Archeologia, Relitto Isola delle Femmine, la ricostruzione 3D - QdS

Archeologia, Relitto Isola delle Femmine, la ricostruzione 3D

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Archeologia, Relitto Isola delle Femmine, la ricostruzione 3D

martedì 16 Novembre 2021 - 08:02

La Soprintendenza del Mare e la storia della nave romana piena d'anfore trovata nel luglio scorso dalla nave oceanografica di Arpa Sicilia. Modelli tridimensionali e documentazione. LA GALLERY

Uno specchio blu, scrigno di incredibili tesori nascosti, custode del tempo e di squarci di storia che di tanto in tanto vengono scovati e riemergono in tutto il loro splendore.

È il mare che circonda la Sicilia e le sue isole minori e che ha regalato al mondo un’incredibile ricchezza. Non si tratta delle meraviglie della fauna o della flora marina bensì di reperti che riconsegnano alla comunità uno storico patrimonio.

Custodito a 92 metri di profondità un relitto romano del II secolo a.C. con un considerevole carico di anfore, individuato in luglio dal personale della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana durante una ricognizione effettuata con la Calypso South, nave oceanografica dell’Arpa Sicilia.

LA CAMPAGNA DI DOCUMENTAZIONE DEL RELITTO

A distanza di tre mesi, o poco più, la Soprintendenza del Mare – coadiuvata da Arpa Sicilia, Università di Malta, Diving Center Saracen, Diving Marenostrum e Guardia Costiera di Messina – è tornata sui luoghi per realizzare la campagna di documentazione del relitto.

“Le immersioni – ha raccontato al Quotidiano di Sicilia Salvatore Emma, Nucleo subacqueo della Soprintendenza del Mare – sono state effettuate da un team di altofondalisti composto da subacquei maltesi, inglesi e siciliani, con la supervisione della Soprintendenza. Del relitto ligneo non abbiamo ancora rinvenuto traccia: la parte esposta, non protetta dalla sabbia, è inevitabilmente scomparsa, divorata dagli organismi marini. Si spera, nelle prossime campagne di indagine, di poter effettuare piccoli saggi di scavo per individuare porzioni di scafo rimaste sotto la sabbia e scampate alla distruzione”.

Difficilissime le operazioni subacquee: per l’alta profondità in cui si trova il sito, 92 metri, i sub hanno dovuto utilizzare i rebreather, un sistema di respirazione che consente la permanenza su fondali così profondi per diversi minuti.

I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE

Sono state effettuate immersioni con squadre di tre subacquei che si sono alternati nel corso delle giornate di lavoro. La durata di permanenza sul fondo è stata di 15 minuti con una durata totale di ogni immersione di oltre due ore, considerando la necessaria fase di decompressione effettuata durante la risalita dal fondo.

“Hanno operato fotografi subacquei – ha sottolineato Emma -,
specializzati nel rilievo fotografico in 3D che ha consentito di ottenere un modello tridimensionale completo. Questo già nei prossimi giorni verrà analizzato dagli archeologi della Soprintendenza del Mare per stabilire la consistenza e la tipologia del carico, la disposizione dello stesso sul fondo ed eventuali altri oggetti non rilevati nel corso delle immersioni. È stata inoltre realizzata una documentazione video da documentaristi subacquei professionisti che, oltre allo studio del relitto, consentirà di presentare al grande pubblico il carico di anfore”.

Non è ancora possibile stabilire l’effettiva quantità delle anfore che giacciono attualmente sul fondale: “Sono circa cinquanta quelle che affiorano dalla sabbia, tutte della tipologia Dressel 1A, ma un cospicuo numero si intravede al di sotto di queste. La tipologia del materiale ceramico fa datare il relitto al II secolo a.C.».

LAVORO SINERGICO FONDAMENTALE

Importante, per la buona riuscita della campagna di documentazione, il lavoro sinergico tra gli enti.

“Nel corso delle operazioni – ha aggiunto Emma -, monitorate costantemente dalla Nave Calypso dell’Arpa Sicilia, grazie a un Rov (Remotely Operated Vehicle, un robot subacqueo filoguidato in remoto da un operatore e dotato di telecamera e illuminatori n.d.a.) che ha seguito in diretta le operazioni sul fondo, il 3°nucleo dei sommozzatori della Guardia Costiera di Messina ha assicurato la sicurezza in mare delimitando le aree di intervento e fornendo con i suoi sommozzatori assistenza ai subacquei del Team. La logistica per le operazioni sia a terra che a mare, sono state assicurate dai Diving Center Marenostrum e Saracen di Palermo”.

Anche Valeria Li Vigni, soprintendente del Mare, ha sottolineato l’importanza della sinergia.

“È fondamentale – ha detto – che due assessorati, attraverso gli uffici periferici Soprintendenza del Mare e Arpa, collaborino nel comune intento di ricercare per conoscere a fondo il patrimonio sommerso perché soltanto dalla conoscenza si genera tutela e valorizzazione. Il coinvolgimento dell’Università di Malta apporta alte competenze nella ricerca in alto fondale e grandi capacità nella documentazione e restituzione tridimensionale”.

“Questa pratica – ha aggiunto Valeria Li Vigni – è stata sempre adottata dalla Soprintendenza del Mare per lo studio dei relitti profondi. La collaborazione con i diving è uno degli insegnamenti di Sebastiano Tusa (archeologo, ex Soprintendente del Mare e marito della Li Vigni n.d.a.) che ha operato sempre coinvolgendo il territorio e i diving che svolgono il controllo nei diversi siti informandoci in tempo reale di eventuali anomalie sui nostri itinerari sommersi e le Forze dell’Ordine sono sempre al nostro fianco per le grandi capacità operative e il sostegno alle nostre missioni”.

IL RECUPERO DELL’ANFORA

Durante i lavori di documentazione è stata portata alla luce un’anfora, “una prassi consolidata in questi casi” perché, ha spiegato Salvatore Emma, “consente lo studio dei materiali e l’individuazione della tipologia e della datazione del relitto”.

Sarà il mare a custodire, come fatto fino a oggi, le altre anfore.

“Il recupero della parte rimanente del carico – ha sottolineato – non è in programma, sia per gli altissimi costi di uno scavo archeologico a queste profondità, sia per il bassissimo pericolo di trafugamento. Tutto, dunque, sarà lasciato sul fondo come raccomanda la Convenzione Unesco sulla protezione del patrimonio subacqueo”.

“Piuttosto – ha aggiunto Emma – l’idea è quella di inserire il relitto di Isola delle Femmine in un circuito di itinerari profondi, visitabili da subacquei altamente specializzati che potranno ammirare i reperti direttamente dove è avvenuto il naufragio più di duemila anni fa”.

I PROSSIMI STEP

A illustrarci quali step seguiranno la campagna di documentazione è stata la Soprintendente Li Vigni.

“Adesso – ha detto – la Soprintendenza del Mare approfondirà lo studio del relitto per avere maggiori elementi di studio e ci auguriamo di realizzare quella Rete dei relitti profondi offrendo un valore aggiunto ai nostri siti e un’offerta unica per gli appassionati delle immersioni in alto fondale sempre più numerosi. Tre relitti profondi sono stati ritrovati nell’arco di un paio di mesi, proseguiremo con l’Arpa, con le Forze dell’Ordine e con i nostri sponsor a ricercare nel grande museo sommerso del Mediterraneo”.

Alessandra La Farina

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