Aprite le porte o i cittadini scoppiano - QdS

Aprite le porte o i cittadini scoppiano

Carlo Alberto Tregua

Aprite le porte o i cittadini scoppiano

sabato 21 Marzo 2020 - 00:00

Non sappiamo per quanto tempo il Governo riuscirà a tenere chiusi nelle proprie case i cittadini italiani. La totale chiusura della Lombardia e delle quattordici province che la contornano è assolutamente necessaria. Per mantenere la chiusura della cinta, il Governo dovrà fare ricorso a mezzi eccezionali, cui noi non vogliamo pensare.
Ma nel resto del Paese questa forzata e totale clausura non sembra giustificata, per quanto una certa parte della classe medica la consigli. Immaginatevi famiglie di quattro o cinque persone costrette a stare in ambienti di cinquanta o sessanta metri quadrati. Il danno psicofisico che si reca a quegli abitanti è enorme anche di fronte al pericolo non sempre probabile e spesso remoto di un contagio.
In ogni caso, il popolo italiano è fatto in maggioranza da persone estroverse ed esuberanti che hanno grossa difficoltà a sovvertire le loro abitudini comunicative che li portano a muoversi fuori dai loro ambienti.
Però, vi è un’altra parte degli scienziati che non è così drastica, ma che non viene ascoltata, chissà perché.

In questo periodo così buio, vi sono milioni e milioni di italiani che stanno reggendo il Paese lavorando, e sulle loro spalle si reggono decine di milioni di altri italiani costretti a stare chiusi fra quattro mura.
Quelli che reggono il Paese sono in primo luogo gli operatori sanitari, dai medici agli infermieri e coloro che intervengono d’urgenza con le ambulanze. Su tutti costoro è caduto il grande onere di affrontare un’epidemia che si somma alle normali malattie, le quali non si sono per nulla fermate in questo periodo. Cosicché l’impegno di tutte le strutture sanitarie si è raddoppiato o triplicato, aumentando il contagio di coloro che stanno vicino ai malati.
Lo ribadiamo ancora una volta: se Conte e compagni avessero recintato la Lombardia e province circostanti per tempo, il virus non si sarebbe propagato per il Paese e non saremmo andati incontro a questa clausura forzata che sta creando enormi disagi.
Certo la Bestia è estremamente pericolosa, più perché non si conosce che per la sua effettiva aggressività. Infatti altri virus ‘fratelli’, che invece si conoscono, vengono fronteggiati con sicurezza e vinti.
Il Governo si trova ora di fronte ad un gravissimo dilemma: far continuare questa disastrosa clausura oltre il 25 marzo, oppure allentarla, consentendo la riapertura parziale delle attività economiche e produttive fra cui negozi, bar e ristoranti, in modo da consentire una parziale ripresa della vita normale. Via via che passa il tempo, via via che il nostro sistema immunitario conosce il nemico, le probabilità di contagio diminuiscono.
Tutti parlano di picco, ma non distinguono con chiarezza nella comunicazione ciò che continua ad avvenire, in modo grave, per esempio nelle province di Bergamo e Brescia da ciò che avviene, con un altro esempio, nelle province di Cosenza o di Trapani.
Le situazioni sono totalmente diverse, per cui diversi dovrebbero essere i rimedi e i divieti. Come sempre è un errore madornale fare di tutta l’erba un fascio. Chi ha coraggio e senso di responsabilità deve separare il grano dalla gramigna. Tenerli assieme non consente di capire la situazione e quindi vi può essere sproporzione nella misura dei provvedimenti.

Abbiamo la sensazione che, se il Governo non prende provvedimenti differenziati in relazione alle diverse situazioni delle diverse parti del Paese e continua a mantenere questo blocco totale, si produrrà una reazione nella popolazione che poi sarà difficilmente controllabile.
Qualcuno continua a dire in modo indiscriminato: state a casa. Ma se tutti stessero a casa il Paese crollerebbe, i delinquenti circolerebbero con i poliziotti rinchiusi, la filiera alimentare si bloccherebbe del tutto e tutti morirebbero di fame. Per fortuna, ripetiamo, non è così perché vi sono milioni e milioni di italiani che stanno lavorando regolarmente, sostenendo questa gravissima situazione.
Fra questi, ci siamo anche noi, i comunicatori, noi che produciamo ogni giorno giornali e periodici, che mandiamo in onda servizi radio-televisivi e messaggi nei social media.
Noi siamo qui in prima linea, non arretriamo di un centimetro, non stiamo chiusi nelle case e chiediamo ad alta voce che il Governo abbia il coraggio di prendere quei provvedimenti indispensabili per sbloccare la clausura generalizzata e agisca con buonsenso ed equilibrio.
Peggio del virus c’è la fame nera!

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