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Coronavirus, collaborazione tra Governo e Regioni sui trasporti

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Coronavirus, collaborazione tra Governo e Regioni sui trasporti

giovedì 15 Ottobre 2020 - 06:36
Coronavirus, collaborazione tra Governo e Regioni sui trasporti

La capienza dei bus resta all'ottanta per cento. Bocciato dai presidi l'ipotesi di uno scaglionamento degli ingressi a scuola. E Bonaccini chiede "una maggiore differenziazione degli orari dei lavoratori delle aziende pubbliche"

“C’è la massima collaborazione fra il Governo e le Regioni sul tema del trasporto pubblico locale nel comune obiettivo di garantire i servizi in condizioni di sicurezza e nel rispetto delle regole di prevenzione”.

Lo ha detto ieri a tarda sera il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, al termine del confronto nella sede del Ministero dei Trasporti tra la ministro Paola De Micheli, gli assessori regionali al ramo, i rappresentanti del Miur, degli enti locali e delle associazioni delle aziende di trasporto pubblico.

Dalla riunione al Ministero dei Trasporti è arrivata la disponibilità ad affrontare le situazioni più critiche anche se è stata confermata la soglia della capienza massima all’ottanta per cento.

Questo perché, sottolinea il ministero, i dati dell’ultimo periodo dicono che l’utilizzo da parte degli studenti si attesta a una media del cinquantacinque per cento della capacità consentita.

La scuola è e resta, assieme al lavoro, la priorità del Governo e per la didattica in presenza anche ieri si sono spesi diversi ministri: Teresa Bellanova, Paola De Micheli, la stessa Lucia Azzolina.

“Se l’idea di qualcuno è chiudere le scuole e lasciare tutti a casa – ha detto la ministro dell’Istruzione – la risposta è no”.

E per i presidi, la proposta delle Regioni di dilazionare ulteriormente entrate e uscite “è impossibile”.

“Sono stati affrontati con spirito costruttivo – ha ricordato Bonaccini – temi importanti come quelli relativi ai controlli e all’esigenza del massimo coordinamento tra le istituzioni scolastiche e le aziende di trasporto per garantire flussi di utenza non superiori all’ottanta per cento, così come previsto dalle Linee guida sul trasporto pubblico locale”.

“Accogliamo con favore – ha poi sottolineato il Governatore – l’impegno del Ministero dell’Istruzione per l’attivazione dei tavoli regionali previsti dal piano scuola, strumento fondamentale per coordinare al meglio i servizi di trasporto pubblico locale con gli orari delle istituzioni scolastiche”.

“È auspicabile infine – ha concluso – che si possa arrivare anche a una maggiore differenziazione degli orari dei lavoratori delle aziende pubbliche”.

Insomma, tutti disponibili a trattare a fronte di una situazione sempre più preoccupante. Perché se non è ancora allarme rosso, ma la preoccupazione c’è. Ed è molta.

Il record dei contagi dall’inizio dell’emergenza piombato sul tavolo del governo costringendo il premier Giuseppe Conte e i ministri a prendere in seria considerazione la possibilità di un’ulteriore stretta, che prevederebbe inevitabilmente zone rosse localizzate ma anche lockdown settoriali e a tempo, sulla scia di quel che già sta avvenendo in altri Paesi europei.

L’obiettivo primario è però quello di resistere almeno un paio di settimane e attendere gli effetti del Dpcm entrato in vigore ieri, considerata anche la possibilità che il decreto assegna alle Regioni di poter introdurre autonomamente misure più restrittive di quelle indicate a livello nazionale.

Nei ministeri e sul tavolo del Cts si comincia però a fare i conti con la possibilità che a questo punto nessuna misura può essere esclusa.

“Nessun allarme, nessun terrore, ma è evidente che l’aumento dei contagi ci preoccupa, il virus corre veloce” dice il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia sottolineando però che “le reti sanitarie territoriali” stanno tenendo.

Lo stesso presidente del Consiglio, per la prima volta da settimane, a domanda specifica non esclude esplicitamente il provvedimento più drastico, il lockdown – anche se si farà di tutto per non arrivarci.

Se la curva continua a salire a questo ritmo, nel giro di meno di una settimana sarà superato il muro dei diecimila casi al giorno.

“Oggi ci sono numeri seri, prima c’erano dei cluster che si isolavano, ora la diffusione è più diffusa” ha affermato il leader del Pd Nicola Zingaretti ribadendo l’invito ai cittadini già fatto da Conte: “dobbiamo stare attenti, ammettere che il vero rischio è tra gli amici e in famiglia e rispettare le regole di base”.

Nei prossimi giorni ci saranno una serie di incontri, a partire dalla Conferenza Stato-Regioni di oggi che farà una prima analisi dei numeri, come conferma Boccia.

E domani arriverà il nuovo monitoraggio del ministero della Salute.

Se l’Rt a livello nazionale dovesse superare l’1.25 si entrerebbe nel terzo scenario ipotizzato dallo studio dell’Iss, che prevede interventi chiari: zone rosse con lockdown temporanei, interruzione di attività sociali e culturali a maggior rischio di assembramento, la possibilità di interrompere alcune attività produttive, possibili restrizioni alla mobilità interregionale, lezioni scaglionate e potenziamento della Dad.

Scenari che il Governo, per il momento, non vuole prendere in considerazione.

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