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Comuni: chi non riscuote, non dà servizi

Paola Giordano

Comuni: chi non riscuote, non dà servizi

mercoledì 10 Luglio 2019 - 00:04
Comuni: chi non riscuote, non dà servizi

Istat (Bes): le entrate tributarie dei Municipi isolani perdono i confronti con i gemelli del Nord. Troppe inefficienze nello scovare i morosi e spesa corrente inalterata: così i conti non tornano. Con i trasferimenti ridotti, gli Enti locali non riescono a camminare sulle proprie gambe

PALERMO – Nella riscossione dei tributi non ci batte nessuno. In negativo, però: il rapporto delle percentuali tra l’ammontare delle riscossioni in conto competenza e le entrate accertate registrato dai Comuni dell’Isola è basso. E a risentirne, inevitabilmente, è la qualità dei servizi garantiti ai cittadini. Perché, a fronte dei sempre più drastici tagli dei trasferimenti regionali e statali, le amministrazioni locali possono puntare ormai solo sulle entrate che incamerano con la riscossione dei tributi e, per la gioia degli automobilisti, delle multe. Meno incassano e meno possono spendere per i bisogni della comunità: dall’illuminazione pubblica agli asili nido, dal verde urbano alla raccolta dei rifiuti sono tanti i servizi che denotano lo stato di salute delle città. E le nostre, stando anche ai numeri, non stanno per niente bene.

Ad accertarlo sono le cifre dell’ultimo aggiornamento realizzato dal’Istat in merito al sistema di indicatori del Benessere equo e sostenibile dei territori, riferiti alle province e alle città metropolitane italiane.

Il noto report dell’Istituto nazionale di statistica, infatti, dimostra proprio che più si riesce a riscuotere, più è possibile assicurare ai propri concittadini servizi pubblici di livelli dignitosi. Un ragionamento che non fa una piega e che prospetta un futuro nero per le nostre città. Specie se confrontato con quelle settentrionali e centrali di analoga popolazione.

Numeri alla mano, tale raffronto mostra una distanza tra la Sicilia e il Centro-Nord che, a oggi, appare incolmabile e che è, appunto, confermata dai risultati ottenuti in relazione ai due indicatori del Bes presi in esame: capacità di riscossione degli Enti locali da un lato e numero complessivo di posti offerti agli utenti nell’arco dell’anno dall’altro.

Nella sfida, a suon di percentuali, relativa alla capacità di riscossione (indicatore calcolato con riferimento al complesso dei Comuni della provincia), tra siciliane e cugine centro-settrentrionali, ad avere la peggio sono sempre le prime.

La più “virtuosa” tra le siciliane è Catania che, stando agli ultimi dati disponibili (risalente al 2016), registra una capacità di riscossione dell’81 per cento. Un buon risultato che però non basta a superare la cugina Bergamo, che riporta quasi due punti percentuali in più. Se sul fronte della capacità di incamerare tra le due città vi è un testa a testa, gli indicatori relativi ai servizi proclamano la vittoria schiacciante della città lombarda: tra il chilometraggio garantito dal trasporto pubblico di Bergamo (2.941,3 post-km/abitante) e quello di Catania (1.922,3 post-km/abitante) c’è un abisso.

Il divario che appare incolmabile tra le cifre del Tpl a Palermo (2.094,7 post-km/abitante) e quelle registrate a Brescia (7.166,9 post-km/abitante), o tra Trapani (1.584,3 post-km/abitante) e Cagliari (7.411 post-km/abitante). Solo Enna, nel confronto con Vercelli, riesce a spuntarla: pur registrando una capacità di riscossione nettamente più bassa rispetto a quella del Comune piemontese, la siciliana riesce a garantire un servizio di trasporto pubblico nettamente maggiore rispetto all’Ente benchmark: 905,7 post-km/abitante ad Enna contro i 411 post-km/abitante di Vercelli.

Fanalino di coda nel trasporto pubblico locale è Ragusa, il cui 66,1 per cento di capacità di riscossione non riesce a garantire un efficace trasporto pubblico (292,9 post-km/abitante). Pescara, a parità (o quasi) di residenti, offre a questi ultimi un chilometraggio quattro volte superiore.

In tempi di vacche magre, la bassa capacità di riscossione dei Comuni non consente, in sostanza, di mantenere servizi di pubblica utilità (come il Tpl ma non solo) efficienti. Abbiamo interpellato a riguardo il neo sindaco di Caltanissetta, Roberto Gambino.

