L'industria blu per risollevare la Sicilia non solo balneare, l'Etna come risorsa - QdS

L’industria blu per risollevare la Sicilia non solo balneare, l’Etna come risorsa

Michele Giuliano

L’industria blu per risollevare la Sicilia non solo balneare, l’Etna come risorsa

domenica 30 Dicembre 2018 - 06:00
L’industria blu per risollevare la Sicilia non solo balneare, l’Etna come risorsa

Gli ultimi dati dell’Osservatorio turistico della Regione lasciano ben sperare per il futuro. Unicredit-Tci: rispetto al 2010 il turismo culturale risulta in crescita del 14,6 per cento

Si ringrazia per la partecipazione:
– Confeserfidi
– Sidra
– Europa Carri
– Comune di Catania

PALERMO – Il turismo in Sicilia è ormai più che una speranza per il futuro, una certezza di crescita nel presente. I dati sono confortanti: lo dicono quelli raccolti nel report aggiornato a settembre 2018, preparato dall’osservatorio turistico dell’assessorato regionale al Turismo, intitolato “Il turismo in Sicilia nel contesto delle tendenze mondiali e nazionali”. E la tendenza positiva si esprime in diversi comparti.
Il turismo culturale, in primis, è in buona salute e cresce, riferendosi ai dati del 2015, analizzati nel rapporto sul turismo 2017-Unicredit Tci, sia nel medio periodo (a due cifre: +17,5% gli arrivi e+14,6% le presenze sul 2010). In ulteriore aumento, rispetto all’anno precedente, la spesa turistica incoming a fini culturali, quasi il 37% della spesa totale dei viaggiatori stranieri in Italia.
Anche il tasso di internazionalità si mantiene elevato (61%) mentre resta tutto sommato contenuta la permanenza media (2,6 notti). Uno dei punti forti rimane naturalmente il turismo balneare, per cui siamo rinomati e riconosciuti a livello nazionale e internazionale.
Il mercato del turismo balneare, nonostante la sua maturità, ha registrato performance positive sia nel medio periodo (+12,1% gli arrivi e +0,2% le presenze) sia nel breve (rispettivamente +4,6% e +3,1%): chiaramente questi ultimi dati sono condizionati dalla difficile situazione che il bacino del Mediterraneo sta vivendo e che ha avuto come conseguenza nell’anno 2015 un crollo dei flussi nelle destinazioni del Nordafrica e del Medio Oriente. Con oltre 116 milioni di presenze in tutta Italia, la Sicilia può sicuramente ancora migliorare molto le sue performance perché, nonostante il balneare si conferma il più importante prodotto turistico del Paese, e tutto il Sud si identifichi con il mare, solo Vieste figura nella classifica delle prime dieci località balneari per posti letto, mentre sono l’alto e il medio Adriatico ad avere la dotazione ricettiva più significativa, nonostante una tipologia di costa assolutamente non comparabile alla bellezza e ricchezza del territorio isolano.
Un comparto per la Sicilia meno tradizionale, eppure con grandi potenzialità che stanno cominciando a venire fuori, è il turismo montano, anche in località meno rinomate dell’Etna, unica meta tradizionale per lo sci nella nostra isola. In generale, in tutta Italia la ripresa del turismo domestico e la ricerca di destinazioni percepite come più sicure ha recentemente dato una boccata d’ossigeno a questo settore, con oltre 11 milioni di arrivi e quasi 48 milioni di presenze, infatti, la montagna siciliana ha registrato sull’anno precedente rispettivamente +6,5% e +3,4%. Anche la spesa incoming (1,5 miliardi di euro, pari al 4,2% di quella complessiva) è in crescita.
Continua a calare, invece, la permanenza media (4,2 notti) e resta il problema di sostenibilità di medio periodo di un turismo che sempre più spesso deve ricorrere nei mesi invernali all’innevamento programmato a causa dei cambiamenti climatici. Un problema che potrebbe essere superato grazie alla destagionalizzazione e alla creazione di percorsi da trekking e per escursionisti che possano essere abbinati a degustazioni enogastronomiche o visite di luoghi di interesse storico. Magari lavorando in sinergia con i tanti agriturismi presenti ormai in maniera diffusa, e che continuano a crescere, grazie anche alla presenza di moltissimi turisti stranieri provenienti dalla Germania, i Paesi Bassi e la Francia, maggiori fruitori di questa tipologia di esperienza turistica.

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