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Migranti: Diciotti, Salvini indagato, atti al Tribunale Ministri

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Migranti: Diciotti, Salvini indagato, atti al Tribunale Ministri

domenica 26 Agosto 2018 - 08:00
Migranti: Diciotti, Salvini indagato, atti al Tribunale Ministri

La Procura di Agrigento ha iscritto il vicepremier nel registro degli indagati per i reati di sequestro di persona, abuso d'ufficio e arresto illegale. Indagato anche il capo di Gabinetto del Viminale. Secondo i magistrati avrebbero privato illegalmente della libertà personale i profughi soccorsi dalla nave Diciotti. Il capo della Lega, "Vergogna, serve una riforma della Giustizia". L'Anm, "Basta interferenze". L'argomento oggetto di una riunione del Csm

E’ di ieri a tarda sera la conferma della notizia: il ministro dell’Interno Matteo Salvini è ufficialmente indagato dalla Procura di Agrigento per sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale.
Indagato anche il capo di Gabinetto del Viminale.
Secondo i magistrati, avrebbero privato illegalmente della libertà personale i profughi soccorsi dalla nave Diciotti ai quali, per giorni, prima della soluzione delle prime ore di questa mattina, è stato vietato scendere dall’imbarcazione ormeggiata nel porto di Catania.
"E’ una vergogna essere indagati per difendere gli italiani, serve la riforma della Giustizia" è stato il commento del leader della Lega, che ha appreso la notizia durante un comizion a Pinzolo.
La svolta nell’inchiesta è arrivata al termine di una giornata convulsa. In mattinata, a Roma, il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio aveva sentito nel Palazzo di Giustizia come persone informate dei fatti due alti funzionari del Viminale, Gerarda Pantalone e il suo vice, Bruno Corda. L’inchiesta, fino ad allora, era ancora contro ignoti.
In tarda serata la nota di Patronaggio: "La Procura di Agrigento, al termine dell’attività istruttoria compiuta, ha deciso di passare a noti il fascicolo, iscrivendo due indagati e trasmettendo doverosamente i relativi atti alla competente Procura di Palermo per il successivo inoltro al tribunale dei ministri".
Naturalmente nel comunicato della Procura non c’è il nome di Salvini, il quale peraltro solo poche ore prima aveva rivelato su Facebook che il magistrato aveva chiesto i suoi dati anagrafici, sfidandolo ad arrestarlo.
Pur sapendo perfettamente che a giudicarlo sarebbe il tribunale dei Ministri, nel comunicato non c’è.
La conferma che il ministro iscritto nel registro degli indagati sia il leader della Lega non tarda ad arrivare.
Secondo la procedura, le carte con gli atti istruttori raccolti finora dai pm di Agrigento verranno trasmessi alla Procura di Palermo che, entro 15 giorni, dovrà girarli al Tribunale dei ministri del capoluogo, competente in casi di reati compiuti da esponenti del Governo.
Entro novanta giorni i giudici, che sono estratti a sorte ogni due anni e hanno i poteri del vecchio giudice istruttore, dovranno decidere se archiviare o chiedere l’autorizzazione a procedere in questo caso del Senato, visto che Salvini è senatore.
Sarà però il Procuratore della Repubblica, ricevuta una relazione motivata del collegio, in questo caso a "girare" la richiesta al Parlamento.
In serata Salvini è passato dalle sfide ai sorrisi, pur senza rinunciare alle frecciate.
"Aspetto con il sorriso il procuratore di Agrigento, voglio spiegargli le mie ragioni. Aspetto un procuratore che indaghi i trafficanti e chi favoreggia l’immigrazione clandestina".
Per l’iscrizione del leader della Lega è stata fondamentale la deposizione dei due funzionari che hanno consentito ai magistrati di ricostruire la catena di comando che ha gestito, prima l’ordine di non fare attraccare la nave della Guardia Costiera con 190 migranti a Lampedusa, e poi la disposizione di vietare lo sbarco a Catania, sede individuata dal ministero delle Infrastrutture come il porto sicuro.
Le parole aspre del ministro, che fino ad oggi aveva invitato il capo dei pm a indagarlo e a non sprecare tempo sentendo i funzionari, sono state duramente criticate dall’Associazione Nazionale Magistrati.
"Il ministro dell’Interno ha rilasciato dichiarazioni tendenti ad orientare lo sviluppo degli accertamenti. Si tratta di una interferenza nelle prerogative dell’autorità giudiziaria; nessun altro soggetto può sostituirsi ai magistrati", ha scritto l’Anm che ha annunciato che "vigilerà affinché singolo magistrato possa svolgere i propri compiti in assoluta autonomia, senza inammissibili e indebite interferenze".
E a difesa delle toghe si sono schierati ieri anche quattro consiglieri del Csm che hanno chiesto che venga messo all’ordine del giorno del Plenum fissato per il 5 settembre "la verifica del rispetto delle norme".

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