Diciotti: Rousseau grazia Salvini e spacca i grillini - QdS

Diciotti: Rousseau grazia Salvini e spacca i grillini

Pietro Crisafulli

Diciotti: Rousseau grazia Salvini e spacca i grillini

martedì 19 Febbraio 2019 - 08:00
Diciotti: Rousseau grazia Salvini e spacca i grillini

Dai risultati della piattaforma, che ha fatto registrare grossi problemi con conseguenti polemiche,il 59,05% degli iscritti al M5S sarebbe contrario all'autorizzazione a procedere per Salvini. Di conseguenza il 40,95% è a favore del processo al capo della Lega Nord. Di Maio, "Questa è democrazia". Il giallo dell'ingresso nel sistema senza l'sms di verifica

Sulla vicenda Diciotti, il "Metodo Rousseau" grazia Matteo Salvini ma spacca i grillini: tra i pentastellati infatti infuriano le polemiche conseguenti non soltanto al fatto che il 40,95% di chi ha votato sulla piattaforma di Casaleggio avrebbe voluto mandare il capo della Lega Nord sotto processo, ma anche sul sistema di voto (No per dire Sì e viceversa), sui grossissimi problemi tecnici della piattaforma, con il giallo finale che, secondo alcune chat grilline, molte persone sarebbero riuscite a votare senza l’sms di verifica.
"Di norma quando entriamo su Rousseau – racconta una portavoce – oltre a inserire l’e-mail e la password, ci arriva un messaggio di verifica con un codice numerico di cinque cifre che dobbiamo inserire. Questo sms non è mai arrivato e l’accesso a Rousseau è stato effettuato comunque".
Così il risultato del 59,05% perde smalto in mancanza di un soggetto terzo che controllasse, così come aveva richiesto nei giorni scorsi Forza Italia con Maria Stella Gelmini. Alla piattaforma di Davide Casaleggio è successo di tutto, a cominciare dai rallentamenti del "sistema operativo" che hanno portato allo slittamento dell’orario di apertura e chiusura delle urne virtuali. Questo ha scatenato ieri le proteste della base (sul Blog delle Stelle fioccavano i commenti degli attivisti spazientiti dalla lunga attesa) e hanno fatto storcere il naso a non pochi parlamentari: uno di loro ha fatto presente che deputati e senatori versano centomila euro al mese per la piattaforma Rousseau.
I vertici del Movimento riguardo ai problemi tecnici li hanno attribuiti non ad attacchi hacker ma al boom di accessi al sito. Insomma, il "malfunzionamento" di Rousseau a fronte di una votazione così delicata, l’ha trasformata in una sorta di pantomima che però ha consentito al capo politico grillino Luigi Di Magio, di commentare "Lasciamo spazio alla democrazia: porteremo avanti la linea decisa dai nostri iscritti".
Così oggi pomeriggio il copione del voto nella Giunta per le Autorizzazioni a procedere del Senato sembrerebbe già scritto: i grillini – non tutti, si segnalano già alcune defezioni – voteranno contro la richiesta del Tribunale dei Ministri di Catania, andando nella direzione opposta rispetto a quello che hanno sempre predicato e sposando un opportunismo politico più democristiano che pentastellato.
Dopo il voto della Giunta sarà comunque l’Aula del Senato a doversi pronunciare entro il 25 marzo, dopo le elezioni regionali in Sardegna.
"Con questo risultato – ha scritto ieri Di Maio su Facebook commentando il "salvataggio" di Salvini – i nostri iscritti hanno valutato che c’era un interesse pubblico nella vicenda Diciotti e che era necessario ricordare all’Europa che c’è un principio di solidarietà da rispettare".
Ma a giudicare dai commenti al suo post il clima tra i pentastellati è tutt’altro che sereno: "Oggi avete distrutto il Movimento" e "ci avete venduti alla Lega", alcuni fra i messaggi più gettonati che rimbalzano fra migliaia di utenti, che ora promettono l’addio accusando i vertici pentastellati di aver messo "l’interesse politico davanti alla legalità".
Salvini, dopo qualche settimana di passione, ha ritrovato ieri sera la consueta spocchia e, rivolgendosi ai grillini, ha dichiarato: "Li ringrazio per la fiducia, ma non è che sono qui a stappare spumante o sarei depresso se avessero votato al contrario. Sarei stato disponibile ad affrontare anche qualsiasi altro voto, non ho problemi. Se uno ha la coscienza a posto, come ce l’ho io, non vive con l’ansia".
Poi il vicepremier ha ringraziato "per la correttezza" il collega Di Maio e ha puntualizzato: "Per me il governo non era e non è in discussione. Il governo va avanti, punto".
Ma quanto costerà ai pentastellati la fedeltà all’alleato?
Nell’assemblea di questa sera con Luigi Di Maio – a quanto si apprende da fonti parlamentari – a causa delle tensioni interne, un gruppetto di parlamentari ha disertato la riunione. All’una del mattino, al termine dell’Assemblea, il vicepremier grillino ha dichiarato: "Il governo va avanti, come tanti italiani ci chiedono. Ad aprile c’è da far partire il reddito di cittadinanza e ci sono da fare tante altre cose".
Intanto il verdetto atteso è adesso quello del 26 maggio, con il voto alle europee che rischia di riservare ai Cinquestelle sgradite sorprese in termini di consenso.

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