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Messina – L’edilizia per rilanciare l’economia locale e il Ponte per ricucire Sud e Nord Italia

Lina Bruno

Messina – L’edilizia per rilanciare l’economia locale e il Ponte per ricucire Sud e Nord Italia

giovedì 14 Marzo 2019 - 03:00
Messina – L’edilizia per rilanciare l’economia locale e il Ponte per ricucire Sud e Nord Italia

Dal Masterplan al collegamento sullo Stretto: tante le potenziali occasioni da concretizzare. La priorità dei sindacati è il rilancio di un comparto, sprofondato in una crisi decennale

MESSINA – Tra i grandi investimenti che dovrebbero fare ripartire l’occupazione, specie nel settore delle costruzioni, ci sono i fondi del Masterplan, Patto per Messina, con la rimodulazione dei progetti che prevedono finanziamenti per circa 330 milioni di euro, spendibili per opere da avviare entro dicembre 2021. Ma queste risorse non si potranno spendere fino a quando l’ex Provincia non avrà i bilanci approvati.
Quella di Messina è infatti l’unica delle tre Città Metropolitane siciliane a dovere gestire tutta la progettazione riguardante i 109 Comuni invece della città capofila, come si prevede per Catania e Palermo. Nulla però è cambiato nei conti dell’Ente dopo la protesta del sindaco Cateno De Luca: decine di opere restano ancora bloccate, mentre il personale è rientrato dalle ferie forzate ed è ripreso il pagamento degli stipendi.
Intanto non si argina, come ha ricordato il segretario della Filca Cisl, Giuseppe Famiano, l’emorragia occupazionale in tutti i settori della filiera delle costruzioni: cemento, edilizia, lapidei, legno e laterizi, che ha perso oltre 15 mila posti di lavoro e continua a vivere una fase difficile. “Solo nel settore edile – ha affermato – dal 2008 a oggi si registra una perdita di oltre 10 mila posti di lavoro, senza considerare tutto l’indotto. Il monte salari registrato in Cassa edile è diminuito di oltre il 50%, passando dai 103 milioni di euro del 2008 ai 43 milioni di euro del 2018. Anche le imprese si sono notevolmente ridotte: nel 2008 erano 2.835 a fronte delle 1695 del 2018”.
I dati delle gare di appalti pubblici nel 2018 hanno avuto un declino del 40% rispetto al 2017 e di conseguenza gli importi investiti sono diminuiti del 70%. La causa, per la Filca Cisl, è da ricercare anche nella carenza di personale tecnico negli Enti locali, che ha bloccato l’iter degli appalti pubblici, mentre molte opere già appaltate e avviate vanno a rilento per la troppa burocrazia. I sindacati puntano a evidenziare queste difficoltà in tutte le sedi istituzionali e portarle alla ribalta nazionale in occasione dello sciopero indetto per domani dai comparti di settore di Cgil, Cisl e Uil.
Anche Enzo Cocivera, segretario della Fillea Cgil, ha sottolineato la profonda crisi della filiera delle costruzioni, che da dieci anni continua a perdere posti di lavoro nella provincia. “Ci sono complessivamente – ha affermato – 800 mln di finanziamenti che rischiano di essere vanificati. È prioritario sbloccare tutte le opere finanziate che riguardano la sicurezza del territorio e degli edifici. C’è un’emergenza legata al rischio sismico e idrogeologico che, se affrontata, risolverebbe anche quella occupazionale. È un tema che non è mai stato considerato seriamente e per questo, dopo lo sciopero, vogliamo fare un monitoraggio nei Comuni per capire quante opere sono bloccate e per quali motivi”.
Anche per la Uil la priorità è l’utilizzo dei fondi del Masterplan. “Ci sono inoltre – ha sottolineato il segretario Ivan Tripodi – le tante opere infrastrutturali che sono solo sulla carta, la cui mancata realizzazione sta affondando l’economia del territorio”.
Una delegazione di circa duecento lavoratori della Cisl indosserà, alla manifestazione di Roma, le magliette con scritto “Sì Ponte”. “È evidente – ha sottolineato il segretario Tonino Genovese – come il vero snodo sia la realizzazione dell’infrastruttura principe, che può rappresentare la grande spinta, non soltanto per questo territorio, ma per tutto il Mezzogiorno. La costruzione del Ponte sullo Stretto e di tutte le opere a esso connesse è ineludibile e imprescindibile per il riequilibrio socio-economico del Paese. Rigettiamo l’idea che gli interventi di messa in sicurezza del territorio e quelle legate alle verifiche e agli adeguamenti del rischio sismico debbano o possano sostituire la realizzazione del Ponte. Non ci sono opere che determinano un ‘prima’ o un ‘ma’: la cucitura all’Italia si realizza avviando tutti i cantieri”.

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