Calcio a Catania, Scibilia tra potenzialità della piazza e un triste epilogo

Calcio a Catania, Dante Scibilia tra potenzialità della piazza e un triste epilogo

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Calcio a Catania, Dante Scibilia tra potenzialità della piazza e un triste epilogo

Gianluca Virgillito  |
venerdì 13 Maggio 2022 - 17:01

Da esperto del settore economico-finanziario calcistico, Dante Scibilia al QdS ha espresso un parere sugli scenari che potrebbero aprirsi da qui a breve a Catania

Mancano cinque giorni ad una data, quella di giorno 18 maggio, che potrebbe dare le prime risposte agli appassionati di calcio catanesi circa il futuro pallonaro della città etnea. Con le determinazioni della Federcalcio circa la possibilità di ammettere Catania e una ipotetica nuova società in Serie D, infatti, potrebbero aprirsi scenari di rilancio interessanti.

I campanelli d’allarme

In questo momento alle falde dell’Etna tanti sono i campanelli d’allarme scattati, tra cui lo stesso fallimento del Calcio Catania spa, oltre a mancati investimenti attesi sul fronte industriale e una situazione di vera e propria emergenza politica. Situazione complessa e in molti si augurano che proprio dal mondo del pallone possano arrivare le prime significative risposte, con proposte effettive di rilancio territoriale.

Il parere di Dante Scibilia

Dante Scibilia

A proposito di futuro e di calcio a Catania, abbiamo contattato un esperto di queste tematiche, nonché uomo vicino a Joe Tacopina, anche nella trattativa che riguardò proprio il club di via Magenta, Dante Scibilia. Da esperto del settore economico-finanziario calcistico, gli abbiamo chiesto un parere sugli scenari che potrebbero aprirsi da qui a breve a Catania.

Proviamo a parlare di futuro. Quali sono ad oggi secondo lei per la città di Catania i modelli di business calcistici meglio aderenti al territorio? Si parla di azionariato, magari in percentuale minoritaria, al fianco di un possibile gruppo di investitori. Ad oggi il calcio ci sembra meno accessibile di un tempo, in quanto bisogna investire davvero ingenti somme di denaro. Magnati, fondi esteri o cordate numerose, con azionariato alle spalle. Davvero queste sono le ipotesi più gettonate per provare a puntare alla scalata?

Catania è una piazza importante che ha potenzialità enormi. Ripartire dalla D offre sicuramente la possibilità di un restart senza debiti tuttavia sono necessari investimenti importanti per poter tornare nel calcio che conta. Se guardiamo cosa potrà diventare il Catania io sono convinto che si possa immaginare una società che attraverso le proprie strutture, grazie al proprio territorio e al calore della propria tifoseria diventi un club autosufficiente. Questo passa attraverso la costruzione di un settore giovanile importante, il riavvio e lo sviluppo del centro sportivo, il riammodernamento dello stadio e il coinvolgimento dei tifosi. Per far questo serve tempo e quindi risorse ed investimenti. Anche Torre del Grifo, che in ottica prospettica rappresenta un asset importante e in futuro redditizio, necessita di investimenti sia di natura manutentiva che a sostegno delle attività che sono completamente sviate, almeno per qualche anno. Per quanto concerne la parte calcio sarà necessario investire somme ingenti per poter consentire alla squadra di risalire, e se la serie D non rappresenta un grosso ostacolo, serie C e serie B comportano rischi elevati di insuccesso”.

“Detto questo – aggiunge Scibilia – ritengo che l’unica via sia una proprietà forte e coesa, che si tratti di fondi o di gruppi di imprenditori poco importa, l’importante è che vi sia una leadership forte e autorevole capace di circondarsi di manager altrettanto forti. L’azionariato popolare affinché possa essere significativo sotto l’aspetto finanziario dovrebbe coinvolgere oltre centomila persone, tuttavia può essere utile al raggiungimento di altri obiettivi che indirettamente possono portare benefici anche economici al club. In Italia sia per questioni culturali ma anche economiche non si hanno casi successo”.

“Credo che chi voglia prendere il Catania – spiega – debba essere consapevole che i propri investimenti saranno ricompensati, anche economicamente, se vi è la disponibilità ad investire somme che possano rilanciare il Club con un obiettivo di medio lungo periodo al fine di darne stabilità ed instaurare i processi virtuosi di cui accennavo prima. A quel punto gli investimenti fatti saranno ricompensati dalla crescita dell’enterprise value del club. Pensare di gestire il Catania guardando a quello che serve oggi e non a quello che serve in un’ottica temporale più ampia porterà solamente a replicare gli ultimi accadimenti”.

Epilogo fallimento per il Calcio Catania. In virtù dei dati che aveva visionato ai tempi della trattativa della SIGI con Joe Tacopina, pensa che questa mesta fine a 4 partite dal termine della stagione regolare fosse evitabile oppure era un finale certo?

“Io credo che la valutazione vada fatta ex ante, a maggio dell’anno scorso i dati economici e finanziari del Catania avrebbero dovuto indurre gli amministratori a non iscrivere la squadra. Era palese che le risorse necessarie a sostenere l’attività corrente, anche ridotta ai minimi termini, e a sostenere il ripagamento del debito erano insostenibili. Tra l’altro prima dell’iscrizione anche l’operazione di riduzione dei debiti ex art 182 bis lf con l’intervento del gruppo riconducibile a Tacopina si era conclusa negativamente per l’inadempienza del venditore. L’avvocato ciò nonostante aveva immesso notevoli somme di denaro per provare comunque a chiudere l’operazione tuttavia nei mesi successivi è diventata palese l’impossibilità di giungere ad un esito positivo. Probabilmente non si sarebbe dovuto proseguire, questo finale era prevedibile, poi le norme federali hanno consentito comunque l’iscrizione ma questa è una questione più ampia. Non dispongo poi dei dati alla data del fallimento, tuttavia basandomi sulla mia esperienza mi sembra che i curatori abbiamo cercato di mantenere in essere l’attività sportiva fino all’ultima quando possibile, purtroppo le norme del diritto fallimentare in materia sono precise e non consentono che l’esercizio provvisorio possa recare danno ai creditori ante fallimento”.

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