Cinema, Checco Zalone anche regista in Tolo Tolo - QdS

Cinema, Checco Zalone anche regista in Tolo Tolo

Francesco Torre

Cinema, Checco Zalone anche regista in Tolo Tolo

giovedì 09 Gennaio 2020 - 00:00
Cinema, Checco Zalone anche regista in Tolo Tolo

Dopo lo strepitoso successo dei film precedenti, l’uomo dei record del cinema italiano mescola con irriverenza - e una buona dose di ignoranza - generi, linguaggi e quel che resta delle ideologie in un intruglio ultracontemporaneo

TOLO TOLO
Regia di Checco Zalone. Con Checco Zalone (Checco), Souleymane Silla (Oumar), Manda Touré (Idjaba)
Italia 2020, 90’.
Distribuzione: Medusa

Pressato dai creditori e dal Fisco dopo il fallimento di un sushi restaurant, Checco sparisce lasciando nei guai mamma e due ex mogli a Spinazzola, nel cuore delle Murge pugliesi. In Africa, dove inspiegabilmente si è trasferito, però, scoppia una guerra, e il nostro – in compagnia del coltissimo amico Oumar, della bella e decisa Idjaba e del piccolo Doudou – è costretto a intraprendere il viaggio della speranza, tra deserti, galere e barconi, con l’unico obiettivo di potersi rifare una verginità fiscale.

Dopo lo strepitoso successo dei film precedenti, l’uomo dei record del cinema italiano spiazza anche i suoi fan più accaniti: si prende carico anche della regia, avvia un sodalizio con Paolo Virzì con l’evidente ambizione di emanciparsi dal comico alla commedia (come se il primo genere citato non avesse già la sua dignità), inserisce espliciti contenuti politici e trasforma il suo personaggio da macchietta a maschera sociale.

La struttura da road movie permette velocità di narrazione e repentini cambi di ambiente, nonché la possibilità infinita di inserimento di personaggi minori e situazioni ambientali utili per l’emersione delle tante gag, e questo in parte riesce a nascondere la totale assenza di consapevolezza linguistica e di profondità dello sguardo sulle singole storie, così come sulla più grande e problematica storia, che non si schioda mai dallo sfondo per non sporcare il candore della parabola.

La misura non è certo il tratto distintivo del film. I numeri musicali, come gli inserti onirici, sono poco integrati, gli effetti digitali troppo ostentati e anche il fantasma di Sordi, che aleggia un po’ dappertutto, viene chiamato in causa in maniera a tratti fin troppo esplicita, a evidenziare forse l’elemento più debole di tutto il repertorio comico zaloniano, ovvero la fisicità.

Detto ciò, e omesso tanto altro dal punto di vista tecnico, va detto che il film oltrepassa il giudizio critico perché mescola con irriverenza e una buona dose di ignoranza generi, linguaggi e quel che resta delle ideologie in un intruglio ultracontemporaneo inutilmente catalogabile, che si serve della realtà politica e sociale di oggi per entrare in sintonia con il sentimento del tempo.

Voto: ☺☺1/2☻☻

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