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Coronavirus, segnali positivi ma troppi contagi e 785 morti

redazione web

Coronavirus, segnali positivi ma troppi contagi e 785 morti

mercoledì 02 Dicembre 2020 - 00:10
Coronavirus, segnali positivi ma troppi contagi e 785 morti

Sono ancora poco meno di ventimila, per l'esattezza 19.350, le persone contagiate in un solo giorno. Il direttore Prevenzione del ministero della Salute Rezza, "Avremo una scia lunga di decessi". Brusaferro, "Non ci sono scorciatoie"



Segnali positivi che si affiancano, ancora, a segnali di forte criticità.

Per questo, la situazione dell’epidemia di coronavirus in Italia appare complessivamente in miglioramento ma è “tutt’altro che tranquilla”.

È questa la lettura che danno gli esperti del trend epidemiologico nel Paese, anche alla luce dei dati giornalieri del contagio che nel bollettino di ieri hanno segnalato 19.350 nuovi casi di coronavirus in 24 ore e un numero di vittime che si mantiene ancora molto alto raggiungendo i 785 decessi in un giorno.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 182.100 tamponi, oltre cinquantamila più di ieri.

In totale i casi finora sono 1.620.901, i morti sono arrivati a 56.361.

Tra le regioni con il maggior numero di tamponi positivi nelle 24 ore, la Lombardia ne fa registrare 4.048 (e sono 249 le vittime giornaliere). Segue il Veneto con 2.535 test positivi, il Lazio con 1.669, la Puglia con 1.659.

In questo quadro ci sono, però, dei segnali di miglioramento, a partire dalla diminuzione della pressione sugli ospedali: sono infatti 3.663 i pazienti in terapia intensiva, in calo di 81 unità rispetto al giorno precedente.

I ricoverati nei reparti ordinari sono ora 32.811, in calo di 376.

In isolamento domiciliare c’è il consueto esercito di persone: ben 743.471 persone, anche se in calo di 8.069 rispetto a ieri.

Gli attualmente positivi sono 779.945 (-8.526), i guariti e dimessi 784.595 (+27.088).

Indici che lasciano ben sperare che si affiancano tuttavia a forti criticità.

Se la percentuale di positività al coronavirus, per esempio, è al 10%, calando quasi del 2% rispetto a ieri, questa diminuzione ancora non basta perché il 10% – ha avvertito il direttore Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, è “una soglia ancora critica”.

E poi c’è il dato delle vittime che continua a preoccupare: “Resta alto il numero dei decessi, 785, ieri erano 672, e questo dato è il meno sensibile alle oscillazioni quotidiane. Avremo una scia lunga”, ha affermato Rezza.

Riferendosi invece ai nuovi casi, ha osservato come “i 19.350 test positivi sono in aumento ma con un numero di tamponi maggiori”.

Insomma, il miglioramento di alcuni parametri che si sta registrando, e che è l’effetto delle misure restrittive in atto, non deve lasciar pensare che un “liberi tutti” possa essere vicino.

Al contrario.

“Rispetto a 1-2 settimane fa – ha infatti chiarito Rezza – abbiamo una situazione in miglioramento ma questo non vuol dire che sia una situazione di tranquillità, tutt’altro, perché trovare oltre 19mila positivi in un giorno vuol dire che siamo ancora su livelli molto elevati. Ricordo che la scorsa settimana l’incidenza era 700 casi per 100mila abitanti, una delle più alte in Ue dopo Svizzera, Austria e Slovenia”.

Abbiamo incidenze “ancora elevate, con un Rt che scende e un numero di test positivi – ha aggiunto – che tende ad abbassarsi ma che è ancora molto elevato”.

Sulla stessa linea il presidente Iss Silvio Brusaferro, secondo il quale il numero di nuovi casi è “ancora molto alto” e per questo non bisogna dimenticare che sono i “comportamenti individuali e collettivi che determinano la probabilità di diffusione del virus”.

“Quindi – ha avvertito – non ci sono scorciatoie, perché noi siamo i protagonisti”.

In questo contesto, la speranza concreta è quella legata ai vaccini, rispetto ai quali i due esperti si sono detti ottimisti ma allo stesso tempo cauti, sottolineando che nessuna deroga sarà fatta ai protocolli per la sicurezza. Al momento, una certezza comunque c’è: quello in arrivo sarà un “Natale Covid, in cui si dovranno evitare il più possibile le aggregazioni, considerando – ha detto Brusaferro – che eventuali ondate pandemiche successive non sono scritte nelle stelle ma nel modo in cui ci comporteremo”.

Ma soprattutto, cosa succederà a breve e in vista delle festività, ha concluso, dipenderà da “come la curva scende e quanto rapidamente scende”.

Un fattore, questo, che peserà in modo decisivo.

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