Artigianato trapanese messo a dura prova dal lavoro nero - QdS

Artigianato trapanese messo a dura prova dal lavoro nero

Vincenza Grimaudo

Artigianato trapanese messo a dura prova dal lavoro nero

martedì 27 Luglio 2021 - 00:00

A denunciare le condizioni illecite di alcuni fra gli operatori del settore è stato il segretario provinciale della Cna, Francesco Cicala: “La situazione è diventata una vera e propria piaga sociale”

TRAPANI – Passano gli anni ma le piaghe di questa provincia di Trapani, che per lo più sono le stesse dell’intera Sicilia, si ripropongono e ripercuotono inesorabilmente nel tempo. E una di queste è sicuramente l’economia sommersa che continua a essere una delle zavorre più pesanti del territorio, tali da creare le condizioni di “una crisi nella crisi”.

Se già le cose non vanno bene per via della congiuntura economica e dell’emergenza Coronavirus, la piaga del lavoro nero e dell’economia illegale condizionano un quadro già pesantemente a tinte fosche. E a confermare come tale condizione non sia mai neanche stata attenuata sono le organizzazioni di categoria, ultima delle quali la Cna provinciale di Trapani che è tornata a denunciare il problema del lavoro nero e del sommerso: “Lo svolgimento di molte professioni da parte di pseudo operatori che agiscono nella totale inosservanza dei protocolli di sicurezza anti-covid – denuncia in una lettera inviata alla neo prefetta di Trapani Filippina Cocuzza la confederazione degli artigiani trapanese – potrebbe causare l’insorgere di nuovi focolai che ingiustamente bloccherebbero l’attività di lenta ripresa economica del territorio”.

Ad essere segnalato per l’ennesima volta il proliferarsi del fenomeno dell’abusivismo in diversi settori artigiani, in particolare in quelli che attengono alla cura della persona. “Riceviamo sempre più numerose segnalazioni in merito all’esercizio abusivo di attività in diversi comparti – dichiara Francesco Cicala, segretario provinciale della Cna Trapani -. La situazione è diventata una vera e propria piaga sociale, sia perché genera un’insostenibile concorrenza sleale nei confronti delle imprese e dei professionisti che operano in regola, e che hanno già subìto ingenti danni dovuti ai periodi di inattività, sia perché in questo particolare momento storico l’abusivismo rappresenta anche un pericoloso viatico per la diffusione del Sars-cov 2 con gravissime ripercussioni per l’economia dell’intera provincia”.

“Per questo chiediamo – conclude – un incontro urgente con il prefetto, così da poter analizzare lo stato di fatto della situazione sul nostro territorio e pianificare di concerto con le istituzioni competenti strategie di intervento diversificate che possano risultare efficaci per contrastare il fenomeno”.

Il problema dell’abusivismo nelle professioni è una questione che la Cna ha già più volte affrontato, a tutti i livelli. A livello provinciale, appena due mesi fa, l’organizzazione datoriale aveva proposto per la prima volta un protocollo d’intesa all’amministrazione comunale di Marsala, e recentemente a quella di Paceco, affinché venissero programmati ed effettuati maggiori controlli per osteggiare il fenomeno.

“Ad oggi non abbiamo ricevuto alcun feedback positivo in merito” aggiunge il segretario provinciale della Cna. Tutto confermato anche dalle più recenti operazioni della guardia di finanza che nel trapanese ha scoperto in distinte operazioni numerosi percettori del reddito di cittadinanza lavorare in nero presso imprese o attività commerciali della provincia. è accaduto ad esempio a Marsala dove in cinque sono stati scoperti non in regola operare all’interno di un panificio; in un altro caso ancora i finanzieri hanno scoperto decine di finti disoccupati con il sussidio, e addirittura anche fiancheggiatori di Cosa nostra.

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