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Clima, dopo Roma e Bari è Agrigento la più colpita da eventi estremi

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Clima, dopo Roma e Bari è Agrigento la più colpita da eventi estremi

giovedì 26 Novembre 2020 - 00:00
Clima, dopo Roma e Bari è Agrigento la più colpita da eventi estremi

Osservatorio sulle città di Legambiente: dal 2010 a ottobre 2020 quasi mille fenomeni in Italia. “Sempre più drammatiche conseguenze trombe d’aria, al Sud colpiscono zone costiere”

ROMA – Record su record, il cambiamento climatico non arresta la corsa e in 10 anni in Italia si è manifestato con 946 fenomeni metereologici estremi in 507 Comuni; solo nei primi 10 mesi del 2020, ci sono stati 86 casi di allagamento da piogge intense e 72 casi di trombe d’aria, in forte aumento sul 2019.

Lo ha rilevato l’Osservatorio CittàClima di Legambiente (con un’analisi fino a ottobre 2020) evidenziando che sono fenomeni in costante crescita, come emerge dal Rapporto 2020 “Il clima è già cambiato”, presentato in un webinar organizzato dalla stessa associazione. Fra le città più colpite è clamoroso il caso di Roma, dove dal 2010 a ottobre 2020 si sono verificati 47 eventi estremi, 28 dei quali riguardanti allagamenti per piogge intense e poi Bari e Agrigento dove ci sono state anche trombe d’aria e Milano dove sono anche esondati i fiumi Seveso e Lambro.

Nel dettaglio, è stato spiegato nel webinar (organizzato da Legambiente e redatto con il contributo di Unipol, la collaborazione scientifica di Enel Foundation e arricchito dalle collaborazioni con Ispra, Legambiente Emilia-Romagna e decine di circoli locali), nell’ultimo decennio, i Comuni italiani hanno visto succedersi 416 casi di allagamenti da piogge intense (di cui 319 avvenuti in città) che hanno determinato 347 interruzioni e danni alle infrastrutture con 80 giorni di stop a metropolitane e treni urbani.

Il maltempo ha provocato 83 giorni di blackout elettrico e si contano inoltre 14 casi di danni al patrimonio storico-archeologico; 39 casi di danni provocati da lunghi periodi di siccità e temperature estreme; 257 eventi con danni dovuti a trombe d’aria; 35 casi di frane causati da piogge intense e 118 eventi (89 avvenuti in città) da esondazioni fluviali.

L’Osservatorio CittàClima ha contato 251 morti, di cui 42 riferiti al solo 2019, in aumento rispetto ai 32 del 2018; 50mila, invece, rileva il Cnr, le persone evacuate in seguito a frane e alluvioni. Sotto la lente d’ingrandimento della mappa di CittàClima, le aree urbanizzate della Penisola, le più popolose e spesso sprovviste di una corretta pianificazione territoriale, nonché le più esposte agli effetti del cambiamento climatico.

In evidenza, come detto, i casi di Roma (47 eventi estremi), Bari (41 eventi di cui una ventina di allagamenti da piogge intense e altrettante trombe d’aria). Poi Agrigento con 31 eventi legati ad allagamenti (in 15 casi) e danni alle infrastrutture (in 7 casi) come per i danni da trombe d’aria. A Milano 29 eventi in total e almeno 20 esondazioni tra Seveso e Lambro.

Nei dieci mesi del 2020 ci sono stati anche 15 esondazioni fluviali, 13 casi di danni alle infrastrutture, 12 casi di danni da siccità prolungata, 9 frane da piogge intense. Legambiente sottolinea che gli episodi tendono a ripetersi negli stessi Comuni dove si erano già verificati in passato.

“Sempre più drammatiche le conseguenze dei danni da trombe d’aria, che nel Meridione sferzano le città costiere, mentre al Nord si concentrano nelle aree di pianura” spiega Legambiente confermando “più forti e prolungate le ondate di calore nei centri urbani” e alluvioni “con quantitativi d’acqua che normalmente cadrebbero in diversi mesi o in un anno e che invece si riversano nelle strade in poche ore, seguiti sempre più spesso da lunghi periodi di siccità”.

“Italia senza strategia”
“Un cambio delle politiche di fronte a fenomeni estremi provocati dai cambiamenti climatici” auspica il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini, commentando il rapporto “CittàClima 2020”. L’Italia, aggiunge, “è oggi l’unico grande Paese europeo senza un piano di adattamento al clima, per cui continuiamo a rincorrere le emergenze senza una strategia chiara di prevenzione. Dal 2013 il nostro Paese ha speso una media di 1,9 miliardi l’anno per riparare ai danni e soltanto 330 milioni per la prevenzione: un rapporto di 6 a 1 che è la ragione dei danni che vediamo nel territorio italiano – osserva ancora Zanchini – Il Recovery plan deve contenere la risposta a queste sfide, con risorse per l’adattamento e un cambio della governance che oggi non funziona”.

Il rapporto passa in rassegna una serie di buone pratiche già in essere, all’estero e in diverse città italiane, con risultati positivi nella prevenzione del rischio e nell’adattamento al cambio climatico. Legambiente chiede “un patto tra Governo, Regioni e Comuni, approvando una Legge dello Stato che consenta di assumere decisioni non più procrastinabili per mettere in sicurezza territori e persone”.

Più in generale, “l’approvazione immediata del piano di adattamento climatico, di rafforzare il ruolo delle Autorità di distretto e dei Comuni negli interventi contro il dissesto idrogeologico, con risorse per la progettazione e realizzazione degli interventi, l’assunzione di tecnici; che le aree urbane diventino la priorità negli interventi di adattamento al clima”.

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