Un'impresa funziona come eterna startup - QdS

Un’impresa funziona come eterna startup

Carlo Alberto Tregua

Un’impresa funziona come eterna startup

mercoledì 13 Marzo 2019 - 00:00

Gli inetti uccidono la Sicilia

Su quotidiani, radio, televisioni e web circolano senza sosta chiacchiere da cortile. Non si leggono e non si sentono proposte concrete e ragionevoli per porre fine al continuo declino della nostra economia e al continuo conseguente aumento della disoccupazione. Sembra di assistere a uno spettacolo teatrale piuttosto che vivere una realtà negativa nella quale ognuno di noi è impotente a dare un contributo positivo.
Il ceto politico è in una guerra fratricida al proprio interno. I singoli rappresentanti politici si scagliano contro i loro colleghi non considerandoli avversari ma nemici. Se possono li danneggiano. Ma tutto ciò non costruisce niente, anzi diventa una sorta di triste tran tran tra nuovi Guelfi e Ghibellini.
Si dirà che le fazioni, le parti avverse, ci sono sempre state, anche nella Chiesa quando vissero contemporaneamente due papi, uno a Roma e l’altro ad Avignone (1409 ).
Ma la stagione negativa della Sicilia è durata troppo a lungo, almeno oltre tre decenni. Si avverte ancora di più perché il Nord dell’Italia è cresciuto rapidamente e con esso alcune regioni del Sud come la Puglia e la Basilicata con Matera, Capitale europea della Cultura 2019.
L’Europa ha superato i valori del Pil antecrisi, il nostro Paese non ha ancora raggiunto quei dati. Peggio, nel 2018 è iniziata la discesa che ha fatto approdare alla crescita negativa in due trimestri consecutivi, probabilmente confermata anche nel 2019. Tutte le fonti di previsioni statistiche danno il Pil 2019 del nostro Paese intorno allo zero.
In questo quadro, il sistema delle imprese funziona. Cinque milioni di Partite Iva hanno trainato e stanno trainando il Paese: una ricchezza immensa invidiata da tanti altri partner. Ma la parte statalista del ceto politico, anziché accendere i ceri perché il settore imprenditoriale si sviluppi sempre di più, lo vessa con mille orpelli e con tasse sempre più gravose e con una burocrazia opprimente.
L’impresa ha bisogno di considerarsi come una eterna start up: nell’innovazione è il suo futuro. Una innovazione continua, inventando nuovi metodi e nuovi percorsi, analizzando minuto per minuto l’andamento del mercato, trovando soluzioni idonee per starci dentro in modo equilibrato e competitivo.
La vita dell’imprenditore non è facile, proprio perché deve ballare senza musica tutti i giorni, andare in sintonia con il mercato, con un ritmo costante. Nel momento in cui si riposa, verrà superato in una prima fase e cacciato fuori dallo scenario economico, nella seconda.
L’imprenditore anche la notte deve pensare cosa fare l’indomani e dopodomani, fra tre mesi, fra un anno, fra dieci anni. Non può vivere giorno per giorno. Se lo facesse il suo destino sarebbe segnato.
Non è facile vivere in questo modo sapendo che la propria esistenza dipende dalle proprie capacità ma anche da condizioni esterne sulle quali non si possa influire. Tuttavia è così che bisogna vivere se si vuol fare questo mestiere, che ha, d’altra parte, aspetti entusiasmanti nel constatare che nonostante tutte le difficoltà si possano ottenere risultati.
Se tutto il sistema pubblico funzionasse con la mentalità appena descritta, vi sarebbe un grosso balzo di efficienza e un grande risparmio di risorse con le quali si potrebbero costruire infrastrutture, riparare il territorio, sostenere lo sforzo delle imprese.
E invece constatiamo con amarezza che gli inetti stanno uccidendo la Sicilia, distruggendo tutte le attività economiche, non costruendo una piattaforma per lo sviluppo e, via parallela, tenendo la mano tesa come accattoni per ricevere qualche gratifica dal governo centrale.
Ma intanto tutto il ceto politico continua a godere di privilegi di ogni genere oltre che di stipendi ingiustificati (un deputato regionale percepisce oltre 10.000 euro al mese e così un assessore regionale e il presidente, che ha ridotto la sua indennità a misura inferiore a quella del Presidente degli Stati Uniti). Dirigenti che guadagnano 200 mila euro l’anno, dipendenti che ne guadagnano oltre centomila. Insomma il Bengodi di una piccola parte della popolazione che stride fortemente con la estesa povertà di una grande parte di essa.
I rimedi per uscire da questa situazione ci sono. Ma fino a quando la classe politica sarà di questa pasta non si vede come ribaltare l’attuale situazione. Per cui, si andrà sempre più giù.

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