Cannabis terapeutica, così la burocrazia si mette di traverso - QdS

Cannabis terapeutica, così la burocrazia si mette di traverso

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Cannabis terapeutica, così la burocrazia si mette di traverso

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lunedì 15 Febbraio 2021 - 17:08

E’ una nuova frontiera, con medici che stanno in prima linea come il dottor Carlo Privitera. Ma se la scienza fa la sua parte e la politica ci prova, la burocrazia, come spesso accade, diventa un ostacolo insormontabile.

La scienza ha fatto e fa la sua parte. La politica ci prova. La burocrazia, come spesso accade, si mette di traverso. Eppure si tratta di dolore. Di sofferenza. C’è di mezzo la qualità della vita di chi sta male, di chi ha bisogno di cure, di altre cure, per andare avanti, per affrontare malattie che non mollano, che fanno male e che possono essere letali. Ma la cannabis terapeutica continua ad avere un percorso in salita. Non per i protocolli sanitari. Quelli ci sono e sono chiari. Ma per i “protocolli” culturali.

Carlo Privitera

E’ una nuova frontiera, con medici che stanno in prima linea come il dottor Carlo Privitera. “Da parte dei pazienti – sottolinea – non ci sono ostacoli culturali. Dopo anni di sofferenze sarebbero disposti a tutto. Per fortuna la cannabis medica è un farmaco sicuro ed efficace e, una volta chiariti i dubbi al paziente, per intenderci, quelli che ogni medico dovrebbe chiarire nel momento in cui propone un approccio terapeutico, si può iniziare in tutta sicurezza.

Altro discorso è l’impreparazione culturale della classe dirigente politica ed amministrativa. Questa impreparazione si traduce nell’ostacolo quotidiano che il medico, il farmacista, ma soprattutto, il paziente, devono affrontare”.

Il progetto MediComm

Privitera sta in prima linea ma non a mani nude. Ci sta con il progetto “MediComm”. Si tratta del primo portale di teleassistenza realizzato in Italia e specializzato nelle terapie con cannabinoidi. Uno strumento operativo che punta a migliorare e forse anche a cambiare il percorso che è chiamato a seguire chi ha bisogno di questa terapia. Un percorso ad ostacoli per il paziente.  “Teoricamente – aggiunge Privitera – dovrebbe recarsi dal proprio medico curante e chiedere maggiori informazioni, ma troppo spesso, si trova dinanzi ad un diniego. Nella migliore delle ipotesi con l’affermazione che lui non crede a questo farmaco, come se si parlasse di religione. Nella pratica, ormai, i pazienti sanno bene che le risposte arrivano prima da Google, anche se spesso imprecise. E dopo un periodo di ricerca, approdano agli specialisti che li prendono in carico.

Concordato il piano terapeutico – la terapia con la cannabis è e deve sempre essere personalizzata -, il medico stila una ricetta per un preparato magistrale, che viene successivamente allestito dal farmacista. A questo punto, il paziente deve cercare una farmacia in grado di allestire il preparato. Sono poche in Italia ed inviare, in qualche modo, la prescrizione.

Dopo la preparazione il farmacista consegna il farmaco al paziente. O, spesso, lo spedisce tramite corriere in considerazione delle distanze”. Il diritto alla terapia deve dunque fare i conti con gli strumenti per renderlo concreto e diffuso.

Privitera torna in prima linea: “Gli strumenti li stiamo creando ad hoc. Tutto il circuito della cannabis medica ha dinamiche complesse – stiamo parlando di sostanze stupefacenti – ed una burocrazia che complica le cose. Un sistema informatizzato che permetta il monitoraggio e la gestione di questi flussi si renderà necessario nell’immediato futuro sia per gli aspetti logistici, sia, soprattutto, per quelli clinici e scientifici, nell’ottica della digitalizzazione medica.

Scarsa conoscenza del comparto medico e burocrazia

La scarsa conoscenza da parte del comparto medico è uno dei limiti alla diffusione di tale terapia, ma da porre comunque in secondo piano rispetto al terrore che il medico stesso prova nel doversi approcciare ad una burocrazia devastante per ogni prescrizione. Per dare un’idea. Per ogni preparato vengono prodotti almeno 6 fogli di carta di report burocratici e non clinici”. Da qui la necessità di “strumenti informatici che permetteranno di snellire tutti i processi e di renderli controllabili e certificabili”.

Costi e rimborsi

La terapia costa. Ma può essere rimborsata. In Sicilia, qualche giorno fa, una paziente affetta da sclerosi multipla ha ricevuto una dispensazione gratuita di cannabis all’Ospedale “Piemonte” di Messina. Nella sostanza: 45 grammi di infiorescenze consegnate in 90 capsule preparate da una farmacia convenzionata. Ma quello dei costi e del rimborso delle spese rimane un capitolo aperto che il medico nisseno Privitera prova a spiegare così: “Il problema di base sta nel fatto che lo Stato acquista questo farmaco ad un prezzo esorbitante, circa 5,7 euro a grammo.

