Artbonus, un'opportunità per beni culturali e imprese, notorietà e benefici fiscali - QdS

Artbonus, un’opportunità per beni culturali e imprese, notorietà e benefici fiscali

Ivana Zimbone

Artbonus, un’opportunità per beni culturali e imprese, notorietà e benefici fiscali

martedì 25 Febbraio 2020 - 00:00
Artbonus, un’opportunità per beni culturali e imprese, notorietà e benefici fiscali

Convegno organizzato dai Lions a Palazzo della Cultura (Ct), tutti i dettagli sulla legge del 2014 per i mecenati. Il direttore Tregua: “Per incentivare il mecenatismo occorre un censimento delle opere che necessitano d’interventi”

CATANIA – L’Artbonus è un ottimo modo per rivalutare i beni culturali materiali e immateriali, agevolare le imprese, incrementare il turismo e il Pil. Ma in Sicilia manca la “sponsorizzazione” dell’opportunità che i Lions del distretto 108Yb hanno tentato di promuovere in occasione di un convegno a palazzo della Cultura.

“Il 56% dei turisti viene in Italia per apprezzare il patrimonio culturale. A essere attratti dal paesaggio, solo il 20%”, ha spiegato Attilio Denaro, il delegato di “Service Sicilia: terra di culture”. Infatti, “l’Italia possiede il 30% del patrimonio culturale mondiale, di cui buona parte si trova in Sicilia”, come suggerito da Rosalba Panvini, soprintendente bb.cc.aa di Catania.

Ma “negli ultimi 70 anni i tesori della nostra terra non sono stati messi a reddito”, come ha denunciato il direttore del Quotidiano di Sicilia, Carlo Alberto Tregua. “Esistono le risorse finanziarie, come i fondi europei che in quantità enormi non vengono spesi, ma non le risorse professionali che riescano a metterli a profitto. È necessario creare un sistema per la loro utilizzazione e per l’attrazione turistica, visto che persino Taormina si trova in pre-default. Come è avvenuto a Matera, che ha fatto un salto di qualità e di Pil straordinario”, ha continuato.

L’Artbonus può intervenire per rivalutare il patrimonio culturale della nostra regione, ma può essere visto anche come “un’opportunità per le imprese, per il loro ritorno d’immagine e per il beneficio di un importante sgravio fiscale”, ha spiegato Panvini.

Cos’è e come funziona

Il credito d’imposta per le erogazioni in denaro in favore di beni e attività culturali è stato istituito dalla legge n.106 del luglio 2014. Reso permanente con la legge di stabilità 2016, è “una norma fiscale semplice che consente un dialogo tra pubblico e privato”, come suggerito da Carolina Botti, referente del Mibact per l’Artbonus. Grazie a questa i privati possono donare fondi per partecipare a bandi di: protezione, manutenzione e restauro di beni culturali pubblici (anche se affidati a gestori privati); attività culturali relative a musei, biblioteche, archivi, aree archeologiche e complessi monumentali demaniali; recupero o realizzazione di strutture per lo spettacolo.

“L’agevolazione fiscale per le erogazioni è del 65%. Per le persone fisiche e gli enti che non svolgono attività commerciali, il credito d’imposta può essere al massimo il 15% del reddito imponibile. Invece, per i soggetti titolari di reddito d’impresa e gli enti non commerciali che esercitano anche attività commerciale, il credito d’imposta è riconosciuto nel limite del 5 per mille del fatturato annuo”, ha spiegato Giorgio Sangiorgio, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Catania.

Chi desidera aprire una raccolta fondi può registrarsi al portale dedicato e compilare la scheda di descrizione dell’oggetto, aggiornandola ogni mese con le somme ricevute. Ma solo “dopo aver verificato che il progetto sia fattibile e cantierabile, perché l’amministrazione (o il gestore) deve ispirare fiducia nel suo operato per garantirsi il sostegno dei privati. Com’è accaduto per tutte le erogazioni per mecenatismo raccolte fino a oggi (oltre 417milioni di euro)”, ha chiosato Botti.

La disomogeneità nell’uso dell’Artbonus

Dell’opportunità non sembrano usufruire uniformemente tutte le regioni italiane. “Sono presenti 359 iniziative in Toscana, 272 in Lombardia, ma solo 34 in Sicilia”, ha dichiarato Gioconda Lamagna, direttrice del Parco archeologico di Catania e Valle dell’Aci.

Possibili cause della scarsa partecipazione, la carenza d’informazione e il sostrato economico di un territorio che “è ben al di sotto del gettito italiano del +25% e che scoraggia gli sponsor, non offrendo grande accessibilità dei turisti ai beni culturali”, come suggerito da Riccardo Galimberti, presidente di Confcommercio di Catania. Anche se nell’ultimo anno, solo a Catania, “sono triplicate le tasse di soggiorno, che da 99mila euro sono arrivate a 2 milioni e 560mila eurof, ha aggiunto Salvo Pogliese, sindaco della città etnea.

Per incentivare il mecenatismo, occorre “un censimento della opere che necessitino di urgente intervento e una campagna di comunicazione che impedisca alla disinformazione di diventare un alibi per non agire”, ha concluso Tregua.

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