Lo strano caso Italia, rischio lockdown ma i numeri dicono altro - QdS

Lo strano caso Italia, rischio lockdown ma i numeri dicono altro

Luigi Ansaloni

Lo strano caso Italia, rischio lockdown ma i numeri dicono altro

martedì 16 Febbraio 2021 - 20:21

Chiudere oggi per prevenire guai peggiori domani, perchè le varianti, se circolano, circolano alla velocità della luce. Tutto giusto, ma gli ultimi dati forniti dall'Oms offrono quante spunto di riflessione

Il mondo ha paura delle varianti covid, inglese, brasiliana, sudafricana e chissà cos’altro. Molte nazioni (come la Germania e l’Inghilterra) sono in lockdown, e in Italia da un paio di giorni lo spettro di una nuova chiusura totale è paventata da molti esperti, da Ricciardi e Crisanti e non ultimo Galli, che parla di “reparti pieni di malati con varianti”.

Il premier Draghi ancora non si è pronunciato, anche se certe fonti vicine a lui dicono che non sarebbe del tutto contrario a questa ipotesi, ma in questa pandemia ci hanno insegnato che i numeri non mentono e che ogni decisione deve appunto tener conto dei dati.

E in questo momento, non si capisce perchè l’Italia dovrebbe andare in lockdown con 10.000 casi al giorno quando non ci è andata con quasi 40.000. Come molti esperti, quelli non chiusuristi, hanno sottolineato.

“Il nostro laboratorio sta lavorando sulle varianti” di Sars-CoV-2, “che sono un problema che deve destare attenzione, ma non panico. Siamo contrari che si creino delle psicosi di massa”, ha spiegato il direttore sanitario dell’Inmi Spallanzani di Roma, ospite di RaiNews24.

“A settembre – ha ricordato – la variante spagnola ha determinato un aumento dei contagi nelle fasce giovanili e il messaggio era ai ragazzi di fare attenzione perché potevano essere dei vettori per gli anziani”.

Quanto all’ipotesi di un nuovo lockdown totale, per Vaia “non si tratta di aggravare le misure” anti-Covid, “ma applicare con severità le misure che abbiamo. Un lockdown severo non serve, ma occorrono chiusure chirurgiche”. “Voglio dire un no netto e chiaro all’utilizzo delle varianti come ‘clava politica’. La scienza sia sempre libera da interessi economici e politici”, ha scritto poi Vaia in un post su Facebook.

Qualcuno dirà: chiudere oggi per prevenire guai peggiori domani, perchè le varianti, se circolano, circolano alla velocità della luce. Tutto giusto, ma gli ultimi dati forniti dall’Oms, non esattamente “aperturista”, offrono quante spunto di riflessione.

I NUMERI DEL MONDO

I numero dei nuovi contagi da Covid-19 a livello globale è diminuito per la quinta settimana consecutiva e dall’inizio dell’anno il bilancio settimanale delle infezioni si è quasi dimezzato: lo ha reso noto su Twitter il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

I casi settimanali, ha precisato, sono passati da oltre cinque milioni nel periodo 4-10 gennaio a 2,6 milioni nel periodo 8-14 febbraio.

“Questo dimostra che semplici misure di salute pubblica funzionano contro il #COVID19, anche in presenza delle varianti – ha commentato il numero uno dell’Oms in un tweet successivo -. Ciò che conta adesso è come rispondiamo a questo trend. L’incendio non è domato, ma abbiamo ridotto le sue dimensioni. Se smettiamo di combatterlo su qualsiasi fronte, ritornerà ruggendo”.

Il bilancio dei morti provocati dal coronavirus a livello globale ha superato oggi quota 2,4 milioni: la soglia dei due milioni era stata superata il 15 gennaio scorso.

Secondo i dati della Johns Hopkins University, attualmente i decessi causati dal virus nel mondo sono 2.407.869 su un totale di 109.155.627 persone contagiate.

I NUMERI IN ITALIA

L’indice Rt in Italia è salito a 0.95. La scorsa settimana l’indice Rt era a 0.84. Secondo la bozza del report Iss-ministero -relativo al periodo 1-7 febbraio con dati aggiornati al 10 febbraio- l’indice Rt è superiore a 1 in 7 regioni.

Per la seconda settimana, si evidenziano segnali in controtendenza: rallenta il calo dei nuovi casi e si rischia un nuovo rapido aumento diffuso. Nella mappa dell’epidemia in Italia, Umbria e provincia di Bolzano sono considerate a rischio alto. Sono 10 le regioni a rischio moderato, 9 quelle a rischio basso.

L’incidenza di Covid-19 “a livello nazionale negli ultimi 14 giorni rimane sostanzialmente stazionaria rispetto alla settimana precedente: 269,79 casi per 100.000 abitanti (25/01/2021-07/02/2021) rispetto a 273,01 per 100.000 abitanti (18/01/2021-31/01/2021)” secondo il report..

L’incidenza “è ancora lontana da livelli che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti. Il servizio sanitario ha mostrato i primi segni di criticità quando il valore a livello nazionale ha superato i 50 casi per 100.000 in sette giorni e una criticità di tenuta dei servizi con incidenze elevate.

Nella settimana di monitoraggio, due Regioni hanno una incidenza settimanale sotto i 50 casi per 100.000 abitanti (Sardegna e Valle d’Aosta) mentre l’incidenza supera la soglia di 250 casi per 100.000 abitanti in tre regioni/PA: Provincia Autonoma di Bolzano (770,12 per 100.000 abitanti) Provincia Autonoma di Trento (254,85 per 100.000 abitanti) e Umbria (283,28 per 100.000 abitanti)”.

IN SICILIA

L’Isola in questo momento è la Regione italiana con l’Rt più basso in assoluto. I casi di variante sarebbero circa un centinaio, ma in questo momento i reparti sono tutti fuorchè pieni da casi dal genere. Un primario ha detto che da lui non ce n’è “nemmeno uno”, e l’ultima notizia riguarda Catania, con quattro casi da variante inglese.

Il commissario all’emergenza coronavirus in Sicilia, Renato Costa, qualche giorno fa ha detto che “non c’è assolutamente allarme in questo momento . E comunque queste varianti hanno lo stesso principio di trasmissione: se tutti teniamo la mascherine, le distanze e seguiamo tutte le precauzione, non ci sono problemi”.

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