Imprenditività non fa rima con passività - QdS

Imprenditività non fa rima con passività

Patrizia Penna

Imprenditività non fa rima con passività

venerdì 25 Marzo 2011 - 00:00

Mettersi in proprio, istruzioni per l’uso: alla base di tutto una buona idea accompagnata dalla conoscenza del settore. Fondamentale investire risorse nella presentazione del progetto per destare curiosità e desiderio

CATANIA – Fare impresa, oggi più che mai, significa investire sul proprio futuro. Archiviata l’irragionevole speranza di trovare un posto fisso, sicuro e soprattutto duraturo, la nostra generazione è stata chiamata a rimboccarsi le maniche e a fare dell’intraprendenza la propria garanzia di sopravvivenza.
Idee e consigli per chi desidera mettersi in proprio ormai abbondano sia sul web che sulla carta stampata: manuali, piattaforme multimediali ma anche sportelli e servizi attivati appositamente dalle Pubbliche amministrazioni offrono al giorno d’oggi orientamento formativo e professionale.
Intraprendere un’avventura imprenditoriale significa innanzitutto avere la consapevolezza che non esiste, almeno nelle fasi iniziali, la sicurezza di un guadagno facile o comunque immediato. Mettersi in gioco significa andare incontro a difficoltà, ma soprattutto a rischi: proprio per questo, l’imprenditorialità necessita di grande motivazioni e spirito di sacrificio che sono requisiti essenziali per riuscire a cogliere e valorizzare le opportunità.
Alla base di un’impresa florida capace di produrre beni ma soprattutto profitti, c’è sempre una buona idea imprenditoriale accompagnata da una conoscenza approfondita del settore in cui si desidera costruire la propria idea di impresa. Ed infatti, il processo vero e proprio di creazione di un’impresa ha inizio con l’individuazione ed analisi del mercato di riferimento. Il segreto di una buona impresa sta nella soddisfazione del cliente ma la risposta di un’impresa ai bisogni di un cliente dipende dal prodotto (o servizio) che l’impresa stessa propone ed immette sul mercato. è risaputo che un prodotto, anche se buono ma mal presentato, può risultare poco gradito. Ciò significa che investire risorse nella presentazione “accattivante” di un prodotto è fondamentale al fine di suscitare nella gente il desiderio di avvalersene. La presentazione di un prodotto/servizio raggiunge pienamente il suo obiettivo solo quando scatena nelle persone curiosità e desiderio e le trasforma in potenziali clienti.
Sapere dove si vuole arrivare e cosa si vuole ottenere: questo, in poche parole, significa per un’azienda avere una vision. Essa esplicita il complesso dei valori aziendali (non riconducibili ad una sterile descrizione analitica del prodotto/servizio) mentre la mission dichiara chi l’azienda è, per quale scopo esiste. Vision e mission vanno comunicati con efficacia sia all’interno che all’esterno dell’impresa: all’interno esse si configurano come preziosi strumenti di motivazione e coinvolgimento dei collaboratori a tutti i livelli; all’esterno esse si configurano agli occhi di clienti e fornitori come elementi di promozione dell’azienda stessa poiché ne costituiscono l’identità.
Come si traduce in concreto un’idea imprenditoriale? Come si fa ad analizzare gli aspetti strategici ed operativi di un progetto? Qual è lo strumento che ti permette di capire se esistono le condizioni per avviare un’impresa?
La risposta a tutti questi quesiti è il business plan, detto anche piano o progetto di impresa. Esso non è mai immutabile ma va adattato alle esigenze dell’impresa che sono in continua evoluzione e va stilato in modo chiaro, sintetico ed esaustivo. Non esiste uno schema standard per il business plan ma i suoi ingredienti, per grandi linee, dovranno essere: la sintesi e la descrizione generale del progetto; il profilo professionale dei soci o del team imprenditoriale; il piano del prodotti e dei servizi offerti; il mercato, il contesto competitivo e il marketing; il piano operativo e l’organizzazione; il piano economico finanziario; ed infine il break even, ovvero il calcolo del cosiddetto “punto di pareggio” in cui il volume dei costi coincide con quello dei ricavi (a quel punto l’azienda smette di essere in perdita e inizia a realizzare un profitto).

Risorse umane. Come motivarle ed organizzarle
Quando si parla di risorse di un’impresa, non ci si riferisce soltanto a quelle economiche.
Le risorse umane di ogni azienda che si rispetti, devono funzionare come una “squadra”. è fondamentale che un imprenditore conosca perfettamente ogni segmento della sua impresa poiché solo così potrà gestire al meglio i suoi collaboratori. Da questo punto di vista, un po’ come l’allenatore con i suoi giocatori, l’imprenditore ha la responsabilità di assegnare i ruoli, stabilire gli schemi di gioco, motivare i giocatori. E in effetti, risorse umane poco coinvolte e motivate sono un danno per l’azienda e rivelano una profonda incapacità dell’imprenditore di circondarsi delle persone più adatte per la missione dell’azienda. Più l’impresa è piccola e più aumentano i rischi se si sbaglia nella scelta dei collaboratori.
La realtà delle risorse umane, poi, non va concepita come immobile e sempre uguale a se stessa, la sua organizzazione può essere continuamente migliorata e razionalizzata in virtù dell’intelligenza e del buon senso: tempo e denaro per formare lo staff non sono mai sprecati perché personale non preparato può creare davvero molti guai mentre, al contrario, collaboratori preparati sono fondamentali nel determinare il successo di un’impresa. Nella valutazione del personale sono fondamentali la verifica costante delle attività svolte ed il controllo dei risultati a scadenze temporali prefissate.


Differenza tra la figura del manager e quella dell’imprenditore
Alla base di ogni progetto di impresa (business plan) c’è un’idea e alla base di ogni impresa c’è un progetto. Quando si parla di come fare impresa, è opportuno chiarire la differenza che esiste tra manager ed imprenditore.
Il manager è colui che possiede le competenze proprie di un responsabile di progetto, deve far funzionare l’impresa e consentirle di raggiungere i suoi obiettivi in virtù del bagaglio professionale che mette al servizio dell’impresa stessa.
L’imprenditore è invece colui che ha avuto o ha fatto propria una idea di impresa, l’ha tradotta in obiettivi e si impegna a procurare le risorse necessarie per conseguirli.
Nelle piccole imprese la figura dell’imprenditore e del manager quasi sempre coincidono. Nelle grandi imprese sono figure con responsabilità nettamente distinte: il direttore generale e i direttori dei singoli settori sono i manager, mentre l’imprenditore è il consiglio di amministrazione e il suo presidente.
Nelle medie imprese, l’imprenditore svolge spesso anche funzioni di manager, ma è affiancato da altri manager che hanno la responsabilità della conduzione dei settori dell’impresa non gestiti direttamente dall’imprenditore, e cioè di coordinare le risorse necessarie per conseguire specifici obiettivi riguardanti ad esempio le vendite, la produzione, ecc.

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