Bruciata la Tenda di San Camillo, morto fratel Leonardo Grasso - QdS

Bruciata la Tenda di San Camillo, morto fratel Leonardo Grasso

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Bruciata la Tenda di San Camillo, morto fratel Leonardo Grasso

sabato 05 Dicembre 2020 - 08:24
Bruciata la Tenda di San Camillo, morto fratel Leonardo Grasso

Il religioso,, 78 anni, dal 1996 reggeva la struttura di Riposto, che si occupava soprattutto di malati di Aids ma anche di tossicodipendenti. I Carabinieri hanno identificato il presunto autore del gesto, un ospite della struttura, accusato di omicidio

E’ morto bruciato in quella che, dal 1996, era diventata la sua casa e che rappresentava la sua vita.

Fratel Leonardo Grasso era un camilliano che raccontava di aver cambiato vita a quarantasei anni, scegliendo di dedicarsi completamente agli altri e in particolare agli ammalati di Aids.
Così era finito alla Tenda di San Camillo di Riposto, nel Catanese.

La struttura è stata distrutta la notte scorsa da un incendio che gli investigatori ritengono di natura dolosa e Fratel Leonardo, 78 anni, è morto tra le fiamme, che sono divampate poco prima delle cinque del mattino. All’interno della comunità di recupero c’erano sei ospiti, che sono usciti all’aperto e sono rimasti illesi.

Intanto i Carabinieri hanno identificato il presunto autore dell’incendio: si tratta di un uomo di 52 anni ospite della struttura, che è accusato anche di omicidio.

Per chiarire la dinamica dell’accaduto la Procura ha disposto l’autopsia sul corpo del camilliano.

Fratel Leonardo aveva preso i voti a cinquant’anni, dopo aver cambiato radicalmente vita.

“Allora – raccontava – di Aids morivano in tanti. Tante persone che conoscevo se ne andarono così”.

Aveva deciso di diventare camilliano dopo che i suoi genitori erano morti a una settimana di distanza l’uno dall’altro.

Così da agente di commercio con un’attività avviata aveva cambiato radicalmente la sua vita scegliendo di diventare camilliano.

Aveva parlato della sua esperienza nel maggio del 2014 nel corso della trasmissione “La vita in diretta” in occasione del quarto centenario della morte di San Camillo.

Fratel Leonardo aveva confermato di essere felice nell’operare a fianco dei sofferenti e dei bisognosi, senza rimpianti per una vita ricca di divertimenti, ma che lo aveva lasciato vuoto e carico di domande a cui non riusciva a dare risposta.

E in tv aveva ricordato come la sua parabola somigliasse molto a quella dello stesso San Camillo, che dopo una vita scapestrata aveva dedicato tutto sé stesso ad aiutare gli altri.

Ripeteva, anche nelle interviste, in cui non mancava mai di pronunciare la sua frase preferita: “La vera felicità sta nell’amare, non nell’essere riamato”.

Nata nel 1993 per accogliere i malati terminali di Aids, la Tenda di San Camillo di Riposto era diventata una sorta di rifugio per chiunque avesse bisogno di aiuto.

Fratel Leonardo, con la sua grande croce rossa sulla tonaca, si occupava di accudire gli ospiti, ricordando orgogliosamente che la struttura, priva di convenzioni, veniva finanziata dai Camilliani e dai benefattori locali finanziati con l’otto per mille.

“Qui arrivano persone – diceva – che hanno vissuto momenti terribili e che le famiglie rifiutano o non possono tenere. Noi dobbiamo cercare di sostituirci ai familiari, facendo dimenticare loro di essere ammalati”.

Nell’aprile del 2018 i Carabinieri di Riposto avevano arrestato un pregiudicato di cinquant’anni, di origini genovesi, evaso dalla Tenda di San Camillo, che fungeva anche da Comunità terapeutic.

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