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Messina – Tra Ztl e parcheggio Cavallotti bruciati 1,5 mln di euro in cinque anni

Francesco Torre

Messina – Tra Ztl e parcheggio Cavallotti bruciati 1,5 mln di euro in cinque anni

giovedì 01 Luglio 2010 - 00:00

Dibattito in commissione consiliare Bilancio. Emerge uno scenario finanziario preoccupante. Tempesta sulla gestione dell’Atm. Atmosfera calda, il 9 luglio lo sciopero

Messina – In attesa del megasciopero del nove luglio, l’atmosfera nella sede dell’Atm rimane caldissima. E non solo per i disagi dei lavoratori, ma anche per quanto emerso dal dibattito in Commissione Bilancio del Comune qualche giorno fa, quando l’ex consulente contabile dell’azienda Gaetano Saija, considerando “fallimentare” la gestione finanziaria dell’Atm, ha denunciato la presenza di una contabilità parallela, di stampo privatistico, che si prefigurerebbe come una vera e propria distorsione dei meccanismi sanciti dalle normative. Ma di questo parleremo più avanti.
A proposito di “distorsioni”, infatti, la nota economica firmata dal direttore generale dell’azienda Claudio Conte (anch’egli indagato per il raggiro alla Regione sul chilometraggio gonfiato), da quello amministrativo Ferdinando Garufi, dal responsabile della contabilità economica Domenico Guerrera e da quello della ragioneria Paolo Altadonna, ne contiene più di una. Innanzitutto a riguardo della gestione del Parcheggio Cavallotti di Via Primo Settembre, dal 2004 ad oggi contrassegnata da costanti e pesanti perdite di esercizio: 148 mila euro nel 2004; 221 mila nel 2005; 223 mila nel 2006; 195 mila nel 2007 e 114 mila nel 2008. Per un totale di 901 mila euro di perdite in 5 anni.
Un ottimo score, non c’è che dire. Se poi andiamo a citare i dati del servizio di sosta a pagamento (al netto dei tanti ricorsi persi dal Comune, davvero incapace persino di interpretare la normativa sulle Ztl) i numeri sono ancora più preoccupanti: 175 mila euro di perdita di esercizio nel 2007, addirittura 513 mila euro nel 2008. In totale, in due anni, 688 mila euro che, sommati a quelli persi per la gestione del Cavallotti, fanno lievitare la cifra a 1 mln 589 mila euro. Che non sono bruscolini. Ci si chiede: com’è possibile che anche il servizio di sosta a pagamento sia in perdita? La Ztl è ormai ovunque nel centro storico, e la concentrazione di auto è tale che, come si usava dire una volta (senza pensare che sarebbe diventata una realtà), “non si trova un parcheggio nemmeno a pagarlo”.
D’altra parte, 2,5 mln di entrate annuali da questo servizio non sono poche. Il problema, infatti, non è certo lì (o forse lo è anche, ma solo in parte), ma nelle uscite, che ammontano ad oltre 3 mln di euro l’anno. Dovute esclusivamente al numero spropositato di ausiliari del traffico. Se l’organico totale dell’Atm è composto da 654 unità, infatti, per questo servizio vengono impiegati ben 131 addetti, a cui vanno aggiunti 87 ex Lsu in scadenza di contratto. 218 persone per gestire un business che, così com’è, non è altro che un peso per l’azienda e l’amministrazione. Così come lo è per i cittadini, ma di quello – si sa – non si preoccupa nessuno.


Risorse umane. Quei 218 assunti “su indirizzo del Comune”
Messina – Sui numeri sballati delle risorse umane i dirigenti dell’Atm si liberano di ogni responsabilità. Sui 218 addetti alle Ztl che rendono il servizio improduttivo, infatti, nella nota viene specificato: “sono stati assunti su indirizzo del Comune”. Peraltro, a chiamata diretta. Il che significa che si è fatto del clientelismo, e senza porsi un freno.
Lo sapevamo già, ma il caso Atm giorno dopo giorno diventa sempre più l’emblema di una città che ormai non distingue più – in ogni sede, ad ogni livello – la dimensione privata da quella pubblica.
Tant’è che, a fianco del conto corrente istituzionale alla Bnl addirittura, l’azienda ne possedeva un altro “privato” anche alla Banca Antonello da Messina. A quali fini, non è dato saperlo. Fatto sta che è stato chiuso subito dopo la denuncia in Commissione Bilancio. Anche se il presidente del collegio dei revisori dell’Atm, Giuseppe Frisone, ha poi successivamente specificato che l’azienda speciale può agire in perfetta autonomia imprenditoriale, e che quindi in quella gestione delle finanze non vi era alcuna “distorsione”.

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