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Beni culturali: tutte le “Pompei” di Sicilia

Vanessa Paradiso

Beni culturali: tutte le “Pompei” di Sicilia

mercoledì 24 Novembre 2010 - 00:00

BB.CC.. Giro dell’Isola tra i beni degradati.
Tempio “ingabbiato”. Tra i numerosi beni culturali a rischio va prestata subito attenzione al Tempio di Selinunte da dieci anni ingabbiato in una inutile e dannosissima impalcatura.
Da tutelare. Pericolo di crollo anche per le antiche mura di Kamarina, quelle Timolontee di Capo Soprano a Gela, l’antico borgo della Cunziria a Vizzini (Ct) e la tonnara di Santa Panagia (Sr).

Ad oggi, sono circa 2.000 i monumenti che appartengono ai beni culturali della Sicilia, sulle quali è stata calcolata la vulnerabilità, cioè lo stato di salute, ma la campagna di censimento è ancora aperta. Analogamente a quanto già avvenuto a livello nazionale, anche la Sicilia si è dotata di una Carta del Rischio dei beni culturali. Sono stati censiti 10.178 beni e predisposte 2.500 schede di vulnerabilità. Gianfranco Zanna, responsabile Beni Culturali Legambiente Sicilia ci dice che “i nostri beni culturali hanno tanti problemi legati soprattutto alla mancanza di fondi per la tutela e la manutenzione ordinaria che resta il miglior modo per salvaguardarli. Credo che, ad oggi, non si sia programmato nulla. Da molti anni le risorse per i beni culturali vengono attuate dai Fondi europei e fino adesso nulla è stato fatto per quelli derivanti dalla nuova Agenda 2007/2013”.
La Carta del Rischio del patrimonio culturale per la Regione Siciliana, finanziata con fondi Por per un importo di circa quattro milioni di euro, ha proceduto complessivamente a rilevare opere in ben 99 comuni, compresi i nove capoluoghi e tutte le sedi della diocesi.
Il progetto ha rilevato come aree più a rischio Palermo, Catania e Messina e sono stati fatti studi pilota per Poggio Reale e Taormina. Per Taormina si sta procedendo alla stesura del Piano di protezione civile prevedendo non solo la ripulitura delle pendici del Monte Tauro, ma anche abbracciando la fascia costiera sino allo spartiacque dei peloritani per scendere dal lato tirrenico sino alla costa.
Stando a quanto ci riferisce, Gianfranzo Zanna di Legambiente Sicilia, “tra i numerosi beni a rischio va prestata subito attenzione al Tempio di Selinunte da dieci anni ingabbiato in una inutile e dannosissima impalcatura. è necessario intervenire subito per salvare le antiche mura di Kamarina, che sono già in parte crollate per l’azione erosiva delle correnti marine, stravolte dalla costruzione del’attiguo porto di Scoglitti. E ancora, le Mura Timolontee di Capo Soprano a Gela, “cotte” dalla vecchia copertura in plexiglass realizzata cinquant’anni fa dall’architetto Minissi e l’antico borgo della “Cunziria” a Vizzini. Così come credo non stia molto bene il Teatro di Taormina, dove si dovrebbero vietare i grandi concerti. Si sta invece positivamente intervenendo, dopo anni di nostre denunce, per salvare i mosaici della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina”.
Ma sono tanti altri gli esempi di beni culturali degradati, come la Tonnara di Santa Panagia (Siracusa), una delle più interessanti testimonianze di archeologia industriale della città. Da anni se ne aspetta, invano, il restauro. Nel frattempo l’antica tonnara, con i suoi stabilimenti per la cottura de pesce, la chiesetta dedicata a S. Lucia e gli alloggi del personale cade letteralmente a pezzi.
Gianfranco Zanna, afferma che “urge destinare risorse alla manutenzione ordinaria dei monumenti. Basterebbe che, prima che inizi la stagione autunno-invernale si controllassero i pluviali dei palazzi storici e delle chiese per evitare tanti danni causati dalle infiltrazioni d’acqua. I capitoli del bilancio della Regione destinati a queste azioni sono da anni azzerati, come ormai non ci sono più soldi per le cosiddette “somme urgenze”, pronti interventi fatti dalle Soprintendenze per fermare il pericolo, mettere in sicurezza il monumento, impedire nuovi danni. Ma, amaramente, ormai più nessuno si occupa di questo”.
Basta pensare che il “sistema dei BB.CC. regionale” nel 2009 è costato qualcosa come 200 milioni di euro: di questi, 147 milioni sono serviti per pagare i dipendenti che vi orbitano intorno e solo 55 mln sono stati usati per la valorizzazione di musei, gallerie, siti archeologici e quant’altro.
L’assessore regionale ai Beni Culturali, Sebastiano Missineo, da poco al governo della Regione, sta prendendo conoscenza del problema ed ha già allo studio un piano che delinea una nuova politica di gestione del territorio chiamando a confronto esperti per fare il punto su iniziative e programma amministrativi da attuare a tutela del territorio.
L’assessore ha tenuto a precisare in un convegno svoltosi recentemente al Palacongressi di Taormina che “bisogna mettere intorno ad un tavolo tutti gli enti e i soggetti che hanno un ruolo concreto nella costruzione del nuovo sistema gestionale e stabilire una strategia condivisa per la pianificazione territoriale”.
A Palermo è stato presentato il “Decalogo Salvalarte, codice di comportamento responsabile per la valorizzazione, tutela e fruizione dei luoghi e siti culturali”. Il documento si propone come ispirazione per uno strumento legislativo volto alla tutela dei siti, sulla scia di quanto ottenuto con il decalogo per la fruizione del patrimonio sommerso, diventato decreto legge regionale lo scorso anno in Sicilia.

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