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Coronavirus, in Italia raggiunti i trentacinquemila morti

redazione web

Coronavirus, in Italia raggiunti i trentacinquemila morti

venerdì 17 Luglio 2020 - 07:00
Coronavirus, in Italia raggiunti i trentacinquemila morti

In nove casi su dieci il covid-19 causa diretta. Il disastro Lombardia. I dati di Istat e Istituto superiore della Sanità. Nel ventotto per cento dei casi le vittime non avevano altre malattie. Altri tre Paesi nella lista nera. Appello per vaccino e virus a volontari



I morti ufficiali da coronavirus in Italia superano i 35 mila, cifra inimmaginabile a inizio epidemia, e Istat e Istituto superiore di sanità (Iss) attestano per la prima volta quanti sono stati stroncati dal Covid come causa diretta: l’89%.

Ovviamente nella stragrande maggioranza in Lombardia, regione in cui la magistratura ha aperto anche diverse inchieste sulla disastrosa gestione dell’emergenza da parte della Giunta regionale guidata dal leghista Attilio Fontana.

In una giornata in cui contagiati e vittime tornano a salire – 230 nuovi positivi e 20 morti -, ecco i risultati dello studio su quasi cinquemila schede di decesso di soggetti positivi.

Ma di coronavirus si può morire anche senza concause: il 28,2% dei pazienti non ne aveva.

Istat e Iss hanno detto una parola definitiva su una questione annosa, la distinzione tra decessi per coronavirus e con coronavirus. Uno studio sulla mortalità indica che nove su dieci, ricoverati tra febbraio e maggio, sottoposti a tampone, sono stati vittime del covid-19. Nel restante 11% dei casi il decesso è dovuto a malattie cardiovascolari (4,6%), tumori (2,4%), malattie del sistema respiratorio (1%), diabete (0,6%), demenze e malattie dell’apparato digerente (0,6% e 0,5%).

E la pandemia non è finita: il ministro della Salute Roberto Speranza ha infatti aggiunto Serbia, Montenegro e Kosovo alla lista dei Paesi a rischio.

“Chi è stato negli ultimi 14 giorni in questi territori ha il divieto di ingresso e transito in Italia – ha detto Speranza -. Nel mondo l’epidemia è nella fase più dura. Serve la massima prudenza per difendere i progressi che abbiamo fatto finora”.

Una espressione ricorrente del periodo è “casi d’importazione”, come quelli dei bengalesi nel Lazio e degli altri migranti sbarcati soprattutto in Sicilia e Calabria. E poi ci sono i casi dei turisti arrivati dagli Stati Uniti d’America, il Paese al mondo con il maggior numero di contagiati e di morti, e, sul fronte interno, il caso dei turisti lombardi.

I focolai locali degli ultimi tempi sono dovuti insomma in gran parte a casi d’importazione o a contagi in aziende, come quelle della logistica e alimentari in Emilia Romagna.

Un altro fronte da tenere d’occhio è quello dei centri estivi per bambini, dopo diversi casi negli ultimi giorni e in vista della riapertura delle scuole.

Il commissario Domenico Arcuri è fiducioso che “per il dieci agosto, come si fa in emergenza e in un Paese normale, i test sierologici siano disponibili” per il personale scolastico.

Una gara pubblica europea accelerata è stata bandita a inizio settimana per due milioni di test.

Gli ultimi dati italiani indicano una risalita di contagi e decessi, questi ultimi ormai a quota 35.017, ma buone notizie arrivano dalla Lombardia, di nuovo ben al di sotto del 50% del totale dei nuovi casi a livello nazionale.

Ma nella regione a trazione leghista i positivi restano comunque ottanta a fronte dei 46 in Emilia Romagna, 29 in Veneto, 17 in Sicilia e 12 in Toscana.

Le altre regioni hanno incrementi a una cifra, tranne Umbria, Valle d’Aosta, Molise, Basilicata e Provincia di Trento che non registrano alcun nuovo caso.

Esperti per test vaccino con virus a volontari

Più di cento noti scienziati internazionali, tra cui quindici premi Nobel, sono scesi in campo con un proposta sulle sperimentazioni tesa a velocizzare la messa a punto di un vaccino anti covid-19 e in una lettera hanno chiesto al governo americano di autorizzare i cosiddetti “human challenge trial”.

Si tratta di test nei quali volontari sani vengono infettati con il virus per il quale si sta studiando la nuova immunizzazione, in questo caso il SarsCov2.

Nella letta aperta al direttore dei national Institutes of Health (Nih) Francis Collins, gli scienziati – tra cui figura il direttore del programma per la ricerca del vaccino anti covid-19 di Oxford – sostengono che queste sperimentazioni sono efficaci, in quanto danno rapidamente una risposta sulla capacità del vaccino di prevenire la malattia.

Secondo questa procedura i volontari ricevono prima una dose del vaccino allo studio e poco dopo vengono contagiati con il virus stesso.

Si può così verificare in tempo reale se il candidato vaccino ha fatto scattare l’auspicata immunità al microrganismo patogeno.

La lettera è stata sottoscritta anche da duemila possibili, futuri volontari.

Fra gli autori della lettera aperta ci sono esperti di diverse discipline, come epidemiologi, ricercatori, immunologi, medici, accanto a economisti e filosofi.

Secondo i firmatari “la pandemia in atto va combattuta su vari fronti e contemporaneamente” e a loro avviso “non si può immaginare una ripresa robusta, sia economica che sociale, se non con la scoperta di un vaccino”.

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) era intervenuta sul tema a maggio, pubblicando le linee-guida in cui aveva fissato i criteri chiave per rendere sperimentazioni di questo tipo “eticamente accettabili”.

Poche settimane fa però, membri del gruppo di ricercatori dei Nih che sta lavorando al vaccino anti covid-19, si erano espressi contro questo tipo di test, giudicando inaccettabile l’ipotesi di “una sola morte o di un solo caso di malattia grave”, scatenate da queste sperimentazioni.

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