Attività produttiva “stagnante” per il terziario siciliano nel 2010 - QdS

Attività produttiva “stagnante” per il terziario siciliano nel 2010

Stiben Mesa Paniagua

Attività produttiva “stagnante” per il terziario siciliano nel 2010

giovedì 15 Settembre 2011 - 00:00

Secondo i dati presentati dalla Giunta nella Relazione sulla situazione economica della Regione. L’andamento del settore dei servizi presenta diversità tra le varie province

PALERMO – “Il terziario siciliano mostra nel 2010 una situazione pressoché stagnante dell’attività produttiva”. Comincia così, in maniera cruda, il paragrafo dedicato ai servizi, all’interno della Relazione sulla situazione economica della Regione siciliana 2010. Tale documento – ricordiamo – ha l’obiettivo di facilitare agli Organi di Governo ed al Parlamento regionale, la predisposizione di adeguate misure programmatiche mirate al sostegno e alla promozione dell’economia siciliana.
Settore in stallo dunque e considerando che nel 2010, rispetto all’area del Mezzogiorno (249.110 mln di euro, variazione 0,6 per cento) e all’Italia (1.009.375 mln di euro, variazione 1,3 per cento), in Sicilia il valore aggiunto ai prezzi di base si attesta sui 61.039 mln euro correnti, con una variazione dello 0,4 per cento, più bassa di quella nazionale. Segno che nell’Isola la crescita del terziario è più lenta.
A questa torta siciliana dei servizi, le nove province contribuiscono in maniera molto diversa: Palermo detiene quasi il 27 per cento del valore complessivo, segue Catania con una quota del 21,6 per cento. Entrambe staccano di parecchio il contributo delle altre province alla formazione dell’aggregato regionale (Messina 13,8 per cento, Agrigento e Trapani, entrambe con l’8,2 per cento, Siracusa 7,7 per cento, Ragusa 5,8 per cento, Caltanissetta 4,8 per cento e, ultima, Enna, 3,1 per cento).
Diverso è anche l’andamento del settore dei servizi tra le varie province “Segni positivi – segnalano nel documento – si osservano prevalentemente nei territori orientali dell’Isola, con variazioni che oscillano tra l’1,8 per cento realizzato a Ragusa (dato migliore) e lo 0,7 per cento di Caltanissetta, mentre tra le province con cali produttivi si va dal -0,2 per cento di Palermo al picco negativo che spetta ad Agrigento con una contrazione del 2,9 per cento”.
La relazione analizza la situazione anche dal punto di vista strutturale: il dato emerso è che il settore siciliano dei servizi è composto da 209.719 imprese attive. Circa il 60 per cento di queste opera nel commercio, seguono quelle impegnate nell’attività di alloggio e ristorazione, 9,2 per cento. C’è solo un lieve incremento nel numero delle imprese attive rispetto al 2009, 0.2 per cento.
In generale, da questo punto di vista il settore sembra un po’ più vivo: “Le statistiche sulla nascita di nuove imprese – scrivono nella relazione – evidenziano una dinamica più vivace rispetto al settore industriale, con un indice di natalità del 4,4 per cento, leggermente migliore rispetto all’anno precedente, mentre l’indice di mortalità, che nel 2009 era del 5,6 per cento, si riduce al 5,5 per cento con l’effetto di produrre un lieve miglioramento dell’indice di sviluppo delle imprese che resta comunque negativo, passando da -1,3 per cento a -1,1 per cento”. Queste variazioni sono chiaramente diverse a seconda dei singoli comparti. Positive sono quelle dell’indice nei servizi di informazione e comunicazione, nell’istruzione, nelle attività immobiliari e nella sanità. Al contrario, negative, negli altri settori si registrano contrazioni più o meno pronunciate.

Attività bancaria. Il sistema sta ricominciando ad alzare la testa
Osservando l’attività bancaria, la Relazione, sottolinea come questa stia ricominciando a crescere dopo il periodo più nero della crisi. “La domanda di finanziamento è apparsa in espansione nel corso del 2010 così come appare dall’analisi storica dei dati diffusi dalla Banca d’Italia riguardanti gli impieghi al lordo delle sofferenze. Il dato di fine anno registra un aumento del 9,8 per cento degli impieghi (poco più di 60 miliardi di euro) rispetto all’anno precedente a fronte di una variazione dell’8,3 per cento realizzata per l’intero Paese”.
Sono le famiglie siciliane, con i loro consumi, a sostenere il volume delle erogazioni con una quota sul totale pari al 45,9 per cento e con una crescita del 16,2 per cento. A seguire ci sono le società non finanziarie, con una quota del 39,5 per cento ed una variazione del 5,4 per cento su base annua. Un sostegno molto alto, quello delle famiglie, che diventa ancor più significativo se paragonato con il dato nazionale dove le famiglie contribuiscono con una quota del 29,2 per cento contro una del 51 per cento delle società non finanziarie.
Altro dato è quello che riguarda la consistenza dei depositi bancari: “a dicembre 2010 è ammontata a 36,3 miliardi di euro, in contrazione dell’1,9 per cento rispetto allo stesso mese del 2009 a fronte di una crescita registrata nella media nazionale (1,2 per cento)”. Un calo che si registra in tutti i settori, escluse le società finanziarie.
Infine, il documento fa un rendiconto delle strutture bancarie nel 2010: Le banche attive con sede legale in Sicilia sono state 35 con 1.759 sportelli operativi. Inoltre, la contemporanea riduzione degli sportelli ha fatto sì che il prodotto bancario per sportello sia aumentato rispetto al 2009, passando da 51 a 55 milioni di euro.

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