L’Antitrust europeo riassetta Tirrenia - QdS

L’Antitrust europeo riassetta Tirrenia

Antonio Casa

L’Antitrust europeo riassetta Tirrenia

mercoledì 18 Aprile 2012 - 04:00
L’Antitrust europeo riassetta Tirrenia

Rischi di monopolio in alcune rotte: dopo Aponte “sacrificato” anche un altro socio, Grimaldi. Resta Onorato (Moby Lines). Niente di nuovo all’orizzonte di Siremar, propaggine siciliana della compagnia di navigazione

PALERMO – L’ultimo capitolo della vicenda Tirrenia si era chiuso con una lettera informale inviata dall’Antitrust europeo al governo italiano, datata 15 marzo 2012, in cui si mettevano in evidenza alcuni rilievi in merito all’iter di privatizzazione di Tirrenia. In particolare l’Ue puntava l’indice contro il rischio monopolio dei mari, vista l’originaria concentrazione di armatori presenti nella Cin (Compagnia italiana di navigazione) che aveva vinto la gara d’appalto.
Adesso, dopo l’iniziale uscita dal gruppo di Luigi Aponte, “sacrificato” lo scorso mese con un’operazione giudicata non ancora sufficiente dall’Ue, anche gli armatori Grimaldi lasciano il campo. Ne resta uno solo. Si tratta di Vincenzo Onorato della Moby Lines.
Se ne sono andati uno ad uno. L’effetto dell’Antitrust europea che aveva sottolineato il sorgere di un possibile monopolio delle rotte tra Continente e Sardegna – Aponte, Onorato e Grimaldi gestiscono singolarmente la quasi totalità del traffico – sta trovando adeguata risposta. Andato via Aponte, è venuto il turno dei napoletani Grimaldi, che hanno dato il via ad un nuovo riassetto societario. La compagine finanziaria sarà molto probabilmente ricomposta in questo modo: 40% Onorato, 15% al fondo Vsl Palladio, 15% al fondo Vertis.
Il profilo della nuova Cin, abbandonata da Moby, Gnv e Grimaldi, vedrà quindi il rientro in campo dello stesso Onorato, patron della Moby, ma attraverso la Onorato Partecipazioni srl e tra i soci ci saranno il fondo di private equity Vsl Palladio Finanziaria (che si occupa di shipping e logistica) e il fondo Versi. Ci sarebbero in attesa di entrare nel capitale azionario anche altre due società di navigazione – la spagnola Balearia e il gruppo Tomasos – ma potrebbe esserci posto per la stessa Regione Sardegna all’interno della compagnia che rileverà l’ex Alitalia dei mari.
In ballo restano anche i problemi derivanti dagli aiuti di Stato di cui Tirrenia ha beneficiato negli anni e nei confronti dei quali a Bruxelles hanno sempre dimostrato una profonda allergia. Ad ogni modo sono passaggi che dovrebbero essere superati nel giro di poco tempo. I dubbi, adesso, sono semmai legati alla forza effettiva del gruppo societario e alla sua capacità di rimettere in piedi una compagna sconquassata da anni di cattiva gestione.
Sul fronte Siremar, la propaggine siciliana della Tirrenia, non c’è ancora niente di nuovo, ma questo non vuol dire buone notizie. Sempre a marzo, nella famosa lettera informale inviata dall’Antitrust europea, in merito alla compagnia isolana – rilevata dalla Compagnia delle Isole con a capo l’armatore Salvatore Lauro – erano state espresse delle perplessità dall’Ue. Ad oggi non risulta superato alcun problema. Un’operazione dai tempi sin troppo lunghi – la gara si era chiusa ad ottobre – che poi si riflette in un turismo che in Sicilia continua a essere stritolato e che, in vista della stagione estiva, fatica ad organizzarsi. La protesta era giunta a fine marzo da Christian Del Bono, presidente di Federalberghi isole minori della Sicilia, che in un comunicato aveva lamentato disservizi e incertezze sui collegamenti marittimi per le isole minori. Un altro “regalo” alle rotte concorrenti, che la Sicilia non può certo permettersi.

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