ma se ne devono andare".

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