Caos Cig in Sicilia, “le pratiche mai lavorate dalla Regione” - QdS

Caos Cig in Sicilia, “le pratiche mai lavorate dalla Regione”

Eleonora Fichera

Caos Cig in Sicilia, “le pratiche mai lavorate dalla Regione”

giovedì 28 Maggio 2020 - 00:00
Caos Cig in Sicilia, “le pratiche mai lavorate dalla Regione”

Nonostante il tour de force annunciato, restano da esitare ancora almeno diecimila richieste. L’allarme di Alessi, presidente Ancl di Palermo, "metà cassaintegrati saranno senza soldi fino a settembre”

PALERMO – “Dopo il tour de force delle ultime due settimane con un cambio di passo imposto dal governatore Nello Musumeci e dall’assessore Antonio Scavone, la Regione ha trasmesso 31.791 pratiche all’Inps per il pagamento delle spettanze direttamente ai lavoratori”. Con questa nota, nella giornata di martedì, la Regione Sicilia ha annunciato importanti passi in avanti nella delicata questione Cassa integrazione che, nelle scorse settimane, ha riportato alla luce alcune vecchie inefficienze e lentezze amministrative che tristemente caratterizzano la burocrazia siciliana.

Gli uffici regionali del dipartimento Lavoro, stando sempre a quanto riportato nella nota, avrebbero completato l’istruttoria delle 43.880 istanze presentate dalle aziende siciliane. E le restanti pratiche? “La parte restante – ha spiegato la Regione – per difformità nella presentazione delle domande, rispetto alle specifiche richieste dell’Istituto di previdenza necessita di un supplemento istruttorio, che la Regione ha già avviato da qualche giorno e finalizzato, ove possibile, al recupero del maggiore numero di istanze”.

Ma le cose stanno davvero così, le pratiche sono state tutte esitate? Scavando un po’ più a fondo, emerge qualche dubbio. Nel corso del dibattito all’Ars che si è tenuto proprio martedì sera, infatti, è emerso che in Sicilia, contrariamente a quanto specificato nella nota della Regione, devono essere ancora evase 10 mila pratiche di cassa integrazione in deroga.

A fare le “pulci” alla Regione sono arrivati, puntuali, anche i consulenti del lavoro. “Sulla piattaforma Silav, utilizzata per la trasmissione delle domande, – ha dichiarato Guido Sciacca presidente Ancl (Associazione nazionale consulenti del lavoro) Catania – i consulenti e le aziende possono ancora adesso notare come molte pratiche non siano state lavorate”. Potrebbero rientrare in quelle che, secondo la famosa nota, “necessitano di un supplemento istruttorio”? Non secondo il presidente Sciacca. “Molte di queste domande – ha specificato risultano ancora in stato ‘Da Istruire’ che, come può agevolmente comprendere anche un bambino, significa che la pratica non è stata nemmeno visionata (a meno che non funzioni la piattaforma, il che sarebbe anche peggio)”.

“Inoltre – ha aggiunto – molte pratiche che parrebbero approvate dalla Regione si trovano in stato ‘Da Inviare all’Inps’ da giorni, se non da settimane, ma all’Inps non è arrivato nulla. Infine occorre ricordare come il Decreto Rilancio abbia previsto la possibilità di prorogare la cassa integrazione e, grazie al cielo, pare che la gestione delle domande sia in capo all’Inps. Il problema sorgerebbe se l’Inps non avesse, a quella data, l’esito della prima parte, giacché in quel caso non potrebbe autorizzare la proroga”.

Qualche pasticcio, insomma, pare che alla Regione sia stato fatto. L’ultimo (si spera) della serie che ha caratterizzato l’intera vicenda della Cig sin dall’inizio. “Dapprima – ha sottolineato il presidente Sciacca – la lentezza con cui si è aperto il canale per presentare le domande, poi le faq che escono 15 giorni dopo l’apertura dei termini, poi il software della Regione che non dialoga con quello dell’Inps, poi il mercato delle vacche con i 10 euro richiesti per la lavorazione di ciascuna pratica e da ultimo questa news per annunciare che le pratiche sono state tutte evase. La questione sta dismettendo le vesti del ridicolo, per prendere quelle dell’offesa: giacché tutto questo è offensivo. Nei confronti principalmente dei lavoratori siciliani e delle loro famiglie, nei confronti delle aziende, nei confronti dei consulenti che hanno presentato le domande e anche nei confronti di quei funzionari che stanno cercando di lavorare con impegno in mezzo a mille difficoltà, anche perché non hanno una guida o un indirizzo che siano seri da parte della Regione”.

In un periodo di forte crisi economica e con le ripercussioni sociali dietro l’angolo, sarebbe opportuno che la Regione si impegnasse quantomeno a fare chiarezza su una questione di vitale importanza per tanti lavoratori.

Antonino Alessi, Ancl Palermo: ““Metà cassaintegrati senza soldi fino a settembre”

PALERMO – Per far comprendere quanto grave sia la situazione e quanto ci sia bisogno di spingere sull’acceleratore, sono intervenuti anche i consulenti del lavoro di Palermo. “Premesso – ha denunciato il presidente Antonino Alessi – che più della metà dei lavoratori siciliani posti in cassa integrazione in deroga ancora non ha ricevuto alcuna indennità dopo tre mesi di fermo produttivo, da lunedì prossimo circa la metà dell’intera platea corre il rischio di restare senza alcuna forma di reddito fino al prossimo mese di settembre. La Cig in deroga finanziata dal ‘Cura Italia’ ha coperto un primo periodo di nove settimane, per alcuni da febbraio a fine aprile; ma il successivo periodo di cinque settimane previsto dal Dl ‘Rilancio’, che deve ancora essere richiesto dalle imprese all’Inps, coprirebbe comunque fino a fine maggio. Il prossimo periodo di Cig in deroga di quattro settimane previsto dal governo, per la maggior parte dei settori, potrà essere fruito solo tra settembre e ottobre, sempre che sarà trovata la copertura finanziaria. Da lunedì prossimo 1 giugno, quindi, e per tutta la durata dell’estate ci sarà un ‘buco’ non coperto da alcuna indennità”.

“Questo significa – ha osservato Alessi – che tutte le piccole attività economiche più colpite dalle misure di protezione sanitaria e per le quali la ripartenza sarà molto più lenta, dai bar e ristoranti al commercio non alimentare fino agli artigiani, bene che vada potranno reimmettere in servizio non oltre il 50% della propria forza lavoro. Ma non potendo ancora licenziare (percorso che consentirebbe ai soggetti coinvolti di usufruire della Naspi), tali imprese saranno costrette a mantenere in organico questo personale in esubero, però a casa e senza retribuzione”.

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