Caporalato, nel siracusano c’è ancora tanto da fare - QdS

Caporalato, nel siracusano c’è ancora tanto da fare

Luigi Solarino

Caporalato, nel siracusano c’è ancora tanto da fare

sabato 23 Luglio 2022 - 09:05

Sono ancora numerosi i casi di sfruttamento registrati, in particolare tra le campagne di Avola e Siracusa. La Flai Cgil provinciale chiede il rafforzamento dell’ufficio degli ispettori del lavoro

SIRACUSA – Nonostante la legge 199/2016, “Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero e dello sfruttamento del lavoro in agricoltura”, proseguono i gravi episodi di caporalato nel settore agricolo, nel territorio provinciale e in particolare tra le campagne del territorio di Avola e Siracusa.

L’ultimo episodio ha avuto per vittima, un lavoratore di nazionalità marocchina, che si trova nel nostro territorio per la raccolta stagionale della patata e si è recato presso la Camera del Lavoro di Cassibile segnalando il problema.

Soprattutto nel periodo della raccolta della patata

“La dinamica lavorativa del settore agricolo a cui assistiamo quotidianamente nella provincia di Siracusa è contrassegnata da profonde diversità – afferma il segretario provinciale della Flai Cgil Siracusa, Domenico Bellinvia. – Ultimamente siamo abituati a pensare che la piana di Cassibile sia avulsa dalle pratiche di caporalato e sfruttamento – a differenza dei comuni di Pachino e Rosolini – ma così non è. Soprattutto nel periodo della raccolta della patata, dove i soggetti interessati sono diversi: dal proprietario del terreno che lo affitta, a chi semina e coltiva la patata che poi, in molti casi, non corrisponde con l’azienda che la raccoglie. Diventa così complicato e difficile risalire persino al datore di lavoro, almeno per il Sindacato. Casi come questo che vi raccontiamo ci mettono di fronte all’evidenza che, nonostante l’impegno profuso dalle organizzazioni di settore e dall’amministrazione nei confronti del territorio di Cassibile, molto è ancora da fare”.

“Il nostro impegno nei confronti della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori agricoli e migranti di Cassibile continua senza sosta – prosegue il segretario Bellinvia -. Queste azioni di carattere individuale sono solo parte dell’intenso lavoro svolto dalla categoria, un impegno di natura multidimensionale che mira alla decostruzione della cultura dell’illegalità e dello sfruttamento in tutto il territorio provinciale. Notiamo con piacere che alle eccellenze del nostro territorio vengano dati riconoscimenti nazionali ed internazionali, si pensi al pomodorino di Pachino o al limone e la patata di Siracusa, ma questi riconoscimenti non devono essere ottenuti sulle spalle dei lavoratori: ‘il rosso della passata’ deve essere quello della polpa del pomodoro non certo quello del sangue dei braccianti. Soprattutto nella zona sud della nostra provincia i Ccnl e il Cpl che prevedono una paga contrattuale di 57/60 € in base alla qualifica, sono rispettati solo nelle buste paga, che vengono calcolate secondo i contratti a volte anche solo per 5/6 giorni”.

Per le aziende in regola si chiama concorrenza sleale

“Questa situazione è un dramma per i lavoratori ma per le aziende in regola si chiama concorrenza sleale: processo che negli anni ha portato alcune di esse a ridurre o abbandonare, ad esempio, la produzione di pomodoro, con un danno occupazionale non indifferente – conclude il sindacalista – . Per tutto questo chiediamo il rafforzamento dell’ufficio degli ispettori del lavoro per combattere questa brutta piaga che getta discredito su tutta la filiera agricola della nostra provincia. Faremo di tutto per portare avanti questa battaglia unitariamente con Fai-Cisl e Uila-Uil nella speranza di coinvolgere anche le Organizzazioni datoriali”.

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