Per una terapia complessa, che sia in grado di dare un risultato concreto al paziente sono necessario dai 2 ai 20 grammi al giorno, tra i 5 ed i 10 grammi al giorno per un paziente con sclerosi multipla. Riporto qualche numero per essere più chiaro.

In Sicilia, circa 2 milioni di persone potrebbero beneficiare di un terapia con cannabinoidi. Di questi, circa 500 mila avrebbero necessità di una terapia superiore ai 10 grammi al giorno. Difficile, dunque, avere una copertura finanziaria per tale terapia. La legge regionale c’è da un anno ma i numeri sono questi”.

Privitera, con il progetto “MediComm”, ha messo su un’azienda sanitaria “che lavora e supporta l’azione dei comitati a livello nazionale”. Ed ha costituito “un gruppo di medici e ricercatori, in tutta Italia, che lavora in team ed utilizza un software di teleassistenza sanitaria per ottimizzare i flussi di lavoro e di conseguenza l’offerta economica”.

Con un obiettivo, quello di “non gravare sulle spalle dei pazienti che sono costretti a spendere più di 500 euro, a volte mille euro al mese, per poter vivere una vita normale”.

Il ruolo della politica

E la politica? Se a livello nazionale qualcosa si muove, come abbiamo già scritto più volte, prova a darsi da fare nei territori. In provincia di Trapani ci sono segnali importanti. A Castelvetrano il consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle Marcello Craparotta conferma la necessità di una maggiore informazione e rimanda al Comitato Pazienti Cannabis Medica. Ci tiene a precisare, a scanso di equivoci, che è “un comitato apolitico. Vi fanno parte, ammalati, medici, avvocati e professionisti”. Una rete di contatti che fa perno sul volontariato e che punta “ad aiutare le persone sofferenti”. L’esponente consiliare conferma il ruolo di prima linea di Privitera: “Medico essenziale all’interno della nostra associazione”.

Il consigliere grillino rilancia sul problema dei costi: “Ad oggi chi si cura con la cannabis medica ne subisce il peso del costo, che parte da 500 euro e può salire anche di molto. Ho avuto modo di verificare di persona che non tutti, purtroppo, possono permettersi una spesa così alta per potersi curare. I vertici dell’Azienda sanitaria provinciale di Trapani hanno dato la loro disponibilità e si occuperanno di questo problema. C’è già stato un tavolo tecnico che ha preso in considerazione le possibili soluzioni per dare una risposta a tutti quei pazienti che non riescono a sostenere le spese”.

Craparotta prova a sciogliere un altro nodo: “In Italia esiste solo un centro di produzione della cannabis, che non riesce a soddisfare le esigenze di tutti coloro che ne hanno bisogno. La politica deve fare la sua parte, cercando di sensibilizzare la burocrazia del sistema sanitario”. La rete di contatti raggiunge Mazara del Vallo. Ed è ancora politica del territorio.

“Quello della cannabis terapeutica era un mondo a me sconosciuto”, riconosce il consigliere comunale della Lega Giorgio Randazzo. “Con stupore – mette l’accento -, ho appreso della complessità del tema e della sua immediata applicabilità in Sicilia, grazie al coinvolgimento del gruppo che fa riferimento al dottor Privitera. Ho già incontrato dei pazienti del nostro territorio. Ed ho aperto il confronto con altri consiglieri comunali. Ci siamo mobilitati per portare avanti la battaglia della rimborsabilità, su prescrizione medica, in tutte le Asp siciliane”.

Randazzo prova a mettere le cose in chiaro: “Le maggiori difficoltà risiedono, nonostante il decreto assessoriale del 2020, negli atti consequenziali che le Asp devono adottare per consentire la rimborsabilità a carico del sistema sanitario regionale. Ad oggi, solo l’Asp di Ragusa è attrezzata in tal senso. C’è da affrontare anche il problema dell’approvvigionamento, in quanto solamente la base militare di Firenze è autorizzata alla produzione di cannabis a fini terapeutici ed è chiaro che u solo centro non può soddisfare le esigenza di tanti pazienti cronici. Sono questioni che la politica deve affrontare al più presto per ragioni di civiltà e di diritto alla cura”. Nessuna bandiera di partito assicura il consigliere leghista: “Credo che quando si parla di temi che riguardano la salute non ci si possa tirare indietro ed ho riscontrato attenzione e condivisione, per così dire, trasversali”.

Vito Manca

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