Sindaco, con i trasferimenti regionali e statali ridotti all’osso, i Comuni devono contare quasi esclusivamente su entrate proprie. Qual è la situazione che ha trovato in merito ai livelli di riscossione dei tributi locali?
“Ho trovato una situazione piuttosto stabilizzata, ma che è tuttora in evoluzione. In particolare la riscossione dell’Imposta municipale unica viene effettuata regolarmente, così come la tassa sui rifiuti, attraverso il pagamento della quale i cittadini usufruiscono di un concreto ed efficiente servizio: la raccolta differenziata a Caltanissetta ha raggiunto un soddisfacente 45 per cento. Si tratta sicuramente di un buon risultato ma abbiamo ancora molta strada da fare. Stiamo lavorando sia sul fronte del potenziamento della raccolta porta a porta che, soprattutto, su quello dell’abbandono dei rifiuti, anche grazie all’ausilio di strumenti tecnologici come le fototrappole. I nostri cavalli di battaglia sono ‘tolleranza zero per i trasgressori’ e lotta serrata all’evasione”.

Con le entrate che riuscite a incamerare, quali servizi puntate a garantire ai cittadini?
“Per quanto riguarda il gettito derivante dalla Tari, in sostanza tutto quello che incameriamo viene speso per garantire un servizio che a oggi è, come detto poc’anzi, abbastanza efficiente. In più stiamo dando seguito all’istanza rappresentata come componenti dell’opposizione all’Amministrazione che ci ha preceduti in merito al pagamento della Tari da parte degli Enti pubblici che detengono beni immobili siti nel territorio comunale. Dagli studi effettuati all’epoca avevamo individuato delle sacche di elusione: molti enti pubblici pagavano meno di quanto avrebbero dovuto. Stiamo quindi lavorando sul recupero di somme di denaro, anche retroattive, a beneficio delle casse del Comune senza gravare direttamente sulle tasche dei cittadini. Un comparto di servizi su cui teniamo molto è poi quello dei servizi sociali, che riusciamo a garantire per un buon 90 per cento grazie ai fondi europei. Le anticipo, infine, che saremo uno dei primi Comuni italiani a lanciare progetti in cui impiegare chi riceve il reddito di cittadinanza con lavori di pubblica utilità”.

Gli Enti locali hanno oggi più che mai un arduo compito: garantire servizi di pubblica utilità degni di questo nome. E visti i tempi di vacche magre dei Bilanci, l’unica strada praticabile è quella di un lavoro ponderato sui capitoli di bilancio relativi alle entrate, con un serio contrasto ai furbetti che evadono e una decisa razionalizzazione delle spese superflue.


Una delle realtà peggiori del Paese anche per quanto riguarda le multe

PALERMO – Croce (per automobilisti e motociclisti) e delizia (per le Amministrazioni locali) le multe costituiscono uno dei capitoli di entrata dei Bilanci comunali: non il più importante ma senz’altro uno di quelli che nel corso degli anni è cresciuto in maniera esponenziale.

Secondo il recente studio realizzato dalla Cgia di Mestre, nel 2007 in Sicilia sono state inflitte multe per un ammontare di 79,3 milioni di euro, corrispondenti all’1,7 per cento delle entrate correnti. A distanza di dieci anni quei valori sono quasi raddoppiati: i milioni di euro relativi alle contravvensioni comminate sono diventati indatti ben 166,1, per un equivalente del 3,2 per cento delle entrate correnti. Linfa vitale per i Bilanci si dirà ma in realtà i numeri dimostrano che non è così. La prcentuale di riscossione delle multe si è infatti dimezzata: dal 40,3 per cento della quantità di multe effettivamente incamerate nel 2007 si è passati ad appena il 20,3 per cento del 2017. Siamo lontani anni luce dalla media percentuale registrata dal Friuli-Venezia Giulia che con il suo 63,4 per cento detiene il record italiano. Quello siciliano è l’indice di riscossione più basso a livello italiano, ben distante anche dalla media nazionale (40,8 per cento).

Sul fronte del rapporto tra multe ed entrate correnti è il Lazio a mantenere, a distanza di dieci anni, il primato indiscusso: nel 2007 l’incidenza delle multe sul totale delle entrate ammontava al 7,2 per cento, con un importo di ben 402,1 milioni di euro. Dieci anni dopo quella percentuale è cresciuta dello 0,1 per cento, superando i termini assulti i 562 milioni.

Riscuotere l’intero ammontare derivante da violazioni del Codice della strada indubbiamente potrebbe far respirare gli Enti locali ma non può essere certamente quella delle multe l’unica strada per risollevare le sorti traballanti delle casse dei Comuni: gli automobilisti, come sottolinea l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, non sono dei bancomat. Serve piuttosto una concreta pianificazione di tutte le entrate, adottando serie misure contro l’evasione.

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